Tra emergenza idrica, consumo di suolo agricolo e concentrazione del potere nel sud dell’isola, il progetto di Adeje solleva più domande che certezze.
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✍️ Italiano alle Canarie
Nel sud di Tenerife prende forma un progetto presentato come strategico e capace di contribuire alla diversificazione dell’economia insulare. Il progetto è la cosiddetta città del cinema di Adeje, un complesso culturale e audiovisivo da 400.000 metri quadrati, promosso dalla società Imagine Green Studios S.L. e sostenuto da un investimento privato di 260 milioni di euro.
Un’iniziativa ambiziosa, che promette occupazione qualificata, attrazione di grandi produzioni internazionali e una riduzione, almeno parziale, della forte dipendenza dell’isola dal turismo.
Il progetto, tuttavia, si inserisce in un contesto territoriale, ambientale e politico che rende difficile limitarne la lettura a una semplice operazione di sviluppo economico.
Un progetto dichiarato strategico
Il Cabildo di Tenerife, oggi governato da Coalición Canaria e Partido Popular, ha avviato la richiesta di valutazione ambientale semplificata per un’opera dichiarata di interesse insulare già nel giugno del 2023, negli ultimi mesi del precedente governo socialista.
Una decisione che, allora come oggi, viene giustificata con la necessità di rendere l’economia dell’isola più resiliente, alla luce delle fragilità emerse durante la pandemia. La scelta della procedura semplificata, tuttavia, riduce il livello di approfondimento e di confronto pubblico su un progetto di grande scala, sollevando interrogativi sulla proporzionalità tra l’impatto previsto e il tipo di valutazione ambientale applicata.
Adeje e la concentrazione del potere nel sud dell’isola
La localizzazione scelta non è neutra. Il complesso sorgerà nel comune di Adeje, nel sud turistico di Tenerife, in un’area compresa tra il Llano de Majano e il Llano de las Aulagas, a ridosso del nucleo di Fañabé.
Adeje rappresenta da decenni uno dei centri nevralgici del modello turistico insulare e, non a caso, è governato dalla stessa figura istituzionale dal 1987.
Il sindaco è José Miguel Rodríguez Fraga, esponente del PSOE, alla guida del comune ininterrottamente da quasi quattro decenni.
Una continuità amministrativa che, pur senza mettere in discussione le capacità personali dell’attuale sindaco, solleva interrogativi legittimi sul tema dell’alternanza e sulla concentrazione del potere decisionale in territori chiave dello sviluppo economico.
Occupazione e diversificazione: benefici limitati?
La città del cinema viene presentata come un progetto complementare al turismo, non alternativo. Questo è uno dei nodi centrali della discussione. Le stime della società promotrice parlano di oltre 15.000 posti di lavoro al decimo anno di attività.
Si tratta però di un’occupazione prevalentemente settoriale, legata alle grandi produzioni audiovisive, alle multinazionali del settore e a profili professionali altamente specializzati.
Il rischio è che, come già avvenuto con il turismo, i benefici economici si concentrino su un numero ristretto di attori, senza tradursi in un miglioramento diffuso e strutturale delle condizioni della popolazione locale.
Una dinamica che solleva dubbi sulla reale capacità del progetto di incidere in modo equilibrato sul tessuto socio-economico dell’isola.
Suolo agricolo e trasformazione del territorio
A rendere il progetto particolarmente controverso è soprattutto il suo impatto sul territorio. L’area individuata era in passato destinata alla coltivazione di banane ed è considerata, da più parti, uno dei migliori suoli agricoli della zona.
La trasformazione definitiva di questo terreno in un complesso edilizio rappresenta una perdita irreversibile di capacità produttiva in un’isola che dipende in larga misura dalle importazioni alimentari.
Il fatto che oggi quel suolo non sia intensamente coltivato non ne annulla il valore strategico. In un contesto di crescente incertezza climatica, di pressione sulle risorse e di vulnerabilità della filiera alimentare, il consumo di terreno agricolo fertile assume una valenza che va oltre il singolo progetto e richiama una scelta politica sul modello di sviluppo territoriale.
Avifauna, area protetta e pressione ambientale
La questione ambientale non si esaurisce nel consumo di suolo. La futura città del cinema sorgerà a soli 70 metri dalla Riserva Naturale Speciale del Barranco del Infierno, area protetta per il suo valore biologico e paesaggistico.
La documentazione ambientale riconosce la possibile presenza di specie di avifauna protetta e il ruolo dell’area come zona di transito.
Le edificazioni previste, con altezze fino a 30 metri, potrebbero alterare corridoi ecologici già messi sotto pressione da decenni di urbanizzazione intensiva.
Gli studi presentati dalla società promotrice sostengono che la presenza di fauna sensibile sia oggi limitata a causa delle attività umane già esistenti.
Una conclusione che, più che rassicurare, evidenzia una contraddizione ricorrente: il degrado accumulato nel tempo viene utilizzato come argomento per giustificare nuove trasformazioni, in un processo che tende ad autoalimentarsi.
Acqua e emergenza idrica: una contraddizione evidente
Un ulteriore elemento critico emerge se si considera un dato che stride con la realtà attuale dell’isola. Secondo le stime ufficiali del progetto, il complesso consumerà annualmente circa 886.000 metri cubi di acqua, l’equivalente di 355 piscine olimpioniche, e genererà quasi mezzo milione di metri cubi di acque reflue.
Numeri rilevanti, presentati in una memoria tecnica redatta nel gennaio 2025, che non fa alcun riferimento allo stato di emergenza idrica dichiarato a Tenerife dal maggio dell’anno precedente e più volte prorogato.
In un territorio che affronta rischi concreti di approvvigionamento idrico, l’assenza di una riflessione esplicita su questo aspetto solleva interrogativi sulla coerenza complessiva dell’operazione.
Non si tratta di mettere in discussione l’utilità della diversificazione economica, ma di interrogarsi sulle priorità e sulla compatibilità tra grandi progetti e i limiti strutturali dell’isola.
Un bivio già noto alle Canarie
La città del cinema di Adeje si colloca così al centro di un bivio già noto alle Canarie: continuare a puntare su iniziative di grande scala, spesso calate dall’alto, oppure avviare una riflessione più ampia sul modello di sviluppo, sulla gestione delle risorse e sulla distribuzione reale dei benefici.
La risposta a questa domanda non riguarda soltanto un singolo progetto, ma il futuro stesso del territorio e la capacità delle istituzioni di coniugare crescita economica, tutela ambientale e interesse collettivo, disponendo al tempo stesso delle competenze tecniche, amministrative e del know-how necessari per governare processi complessi senza scaricarne i costi sulla collettività.


