Bruxelles apre ai limiti sulle seconde case. Le Canarie potrebbero rientrare tra le aree interessate.
✍️ Italiano alle Canarie
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Qualcosa comincia finalmente a muoversi sul fronte della casa. La Commissione Europea ha presentato una bozza che apre alla possibilità di limitare l’acquisto o l’utilizzo delle seconde residenze nelle aree dove l’accesso all’abitazione è diventato particolarmente difficile.
Il tema non riguarda soltanto le Canarie. In diverse aree d’Europa l’aumento dei prezzi immobiliari, la scarsità dell’offerta disponibile e la crescita delle abitazioni non destinate a residenza abituale stanno contribuendo a rendere sempre più complicato trovare una casa a condizioni economicamente sostenibili.
La proposta europea tenta quindi di introdurre strumenti che consentano alle amministrazioni di intervenire nei territori dove la pressione sul mercato immobiliare abbia raggiunto livelli particolarmente elevati.
COSA PREVEDE LA PROPOSTA
La bozza europea non introduce limitazioni basate sulla nazionalità dell’acquirente. Il principio seguito è differente e riguarda principalmente l’utilizzo dell’immobile.
Le amministrazioni potrebbero intervenire sull’acquisto o sull’utilizzo delle abitazioni che non vengono destinate a residenza abituale, ma soltanto nei territori nei quali sia possibile dimostrare una situazione di forte pressione abitativa.
La distinzione è importante, soprattutto nel caso delle Canarie, dove negli ultimi anni il dibattito si è concentrato spesso sull’acquisto di immobili da parte di cittadini stranieri non residenti.
La proposta europea, almeno nella formulazione attuale, non distingue infatti tra cittadini nazionali e stranieri, ma tra abitazioni utilizzate come residenza principale e immobili destinati ad altri utilizzi.
SERVIRANNO DATI PRECISI
La possibilità di introdurre delle limitazioni non sarebbe automatica.
Non basterebbe dichiarare genericamente l’esistenza di un’emergenza casa. Le amministrazioni interessate dovrebbero dimostrare il rispetto di una serie di condizioni precise attraverso dati oggettivi, trasparenti e verificabili.
Uno dei parametri principali riguarda il rapporto tra il prezzo delle abitazioni e il reddito della popolazione residente.
Secondo la bozza, il prezzo medio di una casa dovrebbe essere pari ad almeno otto volte il reddito disponibile mediano delle persone che vivono nella zona interessata.
Questo rapporto dovrebbe inoltre essere aumentato nei dieci anni precedenti e le prospettive relative ai tre anni successivi non dovrebbero indicare un miglioramento significativo.
La valutazione dovrebbe tenere conto anche dell’evoluzione della popolazione, della disponibilità di nuove abitazioni e dell’andamento complessivo della domanda e dell’offerta.
NON BASTERÀ IL PREZZO DELLE CASE
Esiste però un ulteriore requisito.
Prima di intervenire sulle seconde residenze, le amministrazioni dovrebbero riuscire a dimostrare che l’acquisto o l’utilizzo di immobili non destinati a residenza abituale abbia effettivamente contribuito, nei tre anni precedenti, a ridurre la disponibilità delle case oppure a peggiorare la loro accessibilità economica.
La presenza di prezzi elevati, quindi, non sarebbe sufficiente da sola.
Servirebbe dimostrare anche una relazione concreta tra il fenomeno delle seconde case e le difficoltà di accesso all’abitazione da parte della popolazione residente.
LE CANARIE POTREBBERO RIENTRARE NEI PARAMETRI
Secondo il Governo delle Canarie, una parte molto ampia dell’Arcipelago potrebbe soddisfare i criteri previsti dalla futura normativa europea.
La situazione, naturalmente, non è identica in tutti i territori. Alcuni comuni presentano una pressione immobiliare molto superiore rispetto ad altri, soprattutto nelle zone turistiche e nelle aree caratterizzate da una maggiore domanda di abitazioni.
L’eventuale applicazione delle restrizioni dovrebbe quindi essere valutata territorio per territorio sulla base dei dati disponibili.
Le misure dovrebbero inoltre essere proporzionate alla situazione concreta, limitate esclusivamente alle aree interessate, rese pubbliche prima dell’entrata in vigore e sottoposte a revisione almeno ogni cinque anni.
PER ORA È SOLO UNA BOZZA
La misura non è ancora operativa.
Il testo dovrà completare il proprio iter europeo, essere definito nei dettagli e soprattutto chiarire quali margini di intervento verranno effettivamente concessi alle amministrazioni nazionali, regionali e locali.
Restano quindi ancora diversi aspetti da definire prima che eventuali limitazioni possano diventare realtà.
La novità resta comunque significativa: a livello europeo prende forma in maniera più concreta la possibilità di intervenire sulle seconde residenze nei territori dove la pressione immobiliare viene considerata strutturale e dove l’accesso alla casa è diventato sempre più difficile per chi vi risiede stabilmente.

