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Isole Canarie: affitti sotto controllo: tregua per 97.000 inquilini

Contratti in scadenza, rincari fino a 190 euro evitati e una proroga fino a due anni: chi è davvero protetto — e chi resta fuori — nel nuovo intervento sugli affitti.

✍️ Italiano alle Canarie

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Una risposta all’emergenza

Circa 97.000 persone nelle Isole Canarie potrebbero beneficiare delle nuove misure approvate dal Governo per contenere l’aumento degli affitti, proprio mentre migliaia di contratti firmati dopo la pandemia arrivano a scadenza.

Secondo le stime del Ministero della Vivienda e Agenda Urbana, molti inquilini rischiavano rincari fino a 190 euro al mese al momento del rinnovo. Una prospettiva che ha spinto l’esecutivo a intervenire con un decreto che introduce limiti temporanei agli aumenti e nuove possibilità di proroga.

Nelle Canarie, il fenomeno è particolarmente rilevante. Secondo i dati dell’INE e dell’Observatorio de Vivienda de Canarias, il costo degli affitti è cresciuto in modo sostenuto negli ultimi anni, con aumenti a doppia cifra in alcune zone turistiche e urbane, mentre i salari non hanno seguito lo stesso ritmo.

Cosa cambia per gli inquilini

La novità principale è la possibilità, per gli affittuari, di richiedere una proroga fino a due anni mantenendo le condizioni attuali, inclusa la stessa quota di affitto. In linea generale, il proprietario è tenuto ad accettare, salvo casi specifici come il bisogno di rientrare in possesso dell’immobile.

Parallelamente, viene fissato un tetto agli aumenti. La revisione annuale non potrà superare il 2% fino alla fine del 2027, almeno in assenza di accordi diversi tra le parti. Un limite che colpisce soprattutto i grandi proprietari, ma che di fatto orienta l’intero mercato.

Il provvedimento arriva in un momento delicato. In tutta la Spagna sono circa 630.000 i contratti da rivedere, di cui circa 40.000 nelle Canarie, proprio nelle aree dove la pressione abitativa è più forte.

Una misura temporanea (e discussa)

Si tratta di una soluzione temporanea e non priva di criticità. Il decreto dovrà essere convalidato dal Parlamento e già emergono dubbi sulla sua tenuta giuridica, con il rischio di contenziosi tra proprietari e inquilini.

Nel breve periodo, per chi vive in affitto, la misura rappresenta una boccata d’ossigeno: più stabilità, meno rischio di aumenti improvvisi, maggiore capacità di pianificazione.

Il nodo strutturale

Il problema, però, resta intatto.

Limitare i prezzi non significa aumentare le case disponibili. Se da un lato si interviene sul costo, dall’altro non si affronta il tema dell’offerta.

Qui emerge il punto più controverso. Una regolazione più rigida potrebbe spingere parte dei proprietari a ritirare gli immobili dal mercato o a orientarsi verso affitti turistici, riducendo ulteriormente la disponibilità di abitazioni.

Meno offerta, a parità di domanda, tende a tradursi nel medio periodo in una pressione al rialzo sui prezzi.

Il rischio è evidente: una misura pensata per proteggere oggi potrebbe contribuire a rendere ancora più difficile l’accesso alla casa domani.

La domanda di fondo

Le misure funzionano nel breve termine. Questo è un dato.

Resta però una questione più profonda: si sta davvero risolvendo il problema della casa… oppure lo si sta semplicemente rimandando?

 

 

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