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Lopesan prepara un resort da 5.000 posti letto: la sostenibilità si ferma davanti al nuovo cemento

Il colosso turistico canario progetta il più grande complesso alberghiero dell’arcipelago. Un investimento che promette occupazione, ma riapre una domanda inevitabile: fino a che punto si può continuare a crescere?

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura 4 minuti

Lopesan continua ad allargare il proprio impero turistico nel sud di Gran Canaria. Il gruppo canario progetta la realizzazione di quello che potrebbe diventare il più grande resort delle Isole Canarie: circa 2.500 camere e quasi 5.000 posti letto tra Pasito Blanco ed El Hornillo, nel comune di San Bartolomé de Tirajana.

UN NUOVO GIGANTE NEL SUD DI GRAN CANARIA

Il nuovo complesso a cinque stelle dovrebbe sorgere intorno al campo da golf di Meloneras, in un’area nella quale Lopesan possiede già alcune delle strutture turistiche più imponenti dell’isola.

Il confronto aiuta a comprendere le dimensioni dell’operazione: il Lopesan Costa Meloneras, finora il maggiore albergo del gruppo a Gran Canaria, dispone di 1.136 camere. Il nuovo resort avrebbe quindi una capacità più che doppia.

Il progetto potrebbe inserirsi in un intervento ancora più vasto, comprendente ville, bungalow, abitazioni turistiche e alloggi destinati ai lavoratori. Nel suo insieme, il conglomerato arriverebbe a circa 3.500 unità ricettive e 7.000 posti letto.

Secondo le previsioni aziendali, l’operazione genererebbe circa 4.000 posti di lavoro, considerando occupazione diretta e indiretta. Questo è l’argomento principale utilizzato ogni volta che viene presentato un nuovo grande investimento turistico: più camere, più visitatori, più consumi e più occupazione.

Il dato non è irrilevante. Sarebbe però superficiale fermarsi qui.

LOPESAN, DA IMPRESA CANARIA A COLOSSO INTERNAZIONALE

Lopesan non è una normale catena alberghiera locale, ma uno dei maggiori gruppi imprenditoriali delle Canarie, nato nel 1972 con la società Hijos de Francisco López Sánchez e cresciuto inizialmente nei settori delle costruzioni, delle infrastrutture e dello sviluppo immobiliare.

L’ingresso nel turismo risale agli anni Novanta, mentre nel 1995 venne creata la marca Lopesan Hotel Group. Il gruppo è stato guidato storicamente da Eustasio López González, affiancato nel tempo dalla famiglia e dalle nuove generazioni.

Lopesan ha progressivamente esteso le proprie attività fuori dall’arcipelago. La sua presenza comprende Spagna, Germania, Austria e Repubblica Dominicana, dove gestisce il Lopesan Costa Bávaro Resort di Punta Cana, un grande complesso a cinque stelle affacciato su Playa Bávaro.

L’espansione nei Caraibi conferma la dimensione internazionale del gruppo, che continua a investire nei grandi resort e nel segmento del lusso.

Siamo quindi davanti a un autentico colosso economico, capace di operare contemporaneamente nel turismo, nell’edilizia, nell’agricoltura, nei servizi e nel settore immobiliare. Proprio per questo il progetto di Meloneras assume un valore che va oltre la semplice costruzione di un nuovo albergo.

LA SOSTENIBILITÀ PROCLAMATA E LA CRESCITA REALE

Da anni nelle Canarie si parla di sostenibilità, contenimento del consumo di territorio, tutela delle risorse naturali e trasformazione del modello turistico.

Si ripete che l’obiettivo non dovrebbe essere aumentare continuamente il numero dei visitatori, ma migliorare la qualità dell’offerta e il ritorno economico per la popolazione residente.

Poi arrivano i progetti concreti: altri 5.000 posti letto, altre 2.500 camere, nuove ville, bungalow e abitazioni turistiche.

Il linguaggio ufficiale continua a parlare di turismo sostenibile, rigenerativo e rispettoso dell’ambiente. La realtà economica sembra invece seguire una direzione molto più tradizionale: costruire, ampliare la capacità ricettiva e aumentare il volume degli affari.

La stessa Lopesan dichiara di puntare sulla decarbonizzazione, sulle energie rinnovabili, sul risparmio idrico e sulla riduzione degli sprechi. Sono impegni positivi, che però non eliminano la contraddizione di fondo.

Un albergo può consumare meno energia per camera, installare pannelli solari e adottare sistemi più efficienti. Migliaia di nuove camere continuano comunque a richiedere territorio, acqua, energia, infrastrutture, trasporti, servizi pubblici e nuova manodopera.

Servono anche abitazioni per i lavoratori, in un mercato nel quale trovare una casa a prezzi accessibili è già diventato estremamente difficile. Il fatto che lo stesso progetto preveda alloggi destinati al personale dimostra quanto il problema sia ormai evidente persino per chi continua ad ampliare l’offerta turistica.

QUALE MODELLO VOGLIONO DAVVERO LE CANARIE?

Il punto non è negare a un’impresa il diritto di investire, né ignorare i posti di lavoro che potrebbero essere creati. Il punto è stabilire quale modello di sviluppo vogliano davvero seguire le Canarie.

Un turismo realmente sostenibile dovrebbe avere limiti misurabili. Senza limiti, la sostenibilità rischia di diventare soltanto una parola applicata a qualsiasi nuova costruzione, purché disponga di pannelli solari, sistemi di risparmio idrico e una buona campagna di comunicazione.

Le Canarie hanno già dimostrato di saper attirare milioni di visitatori. La vera sfida non dovrebbe essere continuare ad aggiungere posti letto, ma distribuire meglio la ricchezza prodotta, migliorare i salari, proteggere il territorio e garantire abitazioni, servizi e qualità della vita ai residenti.

Un nuovo resort da 5.000 posti letto racconta invece una realtà molto più semplice: nel sud di Gran Canaria la crescita turistica continua e il grande business alberghiero non sembra intenzionato a rallentare, alla faccia della tanto proclamata sostenibilità che non si perde occasione di sottolineare.

 

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