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Stipendi bassi e affitti alti: alle Canarie anche il posto pubblico può non convenire

Un amministrativo può guadagnare 1.300-1.400 euro al mese e pagarne 800-900 di affitto. Anche nel pubblico impiego emerge la contraddizione delle Canarie: redditi contenuti e costo della vita elevato.

✍️ Italiano alle Canarie

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Anche un posto nella pubblica amministrazione, tradizionalmente considerato sinonimo di stabilità, può diventare poco conveniente quando bisogna trasferirsi alle Canarie.

Questo il quadro che emerge dalle denunce dei sindacati, soprattutto per le qualifiche con le retribuzioni più basse e per chi arriva dalla Penisola: il posto è stabile, lo stipendio è garantito, ma una volta fatti i conti con affitto, spesa e costi legati alla condizione insulare, il trasferimento può perdere buona parte della sua attrattiva.

QUANDO L’AFFITTO ASSORBE GRAN PARTE DELLO STIPENDIO

Javier Cruz, presidente provinciale della Central Sindical Independiente y de Funcionarios (CSIF) a Las Palmas, ha fatto l’esempio di un impiegato amministrativo che può percepire 1.300 – 1.400 euro al mese.

Dall’altra parte ci sono affitti da 800 o 900 euro, con casi nei quali vengono richiesti anche 1.200 euro mensili per appartamenti di dimensioni non particolarmente grandi.

Non significa naturalmente che tutti i dipendenti pubblici alle Canarie guadagnino 1.300 euro, infatti le retribuzioni cambiano in base a categoria, anzianità e amministrazione.

L’esempio serve però a mettere in evidenza un problema molto concreto: per alcune qualifiche, soprattutto quelle con gli stipendi più bassi, il costo della casa può assorbire una quota enorme del reddito disponibile.

Qui che emerge ancora una volta una delle contraddizioni economiche più evidenti dell’Arcipelago: redditi contenuti e prezzi che, in alcuni settori fondamentali, hanno ormai raggiunto livelli difficili da sostenere.

POSTI VINTI, MA POI RIFIUTATI

Secondo i sindacati, la situazione comincia ad avere conseguenze che vanno oltre il bilancio personale dei lavoratori.

Esistono già casi di persone che hanno superato un concorso pubblico ma che successivamente non prendono possesso della propria piazza alle Canarie, perché trasferirsi nelle Isole non risulta economicamente conveniente.

UGT segnala inoltre difficoltà nella copertura di alcuni posti in servizi come Seguridad Social e SEPE, sostenendo che la minore attrattività delle destinazioni canarie contribuisce alla rotazione del personale e alla mancata copertura delle vacanze.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto chi deve trasferirsi.

Se un territorio fatica ad attirare e trattenere personale pubblico, le conseguenze possono ricadere anche sui cittadini attraverso uffici meno dotati, maggiore rotazione e tempi più lunghi nei servizi.

L’INDENNITÀ DI RESIDENZA TORNA AL CENTRO DEL DIBATTITO

Per questo i sindacati chiedono allo Stato di aggiornare l’indennità di residenza, pensata originariamente per compensare le difficoltà derivanti dal lavorare in territori geograficamente distanti o insulari.

La questione è tornata d’attualità dopo la decisione del Governo centrale di rivedere le condizioni previste per le Baleari, mentre le Canarie sono rimaste finora fuori dall’intervento.

Le differenze attuali sono notevoli.

Secondo i dati riportati da UGT, un funzionario del gruppo A1 destinato a Gran Canaria o Tenerife riceve circa 206 euro lordi mensili. Nelle isole minori l’importo arriva a circa 669 euro, mentre a Ceuta e Melilla può raggiungere 1.059 euro al mese.

CSIF chiede che anche le Canarie possano avvicinarsi ai livelli riconosciuti nelle due città autonome, mentre Comisiones Obreras sottolinea la necessità di considerare non soltanto l’insularità, ma anche la particolare condizione ultraperiferica dell’Arcipelago.

LA SOLITA CONTRADDIZIONE CANARIA: REDDITI E COSTO DELLA VITA

Ridurre tutto al prezzo degli affitti sarebbe però semplicistico.

Gli stessi sindacati ricordano che pesano anche il carrello della spesa, la distanza dalla Penisola e la necessità di dipendere da aerei e navi per gli spostamenti fuori dalle Isole.

La casa rimane comunque il simbolo più immediato del problema.

Quando un lavoratore che percepisce 1.300 euro si trova davanti un affitto da 800 o 900 euro, non serve un’analisi economica particolarmente sofisticata per capire quanto poco rimanga per tutto il resto.

Questa è la stessa questione che emerge ormai in molti altri settori dell’economia canaria: il problema non è soltanto quanto aumentano i prezzi, ma quanto quei prezzi pesano rispetto ai redditi disponibili.

Ora la partita si sposta sulla trattativa prevista durante il mese di settembre, qui vedrà se il Governo centrale includerà anche le Canarie nella revisione dell’indennità di residenza.

La questione, però, va oltre qualche centinaio di euro in più o in meno in busta paga.

Se persino un posto pubblico può diventare poco interessante perché lo stipendio non riesce più a reggere il costo della casa e della vita quotidiana, significa che il problema riguarda ormai la sostenibilità economica del vivere e lavorare nelle Isole.

 

 

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