Tra reti fragili, perdite superiori al 50%, centri abitati senza acqua tutti i giorni e il braccio di ferro con Canal Gestión, l’isola affronta una delle sue emergenze più croniche.
✍️ Italiano alle Canarie
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Prendendo spunto da un’intervista pubblicata da Atlántico Hoy al consigliere alle Acque del Cabildo di Lanzarote, Domingo Cejas, emerge con forza una delle criticità più gravi e persistenti dell’isola: la gestione dell’acqua. Nell’intervista, Cejas denuncia perdite superiori al 50%, interruzioni programmate del servizio in diversi nuclei abitati e un conflitto ormai aperto con Canal Gestión, la società concessionaria. Un braccio di ferro che, secondo lo stesso consigliere, con ogni probabilità finirà davanti a un tribunale.
La vicenda, però, va oltre il contenzioso tra amministrazione e concessionaria. Il caso Canal Gestión è solo la parte più visibile di una crisi più profonda, che riguarda infrastrutture, manutenzione, crescita demografica, pressione turistica e capacità di pianificazione pubblica. A Lanzarote l’acqua non è soltanto una questione tecnica ma è diventata una questione sociale, politica e amministrativa.
Il dato più duro fotografa meglio di qualunque dichiarazione la gravità della situazione: le perdite continuano a superare il 50%. In altre parole, più della metà dell’acqua prodotta o immessa nella rete si perde lungo il percorso. Per un’isola arida, dipendente da infrastrutture complesse e sottoposta a una forte pressione demografica e turistica, è una criticità enorme.
Un’isola con l’acqua con il contagocce
La fotografia descritta da Cejas è severa: Lanzarote non dispone ancora di un servizio idrico all’altezza di ciò che ci si aspetterebbe nel XXI secolo. In diversi nuclei abitativi l’acqua non arriva tutti i giorni, ma secondo turni programmati. Una realtà che stride con l’immagine moderna e internazionale dell’isola.
Il punto critico è che la scarsità percepita non dipende solo dall’acqua disponibile, ma anche da quanta se ne perde prima di arrivare nelle case. Quando una rete disperde oltre la metà della risorsa, il problema non è più episodico: diventa il sintomo di un sistema che ha bisogno di manutenzione, controllo e interventi strutturali.
Cejas parla di una “perturbazione grave, strutturale e continuata” del servizio, con tagli dell’approvvigionamento, guasti, perdite elevate e crescente sfiducia verso la capacità del sistema di reggere le esigenze dell’isola.
Il braccio di ferro con Canal Gestión
Il Cabildo ha deciso di avviare la risoluzione del contratto con Canal Gestión soprattutto per due ragioni: il mancato abbattimento delle perdite e la cattiva manutenzione del servizio. Secondo quanto ricostruito dal consigliere, il contratto prevedeva che le perdite scendessero dal 50% al 30% nei primi cinque anni. Obiettivo che non sarebbe stato raggiunto.
Cejas distingue tra responsabilità dell’amministrazione e responsabilità della concessionaria. Il rinnovo delle reti spetta al settore pubblico, mentre alla società concessionaria competono il mantenimento del servizio, la riparazione delle avarie e la riduzione delle perdite. Su questo punto il Cabildo concentra le sue accuse: la concessionaria, secondo l’amministrazione insulare, non avrebbe garantito una manutenzione adeguata.
La questione, tuttavia, non può essere ridotta a una colpa unica. Lo stesso Cejas riconosce che la responsabilità è condivisa. Il Cabildo, in passato, non avrebbe assunto per tempo tutte le decisioni necessarie. Oggi, però, sostiene di aver cambiato passo, con una serie di progetti già eseguiti, avviati o in corso.
Investimenti, tariffe e rischio tribunale
L’amministrazione insulare rivendica investimenti per il rinnovo delle reti e il miglioramento delle infrastrutture. Tra gli interventi citati da Cejas figurano l’acquisto di oltre 5.000 membrane per gli impianti di dissalazione, componenti essenziali nei processi di osmosi inversa che permettono di trasformare l’acqua di mare in acqua utilizzabile. A questi si aggiungono un investimento da due milioni di euro ancora pendente e un progetto da 7,5 milioni per un nuovo modulo di produzione da 10.000 metri cubi al giorno nell’impianto di dissalazione Lanzarote III.
Il consigliere, però, denuncia un ostacolo rilevante: la collaborazione con Canal Gestión sarebbe “pari a zero”. La società, dal canto suo, avrebbe sostenuto che il problema principale fosse la mancanza di investimenti e avrebbe chiesto un aggiornamento delle tariffe. La proposta è stata trasmessa alla Commissione dei Prezzi delle Canarie, che l’ha respinta. Secondo quanto riferito da Cejas, non si può giustificare un aumento quando le perdite restano superiori al 50%.
Da qui nasce il passaggio più delicato. Il Cabildo ha avviato due procedimenti: la risoluzione del contratto, che dovrà passare dal Consiglio Consultivo, e la possibile intervento del servizio come misura cautelare. Canal Gestión ha tempo fino al 13 maggio per presentare le proprie osservazioni. Dopo quella fase, l’amministrazione valuterà le argomentazioni della società e deciderà come procedere.
Lo scenario giudiziario appare molto probabile. In caso di risoluzione del contratto, l’azienda rivendicherà le somme che sostiene di aver investito, mentre il Cabildo potrà reclamare i danni legati a un servizio ritenuto non adeguato. Sarà probabilmente un giudice a stabilire le responsabilità. Nel frattempo resta il problema principale: l’acqua deve arrivare nelle case.
Il modello di gestione resta aperto
Il futuro del servizio idrico di Lanzarote non è ancora definito. Cejas ricorda che l’isola ha già sperimentato un modello pubblico, finito in una grave crisi economico-finanziaria. Poi si è passati al modello privato, ma esiste anche la possibilità di una formula mista.
Il Cabildo, almeno per ora, non indica una soluzione definitiva. Prima vuole assumere il controllo del servizio, intervenire sull’emergenza e realizzare una diagnosi reale dello stato delle infrastrutture. Solo dopo, sostiene Cejas, sarà possibile scegliere il modello più adatto all’isola.
Oltre il contratto, il problema strutturale
La crisi dell’acqua a Lanzarote non può essere ridotta a una disputa tra Cabildo e Canal Gestión. Il contratto è il terreno dello scontro, ma la questione è molto più profonda: riguarda anni di reti fragili, manutenzioni insufficienti, decisioni rinviate e pianificazione incapace di anticipare le pressioni crescenti sull’isola.
Perdere oltre la metà dell’acqua in un territorio arido non è un dettaglio tecnico. È il segnale di un sistema arrivato al limite. Cambiare il gestore può essere necessario, ma non basterà se non cambiano anche controllo, investimenti, manutenzione e responsabilità pubblica.
Il caso Canal Gestión potrà finire in tribunale. La crisi dell’acqua, invece, resterà a Lanzarote finché non sarà affrontata come ciò che realmente è: non un incidente di percorso, ma una criticità strutturale che l’isola non può più permettersi di rinviare.


