Dopo anni di cantieri, ritardi e milioni spesi, chi pagherà il conto?
✍️ Italiano alle Canarie
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Coalición Canaria, formazione nazionalista canaria che oggi guida il governo regionale insieme al Partito Popolare, alza il livello dello scontro politico sulla MetroGuagua e mette sul tavolo una promessa che, se mantenuta, segnerebbe una svolta radicale nella mobilità di Las Palmas de Gran Canaria: fermare il progetto nel 2027 in caso di vittoria alle elezioni comunali.
La formazione nazionalista sostiene che non si possa continuare a investire denaro pubblico in un’opera che, a suo giudizio, ha perso direzione, credibilità e capacità di offrire risposte concrete alla città.
Il messaggio politico è netto, ma apre inevitabilmente una domanda ancora più pesante: dopo anni di lavori, disagi, deviazioni, attività economiche penalizzate e fondi già impiegati, che cosa accadrebbe davvero se la MetroGuagua venisse fermata?
Perché il punto, ormai, non è più soltanto se l’opera piaccia o meno, ma il fatto che la MetroGuagua, nata come grande opera di trasformazione urbana e di modernizzazione del trasporto pubblico, sia diventata nel tempo una sorta di tela di Penelope della gestione amministrativa cittadina, tra avanzamenti, rallentamenti e continui rinvii.
Un progetto che dura da anni
La MetroGuagua non è una vicenda nata ieri. Il progetto prende forma pubblicamente già nel 2016, mentre nel 2017 arrivano gli annunci operativi e l’avvio delle prime opere. Nel 2018 il cantiere entra ancora di più nella percezione quotidiana della città, con interventi più visibili e un impatto crescente sulla viabilità e sui quartieri interessati.
Da allora, però, il percorso non ha seguito una traiettoria lineare. Il progetto è passato attraverso fasi successive, riassetti, nuove aggiudicazioni, interventi parziali, modifiche e tempi che si sono allungati ben oltre le aspettative iniziali. Quello che avrebbe dovuto rappresentare un asse moderno e rapido per il trasporto pubblico urbano si è progressivamente trasformato, agli occhi di una parte crescente dell’opinione pubblica, in una lunga stagione di stop and go.
Il problema politico e amministrativo non è soltanto la durata dei lavori, ma soprattutto l’assenza, ancora oggi, di una data definitiva e realmente rassicurante sulla conclusione complessiva dell’opera. Proprio in questo vuoto si inserisce l’offensiva di Coalición Canaria.
La promessa di fermare tutto nel 2027
Il partito, attraverso la sua struttura locale a Las Palmas de Gran Canaria, ha espresso un rifiuto frontale dell’attuale sviluppo del progetto. Per i nazionalisti, la MetroGuagua ha finito per dividere i quartieri, incidere sulla vita quotidiana di residenti e commercianti e logorare la fiducia dei cittadini.
La segretaria locale Esther Monzón ha parlato di una città intrappolata in un’opera interminabile, mentre il portavoce municipale David Suárez ha sostenuto che ulteriore tempo e ulteriori risorse non risolverebbero un progetto considerato sbagliato fin dall’origine.
La posizione di Coalición Canaria è dunque politica, ma anche simbolica: chiudere una stagione che considera fallimentare e aprirne un’altra, fondata su un diverso modello di mobilità.
Il partito chiarisce che il proprio no alla MetroGuagua non equivale a un rifiuto del trasporto pubblico sostenibile.
Al contrario, rivendica la necessità di una mobilità moderna, progettata con rigore, tempi certi e una maggiore condivisione con tecnici, professionisti e settori sociali ed economici.
Il vero problema: il conto già aperto
Qui, però, si arriva al cuore della questione. Dire oggi che la MetroGuagua va fermata può avere una forza politica immediata, soprattutto in una città che da anni convive con cantieri, deviazioni, rallentamenti e malcontento diffuso. Tuttavia la vera domanda non riguarda solo il futuro del progetto, ma anche il suo passato e il suo presente.
Chi paga il conto di tutto ciò che è già accaduto?
Perché se nel 2027 dovesse davvero arrivare lo stop, non si partirebbe da zero. Resterebbero sul tavolo gli anni trascorsi, le risorse già investite, i disagi imposti alla cittadinanza, l’impatto economico sui commercianti delle zone interessate e il peso politico di una delle opere pubbliche più discusse degli ultimi anni in città.
Questo è il punto che rischia di sfuggire nella propaganda di parte, sia di chi difende il progetto a ogni costo sia di chi oggi promette di archiviarlo.
Una grande opera urbana non si cancella con uno slogan. Non spariscono i soldi già spesi. Non spariscono i quartieri che hanno convissuto con i lavori. Non sparisce il tempo perso. Non spariscono neppure le responsabilità politiche accumulate lungo il percorso.
Per questo la questione non può essere ridotta a una formula semplice, del tipo “la fermeremo e volteremo pagina”.
Voltare pagina, in casi come questo, significa anche spiegare che cosa resterà, che cosa sarà recuperabile, che cosa sarà riconvertito e soprattutto chi si assumerà la responsabilità politica del bilancio finale.
Tra promessa iniziale e realtà attuale
La distanza tra l’ambizione originaria e la situazione attuale è uno degli aspetti che più pesano nel dibattito pubblico. La MetroGuagua era stata presentata come un’infrastruttura capace di cambiare il volto della mobilità cittadina, migliorare i collegamenti e dare a Las Palmas de Gran Canaria un sistema di trasporto pubblico più competitivo ed efficiente.
Con il passare del tempo, però, questa promessa si è scontrata con una realtà molto più complessa. Il cantiere si è trascinato, i tempi si sono dilatati, le certezze si sono indebolite e la sensazione di molti cittadini è che la città continui a pagare il prezzo di un’opera che ancora non arriva a compimento.
Proprio su questa frattura tra aspettative e realtà Coalición Canaria cerca oggi di costruire il proprio messaggio: la MetroGuagua non come progetto da correggere, ma come esperienza da chiudere.
Mobilità sì, ma con quale modello?
La proposta alternativa evocata da Coalición Canaria, però, resta per ora soprattutto politica e programmatica. Per diventare davvero credibile dovrebbe essere accompagnata da risposte concrete a una serie di domande essenziali: quale alternativa verrebbe proposta al tracciato e agli interventi già realizzati?
In che modo verrebbero recuperati o riutilizzati gli spazi trasformati?
Quanto costerebbe fermare l’opera rispetto a completarla?
In quanto tempo la città potrebbe finalmente uscire da questa fase di sospensione permanente?
Sono interrogativi decisivi, perché la critica alla MetroGuagua può trovare ascolto in una parte della città ormai stanca.
Il passo successivo, però, non può fermarsi alla denuncia. Deve entrare nel terreno più difficile: quello delle soluzioni praticabili.
Una questione ormai tutta politica
La promessa di Coalición Canaria ha quindi un effetto immediato: trasforma la MetroGuagua in uno dei possibili temi centrali del confronto elettorale verso il 2027.
Da una parte c’è chi continua a difendere l’opera come asse strategico della mobilità urbana. Dall’altra c’è chi ritiene che il progetto abbia già consumato troppo capitale economico, urbano e politico per poter essere ancora salvato.
Nel mezzo resta la città, che da anni aspetta una conclusione chiara. È proprio qui che si gioca la partita più importante: non solo sul sì o sul no alla MetroGuagua, ma sulla credibilità di chi, dopo quasi un decennio di cantieri e rinvii, pretende di convincere i cittadini di avere finalmente la soluzione giusta.


