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Canarie, inverno demografico senza tregua

Mortalità in aumento, nascite in calo e saldo naturale sempre più negativo

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✍️ Italiano alle Canarie

Le Canarie restano immerse nel proprio inverno demografico e si discostano dalla lieve ripresa registrata a livello nazionale. Secondo i dati provvisori pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE), nel 2025 nell’Arcipelago sono stati registrati 11.672 nati, con una diminuzione dello 0,23% rispetto al 2024.

Il dato contrasta con l’andamento medio della Spagna, dove le nascite sono aumentate dell’1%, raggiungendo quota 321.164 e interrompendo per la prima volta in un decennio la tendenza al ribasso.

Regioni come Madrid (+3,3%) e i Paesi Baschi (+3%) registrano un incremento della natalità. Le Canarie rientrano invece tra le regioni che non riescono a invertire la rotta.

Le flessioni nell’Arcipelago risultano comunque più contenute rispetto a quelle rilevate nelle città autonome di Melilla (-10,1%) e Ceuta (-6,6%). Percentuali che segnalano un calo particolarmente accentuato nel confronto nazionale, mentre nelle Isole Baleari (-2,6%) si registra un’ulteriore flessione che le colloca tra le regioni con i cali più marcati a livello nazionale.

Due velocità demografiche: Las Palmas e Santa Cruz de Tenerife

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione disomogenea tra le due province canarie. La provincia di Las Palmas ha registrato 6.268 nascite, mentre quella di Santa Cruz de Tenerife si è fermata a 5.404 nuovi nati nel corso del 2025.

I dati confermano le difficoltà strutturali della regione nel garantire il ricambio generazionale nel medio e lungo periodo, elemento determinante per la sostenibilità economica e per il futuro del mercato del lavoro.

A livello nazionale emerge inoltre un cambiamento sociale significativo: il rinvio dell’età della maternità si consolida. Le nascite da madri di 40 anni o più rappresentano ormai il 10,4% del totale in Spagna.

Forte aumento della mortalità

Il dato più rilevante riguarda l’incremento dei decessi. Nel 2025 la mortalità nelle Canarie è cresciuta del 5,9%, raggiungendo 18.709 decessi. L’aumento è più che doppio rispetto alla media nazionale, dove le morti sono salite del 2,5%, per un totale di 446.982 persone.

Le Canarie si collocano tra le regioni con l’incremento percentuale più elevato rispetto al 2024, superate solo da Ceuta (+16,5%) e Melilla (+15,2%). In controtendenza, comunità come La Rioja hanno registrato una riduzione dei decessi del 3,7%.

Saldo naturale negativo e quadro nazionale

La combinazione di una natalità in calo e di una mortalità in crescita determina un saldo naturale negativo nell’Arcipelago, consolidando una dinamica demografica strutturalmente fragile e priva di un reale ricambio generazionale.

Il fenomeno non riguarda soltanto le Canarie. Gran parte del territorio nazionale registra infatti un saldo naturale in rosso, segnale di una difficoltà diffusa nel garantire la crescita attraverso le nascite.

Nonostante ciò, la popolazione complessiva della Spagna continua ad aumentare e si avvicina alla soglia dei 50 milioni di abitanti. Tale crescita non è però trainata dal saldo naturale, bensì dai flussi migratori, che compensano il deficit tra nascite e decessi. Si tratta di un dato strutturale che ridefinisce gli equilibri demografici del Paese e che incide in modo significativo sulle dinamiche sociali ed economiche.

Secondo i dati aggiornati al 1° gennaio 2026 della Statistica Continua della Popolazione, pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE), oltre 10 milioni di residenti in Spagna sono nati all’estero. Il dato conferma come la crescita demografica complessiva sia oggi sostenuta in misura determinante dall’apporto migratorio, più che dalla dinamica naturale della popolazione.

In questo contesto, la questione demografica diventa una sfida decisiva per la sostenibilità futura delle Canarie. Il progressivo squilibrio tra nascite e decessi, unito alla crescente incidenza della popolazione nata all’estero, impone una riflessione sulle politiche familiari, sull’integrazione e sulla sostenibilità del modello economico e sociale dell’Arcipelago nel medio e lungo periodo.

 

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