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Canarie, tagliare le tasse non basta: il limite delle politiche fiscali sui prezzi

Il caro carburanti spinge gli interventi, ma i margini di manovra sono molto ristretti: gran parte dei prodotti è già tassata tra lo 0% e il 3%

✍️ Italiano alle Canarie

⌚Tempo di lettura: 4 min

Nel tentativo di contenere gli effetti dell’aumento dei prezzi dei carburanti, legati anche alle tensioni internazionali, il Governo delle Canarie sta cercando di intervenire con lo strumento più diretto a disposizione: la leva fiscale.

L’obiettivo è attenuare l’impatto sul potere d’acquisto dei cittadini. Il problema è che il margine di manovra risulta molto esiguo.

Una parte rilevante dei prodotti del carrello della spesa è infatti già esente da imposte, mentre altri sono soggetti a un’aliquota ridotta tra lo 0% e il 3%. In questo contesto, anche eventuali ulteriori riduzioni rischiano di avere un impatto limitato nella percezione reale dei prezzi.

L’Esecutivo regionale ha annunciato che sale, burro e caffè passeranno da un’imposizione del 3%, tramite l’IGIC (Imposta Generale Indiretta Canarie), allo 0%.

Secondo le stime del Governo, la misura, prevista inizialmente per i prossimi 100 giorni, comporterà un impatto sulle entrate della comunità pari a 900.000 euro. Una cifra che può apparire rilevante in termini assoluti, ma che, su scala complessiva, si traduce in un impatto limitato, poco più di una goccia rispetto alla dinamica generale dei prezzi.

Margine limitato per nuove riduzioni fiscali

La previsione è che questo intervento si aggiunga a quello annunciato prima dell’inizio della guerra, che prevedeva la riduzione dell’imposta su 45 prodotti di base del carrello della spesa. Al momento non sono stati indicati i prodotti specifici interessati. Il margine di azione resta comunque limitato, poiché una parte significativa dei beni essenziali è già esente da imposte.

I prodotti fondamentali del carrello della spesa canario non sono soggetti a tassazione. L’acquisto di formaggio, gofio, cereali, farine, pane, pasta non ripiena, olio d’oliva, frutta, verdura, ortaggi e acqua non comporta il pagamento di imposte sul prodotto finale. Altri beni considerati necessari sono invece soggetti a un’aliquota del 3%, tra cui carne, pesce, marmellate, miele di palma, pasta ripiena (precotta, cotta o preparata), dolci, prodotti di pasticceria, quesadillas, cioccolato, cioccolatini e salumi.

I prodotti con maggiore tassazione

I prodotti meno essenziali sono soggetti a un’imposizione più elevata. Le bevande analcoliche e i prodotti con zucchero rientrano tra il 5% e il 7%, mentre le bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina arrivano fino al 15%.

Il Governo delle Canarie ha inoltre proposto di ridurre l’IGIC sui carburanti, seguendo l’esempio del Governo centrale con l’IVA. A livello nazionale l’impatto è stato più significativo, con il passaggio dal 21% al 10%, ma nel contesto canario l’efficacia di questo tipo di intervento resta ridotta.

Impatto limitato anche sui carburanti

Nelle Canarie l’effetto sul potere d’acquisto sarà invece più contenuto, poiché l’imposta passerebbe dall’1% allo 0%. La misura comporterebbe una minore entrata di 3,9 milioni di euro nei 100 giorni previsti per l’attuazione delle nuove iniziative annunciate.

Anche su questo fronte l’effetto appare contenuto su scala complessiva. Un segnale che, ancora una volta, evidenzia i limiti della leva fiscale nel modificare dinamiche che dipendono anche da fattori strutturali.

Il quadro che emerge va oltre la sola leva fiscale. Quando gran parte dei beni essenziali è già esente o soggetta a un’imposizione minima, ridurre ulteriormente le imposte non basta a incidere in modo significativo sui prezzi finali.

Una lezione da non ignorare

Questo passaggio evidenzia una questione più ampia, legata non solo alla fiscalità ma alla struttura stessa dei prezzi nelle Canarie. Il costo finale dei prodotti dipende da fattori strutturali, come insularità, logistica, dipendenza dalle importazioni e distribuzione, che incidono lungo tutta la filiera.

Il risultato è che, anche in presenza di imposte molto basse o azzerate, i prezzi possono restare elevati. Un segnale che va oltre la contingenza attuale e che richiama dinamiche già osservate nel tempo.

In più occasioni, infatti, il costo del carrello della spesa nelle Canarie è risultato tra i più alti della Spagna, al netto di alcune eccezioni come i carburanti. Un dato che rafforza l’idea che il problema non sia riconducibile esclusivamente alla leva fiscale.

In questo quadro, emerge con maggiore evidenza che questi stessi fattori strutturali incidono in modo determinante sulla formazione dei prezzi.

Il punto, quindi, non è solo quanto si tassa, ma come si costruisce il prezzo finale.

 

 

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