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Immigrazione in Spagna – il bilancio del 2025.

Meno arrivi, una soluzione per i minori non accompagnati e l’aumento dei messaggi d’odio

✍️ Italiano alle Canarie

Il 2025 passerà alla storia come l’anno in cui la Spagna ha introdotto nel Bollettino Ufficiale dello Stato (BOE) una soluzione normativa per i bambini e gli adolescenti che migrano da soli. L’attuazione della riforma, tuttavia, è stata accompagnata da un acceso scontro politico e da un prolungato braccio di ferro tra il Governo centrale e diverse comunità autonome.

La gestione dell’immigrazione ha occupato una parte rilevante del dibattito pubblico per l’intero anno. Vox ha continuato a farne uno dei pilastri della propria agenda politica, mentre il Partito Popolare ha irrigidito in modo significativo toni e proposte sul tema, contribuendo a una crescente polarizzazione.

Il 2025 è stato anche l’anno del richiamo del Tribunale Supremo al Governo sulla tutela dei minori richiedenti asilo, ma anche quello segnato dai disordini a sfondo razzista di Torre Pacheco (Murcia). L’anno si è inoltre chiuso con lo sgombero, senza soluzioni alternative, di 400 persone che occupavano un edificio a Badalona (Barcellona).

Ricollocazioni per decreto

Il 18 marzo, dopo mesi di negoziati, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge che ha modificato la normativa sull’immigrazione, introducendo per la prima volta in Spagna un sistema obbligatorio di distribuzione dei minori migranti tra tutte le comunità autonome.

L’obiettivo era alleggerire la pressione sui territori maggiormente colpiti, in particolare le Canarie, che a inizio anno accoglievano 5.566 minori. Il meccanismo prevedeva la ricollocazione di circa 3.000 bambini e adolescenti dalle Canarie, da Ceuta e da Melilla verso altri territori, sulla base di criteri quali la popolazione e il reddito pro capite.

Il modello ha incontrato l’opposizione della maggior parte delle comunità autonome, quasi tutte governate dal Partito Popolare, oltre a Castiglia-La Mancia. Undici regioni hanno presentato ricorso al Tribunale Costituzionale e alcune, tra cui Aragona, Comunità Valenciana, Baleari e Andalusia, hanno impugnato anche singole decisioni davanti al Tribunale Supremo.

La tensione ha raggiunto il suo apice il 17 luglio, quando le comunità guidate dal PP hanno disertato una Conferenza Settoriale convocata dal Ministero dell’Infanzia. Nonostante ciò, il sistema è entrato in funzione a fine agosto e ha consentito il trasferimento di almeno 342 giovani: 166 da Ceuta, 155 dalle Canarie e 21 da Melilla.

Il richiamo del Tribunale Supremo

Sempre a marzo, il Tribunale Supremo ha ordinato al Governo centrale di accogliere con risorse proprie tutti i minori migranti non accompagnati richiedenti asilo presenti nelle strutture delle Canarie.

Dopo due ulteriori richiami, il 21 novembre l’Esecutivo ha dichiarato completato l’adempimento, accogliendo circa 700 bambini e adolescenti, in gran parte provenienti dal Mali, fuggiti da conflitti armati, fame e crisi climatica.

Negli ultimi mesi dell’anno, un ulteriore intervento del Supremo ha riguardato i minori presenti nella Comunità di Madrid. Per darvi seguito, il Governo ha annunciato l’utilizzo di posti nel centro per rifugiati di Pozuelo de Alarcón (Madrid), la cui chiusura per mancanza di licenza, disposta dal Comune, è stata impugnata dal Ministero competente.

Calano gli arrivi irregolari

Gli ingressi irregolari rappresentano una quota minoritaria della migrazione complessiva in Spagna: secondo le principali fonti istituzionali, oltre il 90% dei cittadini stranieri entra nel Paese attraverso canali regolari. Nonostante ciò, il tema continua a occupare uno spazio rilevante nel dibattito pubblico e politico.

Nel 2025 sono entrate irregolarmente in Spagna 35.935 persone, secondo i dati del Ministero dell’Interno aggiornati al 15 dicembre. Si tratta di un calo del 40,4% rispetto al 2024 e di una diminuzione del 59,9% nel caso delle Canarie, dove sono arrivati 17.555 migranti.

Il caso di Torre Pacheco

Nel corso del 2025 si è registrata anche un’intensificazione dei discorsi d’odio sui social network, con una crescente polarizzazione e una maggiore legittimazione di comportamenti aggressivi.

L’episodio più grave si è verificato nel mese di luglio a Torre Pacheco (Murcia), quando gruppi di estrema destra si sono mobilitati online per organizzare una vera e propria caccia ai migranti, in seguito all’aggressione a un residente di 68 anni. Per i fatti sono stati arrestati tre giovani di origine marocchina.

Regolamento sull’immigrazione e prospettive europee

Il 2025 è stato infine l’anno della riforma del regolamento sull’immigrazione, che ha introdotto misure favorevoli ai migranti, come una maggiore flessibilità delle forme di radicamento (arraigo), ma anche aspetti controversi per i richiedenti asilo.

Le critiche hanno portato diverse organizzazioni non governative a presentare ricorso al Tribunale Supremo. Nei prossimi mesi il Governo dovrà inoltre completare l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, un passaggio che potrebbe incidere in modo significativo sulla legislazione nazionale.

Conclusione: numeri in calo, sistema ancora fragile

Il quadro che emerge dal bilancio del 2025 mostra una riduzione degli arrivi irregolari, una prevalenza di flussi attraverso canali regolari e segnali di progressiva attenuazione dello scontro istituzionale tra Governo centrale e comunità autonome. Sul piano numerico, dunque, l’andamento appare meno emergenziale rispetto agli anni precedenti.

Resta però un dato strutturale che non può essere ignorato: la Spagna ha accolto per anni, in modo regolare e irregolare, un numero molto elevato di persone, che hanno inciso in maniera profonda sull’evoluzione sociale, economica e territoriale del Paese. Di fronte a un fenomeno di questa portata, la gestione complessiva si è rivelata spesso carente e frammentata, con un’organizzazione insufficiente e una pianificazione di lungo periodo debole.

In questo contesto, gli scontri politici, le tensioni tra territori e l’emergere di discorsi d’odio non appaiono come anomalie improvvise, ma come il riflesso di un sistema che ha faticato a governare in modo ordinato e strutturale una trasformazione così intensa. Il bilancio del 2025, pur positivo sotto il profilo della riduzione dei flussi, resta quindi complessivamente insufficiente sul piano della gestione, dell’integrazione e della coesione sociale.

 

 

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