La disoccupazione under 25 scende al 19,41% nel 2025 secondo l’INE. Il dato è sotto la media nazionale, ma il mercato del lavoro giovanile nell’arcipelago continua a mostrare fragilità profonde.
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Il dato ufficiale
Nel 2025 la disoccupazione giovanile alle Canarie si riduce di 5,33 punti e si attesta al 19,41%. La media nazionale si ferma al 23,01%, in calo di 1,89 punti rispetto all’anno precedente. I dati provengono dall’Encuesta de Población Activa (EPA) dell’Instituto Nacional de Estadística (INE).
A livello nazionale il numero di giovani tra 16 e 24 anni disoccupati scende a 407.900 unità, mentre gli occupati salgono a 1,36 milioni. Cresce anche la popolazione attiva giovanile, che raggiunge 1,77 milioni di persone.
Il quadro statistico evidenzia un miglioramento reale, sia in termini percentuali sia in valori assoluti.
Un numero che non è un traguardo
Il 19,41% di disoccupazione giovanile resta comunque un valore elevato nel contesto europeo. La media dell’Unione Europea negli ultimi anni si è collocata stabilmente su livelli sensibilmente inferiori rispetto a quelli spagnoli. Per l’arcipelago rappresenta una criticità strutturale.
In termini concreti significa che quasi un giovane su cinque è senza lavoro. Significa anche percorsi professionali frammentati, redditi discontinui e difficoltà ad accedere all’autonomia abitativa in un territorio dove il costo degli affitti continua a crescere.
Il confronto territoriale offre una prospettiva utile. Le Baleari registrano un tasso del 12,52%, mentre l’Estremadura supera il 37%. Le Canarie non figurano tra le realtà più critiche del Paese, ma continuano a collocarsi in una fascia di vulnerabilità occupazionale significativa.
Il miglioramento statistico non coincide automaticamente con una trasformazione qualitativa del mercato del lavoro.
La questione dell’occupazione
La struttura economica delle isole rimane fortemente legata al turismo e ai servizi, settori caratterizzati da stagionalità e ciclicità. La produttività contenuta e i salari medi inferiori alla media nazionale incidono sulle prospettive di stabilità per i giovani.
Un elemento centrale del dibattito riguarda i contratti cosiddetti “fissi discontinui”, rafforzati dopo la riforma del mercato del lavoro. Si tratta formalmente di contratti a tempo indeterminato, ma con periodi di inattività non retribuita legati alla stagionalità dell’attività economica. Il rapporto di lavoro resta in essere, mentre la continuità del reddito può risultare intermittente.
In territori ad alta vocazione turistica come le Canarie questa tipologia contrattuale ha un peso rilevante. Parte della riduzione della temporalità tradizionale si è tradotta in trasformazioni verso contratti fissi discontinui. Il dato occupazionale migliora sul piano formale, mentre la stabilità economica effettiva resta fragile.
In questo contesto la stabilità giuridica e la stabilità reddituale non sempre coincidono.
Dinamiche demografiche e mobilità
La diminuzione della disoccupazione giovanile va letta anche alla luce delle dinamiche migratorie. Mobilità interna ed emigrazione verso altre regioni o Paesi possono incidere sulla composizione della popolazione attiva. La riduzione del tasso non dipende esclusivamente dalla creazione di nuova occupazione stabile.
Analizzare i flussi, la qualità dei contratti e la durata effettiva dell’impiego consente una lettura più completa del fenomeno.
Un’occupazione in leggero miglioramento, ma lungi dall’essere risolta
Il calo registrato nel 2025 rappresenta un segnale positivo e va riconosciuto come tale. La distanza da un mercato del lavoro solido e capace di offrire prospettive durature ai giovani resta però evidente.
Finché quasi un giovane su cinque rimane escluso o inserito in percorsi professionali fragili, la questione occupazionale giovanile alle Canarie non può considerarsi superata. Il dato migliora, ma la trasformazione strutturale del mercato del lavoro giovanile resta ancora da costruire.


