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Il presidente delle Canarie lo ammette: alle Canarie avere un lavoro non basta più per evitare la povertà

Una realtà sociale denunciata da tempo che ora trova conferma anche nelle parole del presidente dell’arcipelago

✍️ Italiano alle Canarie

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Mercoledì 11 marzo, durante un’intervista rilasciata negli studi di Telenoticias 2 di Televisión Canaria, il presidente delle Canarie Fernando Clavijo ha fatto il punto sul Dibattito sullo Stato della Nazionalità appena concluso nel Parlamento autonomo.

Nel corso dell’intervista, oltre al bilancio politico della sessione parlamentare, il presidente ha affrontato anche alcune delle sfide economiche e sociali più delicate che interessano l’arcipelago.

Tra i passaggi più significativi emerge una constatazione che da tempo circola nel dibattito pubblico e che anche in questo giornale è stato più volte evidenziato: nelle Canarie avere un lavoro non è più garanzia di uscire dalla povertà o dall’esclusione sociale.

Per molto tempo questo tema è stato liquidato come un’esagerazione o come una lettura troppo pessimistica della realtà economica delle isole. I dati sociali degli ultimi anni hanno però raccontato una storia diversa. Ora quella stessa realtà viene riconosciuta apertamente anche dal vertice dell’esecutivo regionale.

Durante l’intervista Clavijo lo ha detto con parole molto chiare:

“Tener un trabajo fijo ya no es garantía de no estar en exclusión social”.

Una frase che fotografa un cambiamento profondo nella struttura economica e sociale dell’arcipelago.

Il lavoro non basta più

Il presidente ha spiegato che, nonostante alcuni indicatori macroeconomici positivi, gli indicatori sociali restano molto preoccupanti.

La crescita economica non si traduce automaticamente in un miglioramento della condizione di molte famiglie. Una parte sempre più ampia della popolazione lavora ma fatica comunque a sostenere il costo della vita.

La casa come epicentro della crisi sociale

Clavijo ha ribadito che l’accesso alla casa è oggi il principale problema sociale delle Canarie. Il forte aumento dei prezzi degli affitti e degli immobili sta erodendo in modo significativo il reddito disponibile delle famiglie.

Una parte crescente dei salari finisce ormai assorbita dal costo dell’alloggio, riducendo la capacità di spesa e rendendo fragile anche la condizione di chi ha un impiego stabile.

Il presidente ha parlato apertamente di un cambiamento strutturale nella situazione economica di molte famiglie canarie.

Una trasformazione che non riguarda soltanto l’arcipelago. Dinamiche simili si osservano anche nel resto della Spagna e in molte economie europee, dove l’aumento del costo della vita e della casa sta ridisegnando i confini della vulnerabilità sociale.

Una realtà che i dati confermano

La frase pronunciata da Clavijo non nasce nel vuoto. Negli ultimi anni numerosi indicatori statistici hanno mostrato come lavorare non sia più sempre sufficiente per evitare situazioni di precarietà o di esclusione sociale.

Secondo i dati più recenti della Encuesta de Condiciones de Vida, nelle Canarie circa il 31,2% della popolazione vive a rischio di povertà o esclusione sociale (tasa AROPE), una quota nettamente superiore alla media nazionale spagnola, che si colloca intorno al 25,7%.

In termini assoluti significa che quasi 700.000 persone nell’arcipelago vivono in condizioni di vulnerabilità sociale, nonostante negli ultimi anni l’economia regionale abbia continuato a crescere.

Il fenomeno riguarda sempre più spesso anche chi lavora. Sindacati e analisi economiche parlano ormai apertamente di “trabajadores pobres”, persone che hanno un impiego ma restano comunque esposte al rischio di povertà a causa dei salari bassi e del costo della vita, in particolare quello della casa.

Il paradosso del PIL che cresce

Il dato più sorprendente è il contrasto tra questi indicatori sociali e l’andamento dell’economia.

Negli ultimi anni il PIL delle Canarie ha continuato a crescere, trainato soprattutto dal turismo e dal settore dei servizi. Il turismo, in particolare, continua a registrare numeri record di visitatori e di fatturato, con milioni di presenze ogni anno.

Eppure questa espansione economica non si traduce automaticamente in un miglioramento proporzionale delle condizioni sociali.

Gli economisti parlano sempre più spesso di una frattura tra crescita macroeconomica e realtà sociale: una parte significativa della ricchezza prodotta dal turismo e dai servizi non resta nelle tasche delle famiglie residenti.

I salari medi nelle Canarie restano tra i più bassi della Spagna, mentre il costo della casa continua a salire.

È in questo contesto che la frase pronunciata dal presidente delle Canarie assume un significato particolare. Non si tratta più soltanto di una denuncia proveniente da analisti o osservatori critici, ma  di una constatazione che arriva ormai anche dalle istituzioni.

Una constatazione che obbliga a guardare in faccia una realtà che per molto tempo molti hanno preferito non vedere.

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