Un rapporto di BBVA Research spiega perché l’Arcipelago, segnato dalla dipendenza energetica e dal peso del turismo, affronta sfide più complesse nella riduzione delle emissioni
✍️ Italiano alle Canarie
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La Spagna è riuscita a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Il progresso, però, non è uguale in tutte le comunità autonome. Secondo i dati ufficiali del Ministero per la Transizione Ecologica sulle emissioni nette territoriali di CO₂ equivalente, le Canarie registrano valori superiori a quelli di comunità come Galizia, Aragona o Navarra.
Questo è uno dei punti centrali del rapporto Emisiones de gases de efecto invernadero en España. Un análisis regional, elaborato da Pilar Más Rodríguez e Lucien Antonio Vargas Giagnocavo per BBVA Research. Il documento aiuta a spiegare perché il dato canario non dipenda da una forte presenza di industria pesante, ma dalla combinazione tra insularità, dipendenza dai combustibili fossili, sistema energetico frammentato e peso del turismo e dei trasporti.
Differenze tra comunità autonome
Lo studio rileva che l’economia spagnola oggi genera più valore con meno emissioni per unità di produzione rispetto a trent’anni fa. Il miglioramento, tuttavia, non è omogeneo. Struttura produttiva, mix energetico, grado di elettrificazione e condizioni geografiche spiegano perché alcune comunità riescano a ridurre le emissioni più facilmente di altre.
In questo quadro, le Canarie si trovano in una posizione delicata. Il rapporto non si limita a guardare quanta CO₂ emette ogni comunità autonoma, ma fa anche un confronto più raffinato: prova a calcolare quanto dovrebbe emettere una regione in base al tipo di economia che ha.
In pratica, lo studio si chiede: se i settori economici delle Canarie inquinassero come la media spagnola degli stessi settori, quante emissioni avrebbe l’Arcipelago? Da questo confronto emerge se una regione emette più o meno di quanto ci si potrebbe aspettare dalla sua struttura economica.
Emissioni superiori alle attese
Il risultato del confronto è significativo: le Canarie emettono più di quanto ci si potrebbe aspettare dalla loro struttura economica. Il dato non misura soltanto il peso dell’economia canaria, ma riflette anche il modello energetico, l’isolamento territoriale e la dipendenza dai combustibili fossili.
Il punto centrale è proprio questo: le Canarie non emettono di più perché hanno un’economia fondata sull’industria pesante, ma per fattori strutturali legati al loro sistema energetico e territoriale.
L’insularità aggiunge un’ulteriore difficoltà. L’Arcipelago non dispone dello stesso livello di integrazione elettrica dei territori peninsulari, con effetti sulla sicurezza dell’approvvigionamento e sulla diffusione delle energie pulite.
Il ruolo del turismo
Il rapporto sottolinea che Canarie e Baleari hanno economie fortemente legate ai servizi turistici e ai trasporti. Questi settori non hanno la stessa intensità emissiva dell’industria pesante, ma pesano molto nei territori insulari, dove mobilità, connettività e approvvigionamento energetico dipendono ancora in larga misura dai combustibili fossili.
L’analisi colloca inoltre le Canarie tra le regioni in cui l’intensità delle emissioni del settore energetico supera la media nazionale. Il problema, quindi, non riguarda soltanto ciò che le Isole producono, ma anche il modo in cui viene generata e consumata l’energia necessaria a sostenere la loro attività economica.
Politiche climatiche su misura
Il documento evidenzia che le politiche climatiche non possono essere identiche per tutti i territori. Una comunità peninsulare con più suolo disponibile, maggiore interconnessione elettrica o più risorse rinnovabili parte da condizioni diverse rispetto a un arcipelago.
Per le Canarie, quindi, la decarbonizzazione richiede strumenti specifici: sicurezza dell’approvvigionamento, gestione della domanda e autoconsumo diventano elementi centrali per ridurre le emissioni senza indebolire il sistema elettrico né l’economia regionale.
Una sfida strutturale per le Isole
Per le Canarie, la sfida passa dall’accelerazione delle rinnovabili, dal rafforzamento dell’autoconsumo, dal miglioramento dell’efficienza energetica e dalla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Tutto questo in un contesto segnato dalla pressione turistica, dalla necessità di garantire l’approvvigionamento e dalla frammentazione territoriale propria di un arcipelago.
Il rapporto conferma, in definitiva, che la transizione energetica delle Isole non può essere letta con gli stessi parametri dei territori peninsulari. Servono interventi mirati, capaci di tenere insieme sostenibilità ambientale, sicurezza del sistema elettrico e continuità di un modello economico ancora molto dipendente dalla mobilità e dal turismo.


