Le Canarie chiedono a Bruxelles ciò che dovrebbero fare da sole
✍️ Italiano alle Canarie
Il Governo delle Canarie ha presentato al Parlamento europeo una serie di emendamenti per chiedere salari più dignitosi e una formazione più solida per i lavoratori del turismo. Le richieste sono state incluse in un rapporto europeo dedicato a connettività, patrimonio culturale ed eccellenza turistica. L’iniziativa appare solenne, ma nasconde una contraddizione evidente: l’Europa non può intervenire su salari, contratti collettivi e politiche formative regionali. Non lo ha mai fatto e non rientra nelle sue competenze.
Delegare all’Europa ciò che spetta alle Canarie
La remunerazione dei lavoratori del turismo dipende dalle politiche nazionali e regionali, dai contratti di settore e dal modello economico costruito nell’arcipelago negli ultimi decenni. Lo stesso vale per la formazione professionale: l’UE può finanziare progetti, ma la qualità, la struttura e l’efficacia dei programmi formativi sono responsabilità dirette delle istituzioni canarie e spagnole.
Chiedere a Bruxelles ciò che dovrebbe essere deciso a casa propria è una scelta fuori luogo. Sembra più un tentativo politico di spostare l’attenzione, che una reale strategia di miglioramento del settore.
Salari bassi e alloggi inaccessibili: una responsabilità interna
Il Governo collega la scarsa remunerazione dei lavoratori all’aumento del costo della casa, evidenziando che l’uso turistico ha reso più difficile l’accesso all’alloggio per i residenti. L’analisi è corretta, tuttavia la questione rimane interna: non è Bruxelles a decidere il modello turistico canario, né le politiche locali che hanno favorito negli anni investimenti sbilanciati e una scarsa regolazione del mercato abitativo.
Le amministrazioni regionali dispongono degli strumenti per intervenire, correggere e riorientare il settore; l’Europa può accompagnare, ma non può sostituirsi ai governi locali.
Connettività: l’unico punto realmente europeo
Nel capitolo dedicato alle regioni ultraperiferiche emerge un aspetto più coerente con il ruolo dell’UE: la connettività. Qui le preoccupazioni del Governo canario trovano fondamento, soprattutto riguardo ai possibili aumenti dei costi dei biglietti legati alle politiche sulle emissioni. Tuttavia, anche in questo caso si percepisce un riflesso ricorrente: quando le difficoltà aumentano, si invoca l’intervento europeo.
Conclusione
La questione è più semplice di quanto venga presentata. L’Europa può sostenere, finanziare, orientare. Non può, però, correggere in luogo delle Canarie ciò che appartiene alla loro responsabilità politica e amministrativa.
Se i salari restano bassi, se la formazione è insufficiente, se la casa è diventata un privilegio per pochi, la radice del problema risiede nel modello economico e sociale dell’arcipelago. Un modello che richiede coraggio, riforme e scelte locali, non appelli fuori luogo a Bruxelles.
Un’Europa più attenta alle regioni ultraperiferiche è auspicabile. Un Governo canario che affronti con decisione ciò che dipende da lui lo sarebbe ancora di più.


