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Spagna: la sicurezza ferroviaria sotto accusa dopo gli ultimi incidenti

Segnalazioni ignorate, manutenzione sotto pressione e una rete che scricchiola mentre emergono interrogativi sulle responsabilità.

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✍️ Italiano alle Canarie

Una sequenza che fa rumore. Cartagena, Adamuz, Gelida, Girona. Nomi diversi, stesso risultato: una rete ferroviaria che, nel giro di pochi giorni, mostra crepe difficilmente archiviabili come semplici coincidenze. Il sospetto di una manutenzione e di una gestione non sempre all’altezza appare sempre più fondato.

Di fronte a morti e incidenti gravi, i macchinisti iniziano a parlare apertamente, riportando criticità segnalate da tempo e rimaste senza risposta. Non si tratta di denunce isolate o estemporanee, ma di un disagio strutturale che emerge ora con forza, mentre i fatti rendono sempre più difficile ignorarlo.

Centinaia di segnalazioni ignorate

È stato denunciato dal sindacato dei macchinisti ferroviari Semaf (Sindicato Español de Maquinistas Ferroviarios) che non si tratta di un singolo caso isolato, ma di centinaia di macchinisti che segnalano ad Adif, l’ente pubblico che gestisce e mantiene le ferrovie spagnole, criticità sulla rete senza ricevere risposte né vedere adottate misure correttive.

La notizia è stata diffusa dall’agenzia EFE, principale agenzia di stampa spagnola di rilievo internazionale.

Per quanto riguarda la linea Madrid-Barcellona, è stato riferito che che da oltre un anno e mezzo i macchinisti segnalano difetti infrastrutturali e richiedono interventi.

Solo ora, però, dopo i gravi incidenti ferroviari recenti, vengono introdotte limitazioni temporanee della velocità.

Secondo quanto riferito, non è chiaro perché le segnalazioni effettuate dai macchinisti non vengano prese in considerazione o se lo stato dell’infrastruttura venga ormai considerato normalizzato.

Il rischio evidenziato è che si finisca per accettare come ordinaria l’assenza di riscontri alle segnalazioni provenienti dal personale di servizio.

Sicurezza sul lavoro e responsabilità

Dopo l’incidente di domenica scorsa ad Adamuz (Cordova), con 43 vittime, e il deragliamento avvenuto martedì a Gelida (Barcellona), in cui è morto un macchinista, è stato sottolineato che i lavoratori «si giocano la vita» e che necessitano di garanzie di sicurezza che non risultano adeguatamente assicurate.

Riferendosi al caso di un macchinista che in due giorni ha segnalato oltre una trentina di criticità sulla linea Madrid-Barcellona, è stato precisato che il sindacato dispone di registrazioni di centinaia di macchinisti che hanno riportato rischi analoghi negli stessi punti della rete, senza ottenere riscontri.

Viene segnalato come un rischio per la sicurezza il fatto che le criticità vengano comunicate senza ottenere riscontri, fino a rendere normale l’assenza di ascolto, una dinamica emersa anche alla luce dei più recenti episodi.

Un sistema che deve migliorare

È stato riconosciuto che il sistema ferroviario spagnolo è, in generale, sicuro grazie all’esistenza di procedure e protocolli.

Tuttavia, ha evidenziato che il problema nasce quando tali procedure non funzionano per responsabilità dei livelli decisionali o quando le informazioni trasmesse dal personale che opera quotidianamente in prima linea non vengono adeguatamente prese in considerazione.

Oltre l’emergenza, una criticità strutturale

Le criticità espresse dai macchinisti non emergono oggi per la prima volta, ma risultano documentate e segnalate da tempo. Il punto centrale è che tali avvertimenti, pur provenendo da chi opera quotidianamente sulla rete, sono rimasti in larga parte inascoltati fino a quando la sequenza di incidenti ha reso impossibile continuare a considerarli episodi isolati.

In questo quadro, le prese di posizione odierne non appaiono come un gesto tardivo o strumentale, ma come l’esito di una pressione accumulata nel tempo.

In questo quadro emerge con chiarezza un elemento: la narrazione istituzionale rassicurante – fondata sull’idea che si siano verificati problemi circoscritti, ma che nel complesso la rete resti solida e sicura – entra in collisione con la realtà degli incidenti e delle vittime.
Quando gli avvertimenti precedono i fatti e vengono ignorati, la questione non è più comunicativa, ma di responsabilità.

È a questo punto che si apre un interrogativo inevitabile sulla gestione di un’infrastruttura che mostrava già, da tempo, segnali di cedimento e su chi, a diversi livelli decisionali, avrebbe dovuto intervenire prima.

Un tema che non può essere eluso, perché in un sistema complesso come quello ferroviario la sicurezza non è mai neutra e le omissioni, se accertate, chiamano sempre qualcuno a risponderne.

 

 

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