L’Arcipelago registra un dato molto superiore alla media spagnola e fotografa un disagio diffuso.
✍️ Italiano alle Canarie
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La salute mentale alle Canarie non è più un problema che possa essere relegato ai margini del dibattito pubblico.
I numeri descrivono una realtà critica: nell’Arcipelago risultano registrati 518,1 casi di disturbi mentali e del comportamento ogni mille abitanti, contro una media nazionale, corretta per età, pari a 342,9 casi ogni mille.
Il dato proviene dall’Informe Anual del Sistema Nacional de Salud 2024, pubblicato dal Ministero della Sanità spagnolo il 4 dicembre 2025, ed è basato sulle informazioni contenute nella banca dati clinica dell’assistenza primaria. I valori si riferiscono alle diagnosi registrate nel 2023 e rappresentano, al momento, l’ultimo dato ufficiale e comparabile disponibile per le diverse comunità autonome.
La cifra dei 518 casi ogni mille abitanti non è rimasta confinata nelle pagine del rapporto ministeriale. È stata ripresa dalla stampa canaria, richiamata dagli operatori e dalle organizzazioni del settore ed è arrivata anche nel dibattito istituzionale.
Nell’ottobre del 2024 fu citata nel Parlamento delle Canarie da Casimiro Curbelo, presidente del Cabildo di La Gomera e deputato dell’Agrupación Socialista Gomera, durante un’interrogazione alla quale rispose, per il Governo regionale, la consigliera di Benessere sociale Candelaria Delgado, riconoscendo la gravità e la natura trasversale del problema.
Si tratta quindi di una cifra conosciuta e utilizzata a livello istituzionale, giornalistico e professionale, oltre a essere sostenuta dall’ultimo rapporto ufficiale disponibile del Ministero della Sanità.
La distanza è notevole: alle Canarie si registrano circa 175 casi in più ogni mille abitanti rispetto alla media nazionale corretta per età. In termini percentuali, il dato dell’Arcipelago è superiore di circa il 51%.
Serve però una precisazione fondamentale.
Dire che alle Canarie vengono registrati 518 casi ogni mille abitanti non significa automaticamente che più della metà della popolazione soffra oggi di una grave malattia psichiatrica.
La statistica riguarda un insieme molto ampio di disturbi mentali e del comportamento presenti nelle cartelle cliniche dell’assistenza primaria e comprende condizioni differenti per gravità, durata e conseguenze sulla vita quotidiana.
Dentro questa categoria possono rientrare disturbi d’ansia, depressione, problemi del sonno, dipendenze, disturbi alimentari, deficit cognitivi e numerose altre condizioni diagnosticate dai servizi sanitari.
Non significa dunque che “un canario su due sia gravemente malato”, ma il quadro che emerge non è certamente rassicurante: alle Canarie i problemi legati alla salute mentale vengono registrati con una frequenza nettamente superiore rispetto alla maggior parte delle altre comunità autonome spagnole.
Un’emergenza che viene da lontano
Negli ultimi anni associazioni professionali, rappresentanti sindacali e operatori sanitari hanno segnalato un aumento significativo delle richieste di assistenza psicologica e psichiatrica.
Un rapporto sulla situazione canaria, presentato all’inizio del 2026, parla di una crescita della domanda compresa tra il 25 e il 30% negli ultimi cinque anni, con una particolare diffusione dei disturbi d’ansia e depressivi.
Lo stesso documento stima che circa il 20% della popolazione canaria soffra di un disturbo mentale.
Le due cifre non sono in contraddizione, perché provengono da fonti e criteri differenti. Il 20% è una stima contenuta in un rapporto elaborato da organizzazioni sanitarie e sindacali, mentre il valore di 518,1 per mille deriva dalle diagnosi registrate nella banca dati nazionale dell’assistenza primaria.
La distinzione è necessaria per non sovrapporre numeri che misurano fenomeni diversi. Non può però diventare un alibi per ridimensionare il problema.
Liste d’attesa e disuguaglianze territoriali
Il vero punto critico non riguarda soltanto la diffusione del disagio, ma la capacità del sistema pubblico di intercettarlo e curarlo in tempo.
Secondo le denunce contenute nel rapporto presentato nel 2026, l’attesa per una prima visita specialistica può oscillare tra tre mesi e un anno.
La possibilità di essere assistiti cambia inoltre in base all’isola, al comune e perfino al quartiere di residenza.
Questa disuguaglianza territoriale pesa particolarmente in un arcipelago. Chi vive nelle isole minori incontra maggiori difficoltà nell’accesso agli specialisti e può essere costretto a spostarsi per ricevere cure non disponibili stabilmente sul proprio territorio.
Quando l’assistenza arriva troppo tardi, un disagio inizialmente gestibile rischia di diventare più grave e difficile da trattare.
La mancanza di interventi tempestivi può tradursi in cronicizzazione, ricorso prolungato ai farmaci, assenze dal lavoro, isolamento sociale e maggiore pressione sulle famiglie.
Le Canarie risultano inoltre tra le comunità autonome con il più elevato consumo di ipnosedativi.
Il ricorso ai medicinali non è necessariamente improprio. Diventa però un problema quando rischia di sostituire percorsi psicologici e terapeutici che il sistema pubblico non riesce a offrire in tempi accettabili.
Il peso delle condizioni sociali
La salute mentale non dipende soltanto da fattori individuali o biologici.
Le condizioni economiche, lavorative e abitative possono incidere profondamente sul benessere psicologico.
Alle Canarie, salari bassi, precarietà lavorativa, disoccupazione, aumento del costo della casa e difficoltà ad arrivare alla fine del mese costituiscono una pressione quotidiana per una parte consistente della popolazione.
A questi elementi si aggiungono la solitudine, l’invecchiamento, la fragilità delle reti familiari e le conseguenze lasciate dalla pandemia.
Parlare di salute mentale senza considerare questo contesto significherebbe limitarsi a curare i sintomi, ignorando una parte delle cause che possono favorire o aggravare il disagio.
Non ogni difficoltà sociale si trasforma in una malattia mentale. Sarebbe però altrettanto sbagliato fingere che anni di insicurezza economica, lavorativa e abitativa non producano conseguenze psicologiche.
Non bastano le campagne di sensibilizzazione
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione pubblica nei confronti della salute mentale.
Parlare apertamente del problema, riconoscere i sintomi e combattere lo stigma rappresentano passaggi necessari.
Le campagne di sensibilizzazione, tuttavia, servono a poco quando una persona trova il coraggio di chiedere aiuto e scopre di dover aspettare mesi prima di incontrare uno specialista.
Il dato dei 518 casi ogni mille abitanti non deve essere trasformato in un titolo allarmistico secondo cui metà della popolazione canaria sarebbe gravemente malata.
Deve essere letto come il segnale di una società in cui il disagio è molto diffuso e di un sistema sanitario che fa molta fatica a offrire risposte proporzionate alla domanda.
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Fonti principali:
Informe Anual del Sistema Nacional de Salud 2024
Ministero della Sanità; Base de Datos Clínicos de Atención Primaria
rapporto sulla salute mentale alle Canarie presentato nel 2026

