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Canarie, i numeri migliorano ma la crisi sociale continua a mordere

Sfratti in forte calo e meno procedimenti legati a debiti e insolvenze, ma l’arcipelago resta primo in Spagna per cause di licenziamento e registra un aumento delle occupazioni abusive.

✍️ Italiano alle Canarie

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I dati diffusi dal Consiglio Generale del Potere Giudiziario (CGPJ) indicano una netta diminuzione degli sfratti per morosità alle Canarie nel primo trimestre del 2026.

Una buona notizia, almeno in apparenza

La statistica, tuttavia, va interpretata con cautela. Una riduzione degli sfratti eseguiti non significa automaticamente che l’emergenza abitativa sia rientrata o che le difficoltà legate al costo della casa siano state risolte. Il dato fotografa un aspetto specifico della realtà giudiziaria, non l’intero contesto sociale ed economico che continua a pesare sul mercato immobiliare dell’arcipelago.

Secondo il Servizio Statistico del CGPJ, gli sfratti derivanti dall’inadempimento della Legge sugli Affitti Urbani (LAU) sono diminuiti dell’83,6%, passando dai 372 procedimenti registrati tra gennaio e marzo del 2025 ai 61 dello stesso periodo del 2026.

Il dato va letto con prudenza

Una flessione così marcata non consente letture automatiche. Il numero degli sfratti eseguiti rappresenta solo una parte della realtà giudiziaria e non misura da solo la pressione sociale legata alla casa: morosità non ancora arrivate in tribunale, rinunce all’alloggio, accordi extragiudiziali, ritardi procedurali, sospensioni legate alla vulnerabilità e difficoltà economiche che restano fuori dalla statistica immediata.

Il calo si inserisce inoltre in un contesto nel quale sono diminuiti anche gli sfratti legati alle esecuzioni ipotecarie, scesi del 55,3%, da 76 a 34 casi. Una dinamica che può essere collegata, almeno in parte, all’applicazione dei protocolli di protezione sociale e vulnerabilità, ma che non autorizza una lettura semplicistica della situazione abitativa nell’arcipelago.

Alla luce di queste cifre, il dibattito quotidiano sulle difficoltà di accesso alla casa, sul peso degli affitti e sulla vulnerabilità abitativa sembrerebbe altrimenti smentito dai numeri. Una conclusione difficilmente sostenibile, soprattutto in un territorio dove la pressione sul mercato residenziale resta uno dei problemi sociali più evidenti.

Canarie prime in Spagna per cause di licenziamento

Se gli sfratti in calo possono apparire incoraggianti, altri dati giudiziari raccontano una realtà meno rassicurante.

Nel primo trimestre del 2026 le Canarie sono tornate a occupare il primo posto in Spagna per numero di cause di licenziamento in rapporto alla popolazione.

Tra gennaio e marzo sono stati presentati 2.634 procedimenti nei tribunali dell’arcipelago, il 5,3% in meno rispetto ai 2.780 dello stesso periodo del 2025. La diminuzione, tuttavia, non è stata sufficiente a togliere alle isole il primato nazionale, con 117,1 cause ogni 100.000 abitanti contro una media spagnola di 86,7.

Questo elemento evidenzia una conflittualità lavorativa superiore a quella registrata nel resto del Paese e contribuisce a spiegare perché molte famiglie continuino a vivere in condizioni di vulnerabilità economica, nonostante alcuni segnali apparentemente positivi.

Meno insolvenze, ma il quadro resta fragile

Il rapporto del CGPJ segnala anche una riduzione delle procedure legate all’insolvenza.

Tra gennaio e marzo del 2026 sono stati registrati 988 procedimenti contro i 1.022 dell’anno precedente, con una diminuzione del 3,3%.

Nonostante il calo, le Canarie mantengono la quarta incidenza più elevata della Spagna, con 43,9 procedure ogni 100.000 abitanti, precedute soltanto da Murcia, Catalogna e Baleari.

Sono numeri che suggeriscono una moderata attenuazione delle situazioni di insolvenza, ma restano comunque elevati per una comunità autonoma che continua a confrontarsi con salari contenuti, costo della vita elevato e difficoltà di accesso all’abitazione.

Crescono le difficoltà delle microimprese

In controtendenza rispetto agli altri indicatori, aumentano invece i Procedimenti Speciali per Microimprese (PEM).

Nel primo trimestre del 2026 ne sono stati registrati 33 contro i 30 dello stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita del 10%.

Particolarmente significativo l’aumento delle procedure avviate da persone fisiche, cresciute del 112,5%, mentre quelle promosse da persone giuridiche sono diminuite del 27,3%.

Questa dinamica può riflettere le difficoltà di molti piccoli imprenditori e lavoratori autonomi in un contesto economico ancora caratterizzato da margini ridotti e costi crescenti.

Tornano a crescere le occupazioni abusive

Tra gli indicatori in aumento figurano anche i procedimenti relativi all’occupazione illegale degli immobili.

Le Canarie hanno registrato 53 casi nel primo trimestre del 2026 contro i 39 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 35,9%.

La crescita non riguarda numeri enormi in termini assoluti, ma rappresenta comunque un segnale da osservare con attenzione, soprattutto in un territorio dove il problema dell’accesso alla casa continua a occupare stabilmente il centro del dibattito pubblico.

Un dato positivo non cancella il problema

La forte riduzione degli sfratti rappresenta senza dubbio una notizia positiva per molte famiglie.

Una lettura più ampia della situazione giudiziaria e sociale suggerisce però cautela. L’arcipelago continua infatti a distinguersi per l’elevato numero di cause di licenziamento, mantiene livelli rilevanti di insolvenza personale e registra un aumento delle occupazioni abusive.

Più che la fine della crisi abitativa e sociale, i numeri sembrano descrivere una realtà complessa nella quale alcune tensioni si attenuano mentre altre continuano a manifestarsi sotto forme diverse.

La casa resta uno dei principali problemi dell’arcipelago e il crollo degli sfratti, da solo, non basta a dimostrare che quella criticità sia stata realmente superata.

 

 

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