Il Parlamento torna a studiare un’emergenza che dura da anni. La domanda resta la stessa: dopo le commissioni, arriveranno finalmente misure concrete?
✍️ Italiano alle Canarie
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La Commissione di studio sulla povertà infantile del Parlamento delle Canarie si riunisce oggi, martedì 14 luglio, a partire dalle ore 10, per una nuova sessione di lavoro dedicata a una delle emergenze sociali più gravi e persistenti dell’Arcipelago.
Durante l’incontro intervengono Carmen Laucirica Gabriel, presidente del CERMI Canarias, il Comitato spagnolo dei rappresentanti delle persone con disabilità, e Iratxe Serrano Ávila, educatrice sociale ed ex direttrice generale per l’Infanzia e la Famiglia del Governo delle Canarie.
Le loro testimonianze contribuiranno all’analisi della situazione e alla preparazione delle raccomandazioni che il gruppo di lavoro parlamentare dovrà elaborare.
UNA COMMISSIONE SOSTENUTA DA TUTTI I GRUPPI POLITICI
L’iniziativa è stata promossa congiuntamente da tutti i gruppi rappresentati nel Parlamento regionale.
L’obiettivo dichiarato è studiare le cause della povertà infantile nelle isole, ascoltare esperti e organizzazioni sociali e preparare un documento conclusivo che possa servire da base per le future politiche pubbliche.
Il lavoro dovrebbe approfondire non soltanto le dimensioni del fenomeno, ormai ampiamente conosciute, ma anche gli ostacoli economici, sociali e amministrativi che continuano a mantenere migliaia di famiglie in condizioni di vulnerabilità.
Proprio qui nasce una domanda inevitabile: se i dati, le cause e gran parte delle difficoltà sono noti da anni, quante altre riunioni servono prima di passare concretamente all’azione?
Ascoltare specialisti e associazioni può essere utile, ma non può trasformarsi in un modo per rinviare ancora le decisioni. Servono misure precise, risorse adeguate, scadenze definite e responsabilità politiche verificabili.
LE CANARIE TRA I TERRITORI PIÙ VULNERABILI
La riunione si svolge in un contesto segnato da indicatori sociali ancora particolarmente negativi.
Secondo gli ultimi dati dell’Istituto canario di statistica, l’ISTAC, il 31,2% della popolazione dell’Arcipelago si trova a rischio di povertà o esclusione sociale, una percentuale superiore alla media nazionale spagnola.
Il quadro diventa ancora più preoccupante quando l’analisi si concentra sui bambini e sugli adolescenti.
Gli indicatori AROPE relativi alla fascia di età tra 0 e 17 anni continuano a collocare le Canarie tra le comunità autonome spagnole con i livelli più elevati di vulnerabilità.
AROPE è l’indicatore europeo che misura il rischio di povertà o esclusione sociale prendendo in considerazione tre condizioni: reddito insufficiente, grave deprivazione materiale e sociale e bassa intensità lavorativa all’interno della famiglia.
Durante le prime audizioni è emerso che circa quattro minori canari su dieci si trovano in questa condizione.
Non si tratta quindi di una difficoltà marginale o circoscritta, ma di un fenomeno strutturale che coinvolge una parte molto ampia dell’infanzia residente nelle isole.
CASA, LAVORO PRECARIO E AIUTI DIFFICILI DA OTTENERE
Tra i principali fattori che alimentano la povertà infantile figurano il costo della casa, la precarietà lavorativa dei genitori e le difficoltà incontrate dalle famiglie nell’accesso a determinate prestazioni pubbliche.
La condizione dei minori non può essere separata da quella economica e sociale degli adulti con cui vivono.
Salari bassi, contratti instabili, affitti sempre più elevati e procedure amministrative complesse possono ridurre le possibilità di accedere a un’alimentazione adeguata, all’istruzione, alle cure sanitarie, alle attività sportive e alla partecipazione sociale.
La povertà infantile non significa soltanto mancanza di denaro. Significa partire da una posizione di svantaggio che può condizionare il percorso scolastico, la salute, le relazioni e le opportunità future.
DOVE FINISCE LA RICCHEZZA PRODOTTA?
Le Canarie restano tra le comunità autonome spagnole con i dati più preoccupanti sulla povertà infantile.
Una realtà ancora più difficile da accettare quando viene confrontata con i continui annunci sulla crescita economica, sull’aumento del PIL e sui record del turismo.
La crescita del prodotto interno lordo, da sola, non garantisce una riduzione della povertà. Dimostra che l’economia genera maggiore valore, ma non spiega come questo venga distribuito, quali famiglie ne beneficino realmente e quanta parte raggiunga salari, servizi pubblici e politiche sociali.
Quando circa quattro bambini e adolescenti su dieci vivono a rischio di povertà o esclusione sociale, la domanda diventa inevitabile: dove finisce tutta la ricchezza che le Canarie producono e che viene continuamente sbandierata attraverso un PIL che sembra andare al galoppo?
Le commissioni possono aiutare a comprendere e affrontare meglio una realtà complessa. Dopo anni di dati negativi, però, non basta continuare a studiarla: occorre finalmente imprimere una svolta e cominciare a ridurla con interventi concreti.

