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Circondati dall’oceano, costretti a cercare una piscina

Alle Canarie la contaminazione delle acque e le ripetute chiusure di alcune spiagge stanno modificando le abitudini dei residenti. Il paradosso è evidente: vivere su un’isola e arrivare a considerare una piscina più affidabile del mare.

✍️ Italiano alle Canarie

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Qualche giorno fa Canarias Ahora – elDiario ha pubblicato un articolo dal titolo: «Vivere su un’isola e non poter godere del mare: la contaminazione delle spiagge spinge i canari verso le piscine».

Un titolo forte, quasi paradossale, che racconta però una realtà sempre più difficile da ignorare. Vivere in un arcipelago dovrebbe significare poter godere del mare come di uno spazio naturale, pubblico e gratuito. Alle Canarie, invece, scegliere una spiaggia non è più sempre un gesto spontaneo.

La conseguenza è quasi surreale: mentre l’oceano circonda le isole, alcune famiglie preferiscono frequentare piscine private o valutano perfino di installarne una in casa. Non soltanto per comodità, ma per avere la sensazione di potersi bagnare in un’acqua controllata e sicura.

La piscina diventa così il simbolo di una contraddizione più ampia. Il mare resta davanti agli occhi, ma in alcune zone non viene più percepito con la stessa fiducia di un tempo.

NON UN CASO ISOLATO

Uno degli episodi più recenti ha interessato la spiaggia Leocadio Machado, a El Médano, nel sud di Tenerife. Il bagno è stato vietato dopo il rilevamento di 800 unità formanti colonie di Escherichia coli ogni 100 millilitri d’acqua.

Il valore superava nettamente i parametri europei. Per essere classificata come eccellente, un’acqua costiera non dovrebbe oltrepassare le 250 unità per 100 millilitri. Il campione superava anche la soglia di 500 prevista per una qualità considerata almeno sufficiente.

La spiaggia è stata riaperta dopo pochi giorni, mentre l’amministrazione locale ha dichiarato di non conoscere l’origine precisa della contaminazione.

Il problema non riguarda soltanto El Médano. Playa Jardín, a Puerto de la Cruz, è rimasta chiusa per quasi un anno a causa della presenza di batteri fecali. Il caso è finito anche davanti alla giustizia, che sta esaminando possibili responsabilità per reati ambientali.

A Lanzarote, la principale spiaggia di Arrecife è rimasta vietata alla balneazione per circa sei mesi. Un’altra chiusura ha interessato Playa Blanca, importante località turistica nel sud dell’isola.

A Gran Canaria, El Confital convive da anni con episodi ricorrenti di contaminazione e divieti temporanei. Altri problemi ambientali hanno provocato la chiusura di numerose spiagge nel litorale di Telde.

Questo non significa che tutto il mare delle Canarie sia contaminato. La qualità delle acque varia tra isole, comuni e singoli tratti di costa. Gli episodi sono però abbastanza numerosi e ripetuti da non poter essere liquidati come semplici incidenti occasionali.

403 PUNTI DI SCARICO VERSO IL MARE

Il problema nasce soprattutto sulla terraferma, nelle reti fognarie insufficienti, negli impianti di depurazione inadeguati e in una crescita urbana e turistica che non è stata accompagnata da infrastrutture proporzionate.

L’aggiornamento del censimento del Governo delle Canarie registra 403 punti di scarico da terra verso il mare. Tenerife ne concentra 180, circa il 45% del totale, mentre Gran Canaria ne raccoglie 115, pari a poco meno del 29%. Insieme, le due isole rappresentano circa il 73% dei punti censiti nell’Arcipelago.

Dei 403 punti identificati, 361 risultavano attivi. Il Governo regionale indicava 112 autorizzazioni vigenti e 75 procedimenti di autorizzazione ancora in corso. Altri 216 punti risultavano privi di autorizzazione e senza una pratica già avviata.

Una successiva elaborazione contenuta nel rapporto SOS Costas Canarias ha adottato un criterio più severo, considerando privi di autorizzazione vigente anche i 75 casi ancora in fase di procedura. Secondo questa lettura, 291 punti su 403, il 72%, non disponevano ancora di un permesso definitivo.

Parlare indistintamente di 291 “scarichi illegali attivi” sarebbe però impreciso. Il censimento comprende punti con condizioni amministrative e operative differenti. Il dato resta comunque preoccupante: soltanto 112 dei 403 punti censiti disponevano di un’autorizzazione pienamente vigente.

«SI BAGNANO NELLA MERDA»

La gravità del problema è arrivata anche nel Parlamento delle Canarie.

Il 28 aprile 2026 la deputata regionale socialista Alicia Vanoostende, intervenendo durante un dibattito sulla gestione ambientale, denunciò che in alcuni punti dell’Arcipelago i cittadini continuavano a bagnarsi «nella merda, letteralmente».

La frase, volutamente brutale, fu pronunciata da una rappresentante dell’opposizione e non può essere interpretata come una descrizione dell’intero litorale canario. Riassume però il livello raggiunto dalla preoccupazione pubblica e dallo scontro politico sulla gestione degli scarichi.

Il consigliere regionale alla Transizione ecologica, Mariano Hernández Zapata, replicò ricordando che il Partito socialista aveva governato le Canarie nella legislatura precedente.

La risposta mette in luce un aspetto difficilmente contestabile: il problema non nasce con un singolo governo e non può essere attribuito esclusivamente all’attuale maggioranza. Si tratta di una carenza strutturale accumulata nel corso degli anni, tra ritardi amministrativi, insufficienze nella depurazione e competenze distribuite tra Governo regionale, Cabildi e Comuni.

UNA QUESTIONE DI SALUTE PUBBLICA

La contaminazione fecale non rappresenta soltanto un danno ambientale o un rischio per l’immagine turistica. È innanzitutto un problema sanitario.

Escherichia coli ed Enterococchi intestinali sono i principali indicatori analizzati, ma nelle acque reflue possono essere presenti anche altri microrganismi capaci di provocare disturbi gastrointestinali, febbre, vomito, infezioni cutanee e problemi respiratori.

Esiste inoltre un intervallo tra il prelievo dei campioni, l’arrivo dei risultati e l’eventuale chiusura della spiaggia. In quelle ore o in quei giorni molte persone possono essersi bagnate senza conoscere il rischio.

Servono controlli più rapidi, avvisi immediati, investimenti nelle infrastrutture e informazioni chiare sulle cause delle contaminazioni.

La piscina non è il problema, ma diventa il simbolo di un fallimento quando viene preferita non per piacere, ma perché considerata più sicura dell’oceano.

Il vero paradosso non è che qualcuno scelga una piscina invece del mare, ma che in un arcipelago costruito economicamente e simbolicamente sull’oceano, una parte della popolazione abbia iniziato a considerare più affidabile l’acqua artificiale di quella che la circonda.

FONTI

– Canarias Ahora – elDiario.es, «Vivir en una isla y no poder disfrutar del mar: la contaminación de las playas empuja a los canarios a las piscinas».

– Governo delle Canarie, aggiornamento 2025 del Censimento degli scarichi da terra verso il mare.

– Rapporto SOS Costas Canarias, Fundación Canarina e Observatorio de la Sostenibilidad.

– Parlamento delle Canarie, intervento della deputata socialista Alicia Vanoostende del 28 aprile 2026.

– Direttiva europea 2006/7/CE sulla gestione della qualità delle acque di balneazione.

 

 

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