Non è l’acqua che si vede a preoccupare gli esperti, ma quella che resta invisibile.
✍️ Italiano alle Canarie
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L’acqua che non passa dal rubinetto
Per anni il dibattito sull’acqua alle Canarie si è concentrato sulle piscine degli hotel, sui campi da golf e sulle docce dei milioni di turisti che ogni anno visitano l’arcipelago. Una nuova ricerca suggerisce però che il vero consumo idrico del turismo si nasconde altrove. Non nei rubinetti, ma nella filiera che alimenta un modello economico costruito attorno a milioni di visitatori ogni anno.
Secondo due studi realizzati dalla Fondazione Renovables e finanziati dal Ministero per la Transizione Ecologica spagnolo, il turismo rappresenta circa l’11% del consumo idrico complessivo nell’arcipelago canario. Il dato, di per sé significativo, acquista una dimensione diversa osservando come viene effettivamente utilizzata quell’acqua.
L’80% del consumo resta nella filiera
La ricerca evidenzia infatti che circa l’80% del consumo associato al turismo è di tipo indiretto. Non riguarda quindi soltanto hotel, appartamenti turistici, piscine o strutture ricettive, ma l’insieme delle attività che permette al settore di funzionare. Produzione alimentare, agricoltura, lavanderie industriali, servizi logistici e numerose altre attività economiche assorbono una quantità d’acqua spesso invisibile agli occhi di residenti e visitatori.
Secondo i dati raccolti nello studio, mentre un residente in Spagna utilizza mediamente tra 127 e 140 litri d’acqua al giorno, un turista può arrivare a consumarne tra 300 e 1.000 litri al giorno, a seconda del tipo di struttura, della stagione e delle attività svolte. Nelle strutture di fascia alta, il consumo può oscillare tra 600 e 1.000 litri per ospite al giorno.
Il confronto non va letto come una semplice contrapposizione tra residente e visitatore, ma come un indicatore della diversa intensità di consumo generata dal modello turistico. Il problema, ancora una volta, non è soltanto ciò che accade dentro una camera d’albergo, ma il sistema economico che rende possibile quel soggiorno.
Il dato contribuisce a spostare l’attenzione da una visione semplificata del problema. La questione non riguarda soltanto quanta acqua consumi un turista durante il soggiorno, ma quale sia il fabbisogno idrico complessivo necessario per sostenere un sistema economico che rappresenta il principale motore dell’arcipelago.
Un arcipelago dove l’acqua non è mai stata abbondante
La riflessione assume un peso particolare alle Canarie, un territorio che convive storicamente con la scarsità di risorse idriche. Le precipitazioni limitate, la natura vulcanica delle isole, l’irregolarità delle piogge e la crescente variabilità climatica rendono l’acqua una risorsa particolarmente preziosa.
Non a caso l’arcipelago ha dovuto sviluppare nel corso dei decenni una crescente dipendenza dalla desalinizzazione e, in misura sempre maggiore, dal riutilizzo delle acque depurate. In alcune isole questa dipendenza è ormai fondamentale per garantire l’approvvigionamento di residenti, attività economiche e visitatori.
Lanzarote, il laboratorio della fragilità idrica
Lanzarote rappresenta probabilmente l’esempio più evidente. Considerata una delle isole più aride dell’arcipelago, dipende quasi completamente dall’acqua prodotta dagli impianti di desalinizzazione. Negli ultimi anni proprio Lanzarote è stata più volte al centro del dibattito pubblico per problemi legati all’approvvigionamento, alle perdite della rete e alla crescente pressione sulla risorsa idrica.
Turismo, crescita e pressione sulle risorse
Il tema si inserisce inoltre in un contesto caratterizzato da una continua crescita dei flussi turistici. Negli ultimi anni le Canarie hanno registrato numeri record di visitatori, consolidando ulteriormente il peso del turismo nell’economia regionale. Una dinamica che genera ricchezza, occupazione e investimenti, ma che comporta inevitabilmente anche una maggiore domanda di risorse.
L’acqua rappresenta una di queste risorse strategiche. Lo studio suggerisce che il suo consumo non possa essere valutato esclusivamente osservando ciò che accade all’interno delle strutture turistiche. Una parte rilevante della domanda si genera infatti lungo tutta la catena economica che alimenta il settore.
La domanda sul futuro
Naturalmente il turismo non è l’unico fattore che incide sul consumo idrico delle Canarie. Agricoltura, crescita urbana, inefficienze delle reti di distribuzione e cambiamenti climatici fanno parte di un quadro molto più ampio e complesso. Ridurre il problema a una contrapposizione tra residenti e turisti rischierebbe di semplificare una realtà che coinvolge l’intero modello di sviluppo dell’arcipelago.
La ricerca, tuttavia, pone una domanda che difficilmente può essere ignorata. Se il turismo continuerà a crescere e se l’acqua diventerà una risorsa sempre più preziosa, fino a che punto un territorio fragile e limitato come quello canario potrà sostenere una pressione crescente senza dover ripensare almeno una parte del proprio modello di sviluppo?
Più che una risposta definitiva, gli studi offrono uno spunto di riflessione. Il vero consumo d’acqua del turismo non è sempre visibile. Proprio per questo merita di entrare con maggiore forza nel dibattito pubblico sul futuro delle Canarie.

