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Canarie: il Piano Casa 2026-2030 rischia di restare sulla carta senza fondi statali

Il settore delle costruzioni avverte: l’arcipelago avrà bisogno di circa 150.000 abitazioni entro il 2039, ma senza una vera copertura economica il piano rischia di non produrre risultati concreti.

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 4 minuti

Un piano che dipende dai soldi

Il Piano Casa delle Canarie 2026-2030 rischia di trasformarsi nell’ennesimo documento ben scritto, ma privo della forza necessaria per incidere davvero sulla crisi abitativa dell’arcipelago. Il settore delle costruzioni ha lanciato un avvertimento chiaro: senza nuovi Bilanci Generali dello Stato e senza una dotazione finanziaria reale, parlare di nuove abitazioni rischia di rimanere soltanto un esercizio sulla carta.

La questione è stata sollevata da María Salud Gil, rappresentante dell’associazione di categoria delle costruzioni a Las Palmas de Gran Canaria, dopo un incontro con il consigliere regionale alle Opere Pubbliche, Casa e Mobilità del Governo delle Canarie, Pablo Rodríguez, e con la direttrice dell’Istituto Canario della Casa, Pino de León.

Il fabbisogno reale: 150.000 abitazioni

Il dato di partenza è pesante: secondo il settore, le Canarie avranno bisogno di circa 150.000 abitazioni entro il 2039. Una cifra enorme, che dà la misura della distanza tra la domanda reale di casa e la capacità attuale di risposta pubblica e privata.

Il problema centrale, però, resta sempre lo stesso: i soldi.

Gil è stata molto netta nel suo ragionamento. Se il Piano Casa delle Canarie dipende da un piano statale che deve avere una dotazione finanziaria, ma quella dotazione oggi è soltanto “carta”, allora sarà difficile avanzare davvero. In altre parole, senza un impegno economico concreto da parte dello Stato, il piano regionale rischia di nascere già debole.

Una crisi che non riguarda solo i più fragili

Il tema non è secondario. La crisi abitativa nelle Canarie non riguarda più soltanto le fasce più fragili della popolazione. Colpisce giovani, lavoratori, famiglie, persone trasferite per motivi professionali e cittadini che, pur avendo un reddito, non riescono più ad accedere a un alloggio a prezzi sostenibili.

Il mercato immobiliare corre, gli affitti restano elevati e la casa accessibile diventa sempre più difficile da trovare.

La RIC può aiutare, ma non basta

Il Governo delle Canarie ha già introdotto modifiche alla Riserva per gli Investimenti nelle Canarie (RIC), con l’obiettivo di permettere agli imprenditori di destinare parte dei benefici alla costruzione di abitazioni accessibili. Si tratta di una misura importante, almeno nelle intenzioni, perché prova a coinvolgere il capitale privato nella risposta alla crisi della casa.

Tuttavia, secondo il settore delle costruzioni, questa misura da sola non basta. La RIC può essere uno strumento utile, ma deve inserirsi in un meccanismo più ampio. Serve una cornice finanziaria stabile, legata anche al Piano Statale per la Casa. Senza questa base, il rischio è che le modifiche fiscali e gli incentivi restino insufficienti rispetto alla dimensione del problema.

Il nodo della redditività e del credito

Sul tavolo ci sono anche altri ostacoli. Il settore segnala la scarsa redditività della casa protetta, le difficoltà di accesso al credito e la mancanza di interesse da parte della finanza tradizionale verso questo tipo di promozione immobiliare.

Per questo, tra le proposte, si parla anche della possibilità di raggiungere accordi con le banche per offrire crediti più favorevoli, sia ai promotori sia agli acquirenti.

Il suolo municipale resta decisivo

Un altro nodo decisivo è quello del suolo. Gil ha insistito sulla necessità di mobilitare terreno municipale, sottolineando che i comuni potrebbero mettere a disposizione aree disponibili per favorire la costruzione di abitazioni accessibili.

Secondo la rappresentante del settore, non sarebbe necessario attendere l’intero sviluppo del Piano Casa per muoversi in questa direzione, perché il suolo esiste e una parte potrebbe essere attivata già attraverso la collaborazione con l’iniziativa privata.

Privati sì, ma con regole chiare

Anche questo punto apre una questione delicata. Mettere il suolo pubblico o municipale a disposizione della promozione privata può essere una strada utile solo se accompagnata da regole chiare, controlli efficaci e obiettivi sociali verificabili.

Il rischio, altrimenti, è che l’intervento privato venga presentato come soluzione al problema abitativo, ma finisca per produrre risultati limitati o non abbastanza accessibili per chi oggi è realmente escluso dal mercato.

Il rischio dell’ennesimo piano sulla carta

Il quadro, quindi, è chiaro: la diagnosi esiste, il bisogno è evidente e il settore delle costruzioni si dice disponibile a partecipare alla risposta. Ma senza finanziamenti concreti, senza suolo mobilitato, senza credito e senza una strategia pubblica realmente coordinata, il Piano Casa delle Canarie 2026-2030 rischia di restare un documento di buone intenzioni.

La domanda di fondo è semplice: le Canarie hanno davvero un piano per costruire le abitazioni di cui hanno bisogno, oppure hanno soltanto un progetto ben confezionato?

Perché senza soldi, come al solito, non si costruisce nulla.

 

 

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