I migliori 5 articoli
di questa settimana

Articoli correlati

Sradicare la povertà nelle Canarie costerebbe 1 miliardo e 446 milioni di euro all’anno

Una cifra rilevante, ma non impossibile, per un arcipelago in cui il turismo vale 23 miliardi e 375 milioni di euro e rappresenta il 37,7% del PIL regionale. Il punto non è solo quanto costerebbe eliminare la povertà, ma se esista la volontà politica di farlo davvero.

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 4 minuti

Il dato non nasce da una dichiarazione politica, ma da uno studio economico: il rapporto Analisi dell’esclusione sociale ed economica in Spagna e nei suoi territori, elaborato dall’Ivie e dalla Fondazione Ramón Areces. L’Ivie, sigla dell’Istituto Valenciano di Ricerche Economiche, è un centro specializzato nell’analisi economica e collegato all’Università di Valencia. La Fondazione Ramón Areces è invece una fondazione privata senza scopo di lucro, attiva nel sostegno alla ricerca scientifica, alla formazione e alla diffusione della conoscenza.

Secondo lo studio, alle Canarie servirebbero 1 miliardo e 446 milioni di euro all’anno, pari al 3% del proprio PIL, per eliminare il rischio di povertà.

La ricerca analizza la povertà nei territori della Spagna da una prospettiva economica, prendendo come riferimento il reddito e utilizzando le soglie del 60% della mediana per la povertà e del 40% per la povertà estrema.

In un’economia in cui il turismo muove quasi quattro euro su dieci, il dato ridimensiona almeno in parte l’alibi dell’impossibilità economica e sposta la questione sul terreno delle priorità politiche.

Questa cifra equivale al 3% del PIL regionale, una proporzione superata soltanto da Andalusia e Regione di Murcia nell’insieme del Paese, e supera ampiamente il bilancio regionale destinato a combattere la povertà, che si aggira intorno a poco più di 200 milioni di euro.

La percentuale assume un peso politico ancora più evidente se confrontata con la struttura economica dell’arcipelago: secondo lo studio Impactur presentato dal Governo delle Canarie ed Exceltur, il turismo rappresenta il 37,7% dell’economia regionale.

Il confronto non è contabile in senso stretto, ma aiuta a misurare la distanza tra la ricchezza generata dal principale motore economico delle Isole e le risorse necessarie per affrontare la povertà.

Nel complesso della Spagna, sarebbero necessari 24 miliardi di euro per eliminare la povertà, pari all’1,8% del PIL nazionale.

Un miglioramento insufficiente

Le Canarie hanno ridotto alcuni indicatori di povertà negli ultimi anni. Per esempio, la povertà estrema — persone con redditi inferiori al 40% della mediana nazionale — è scesa nelle Canarie dal 15,7% del 2015 al 9,7% del 2023.

Il progresso, però, non è stato sufficiente per far uscire l’arcipelago dal gruppo delle comunità con i maggiori livelli di precarietà.

Nel 2023, il 26,1% della popolazione canaria era a rischio di povertà, una percentuale ancora molto superiore alla media spagnola, pari al 20,2%. Il quadro diventa ancora più ampio se si considera l’indicatore AROPE, che misura il rischio di povertà e/o esclusione sociale: secondo i dati più recenti richiamati dal Governo delle Canarie ed EAPN, nel 2025 il 31,2% della popolazione dell’arcipelago si trovava ancora in questa condizione.

Per questo motivo, lo studio colloca le Isole insieme ad Andalusia, Estremadura, Castiglia-La Mancia, Comunità Valenciana e Regione di Murcia nella fascia bassa degli indicatori di precarietà. Si tratta di territori nei quali povertà ed esclusione continuano ad avere un peso strutturale, nonostante il miglioramento generale registrato dal 2015.

Avere un lavoro non basta

Il quadro delle Canarie, secondo il rapporto, mostra che avere un lavoro non rappresenta necessariamente una via d’uscita dalla povertà.

La percentuale di persone occupate all’interno della popolazione a rischio di povertà si attesta intorno al 28,1% nel 2023. In altre parole, circa tre persone povere su dieci nelle Isole hanno un impiego, ma i loro redditi non sono sufficienti per superare la soglia di povertà.

Questa situazione si verifica anche a livello nazionale. Il documento segnala che circa un terzo delle persone a rischio di povertà lavora, una realtà che mette in evidenza il peso dei bassi salari, della temporaneità e della precarietà lavorativa.

L’infanzia, la più colpita

Un altro punto centrale del rapporto riguarda l’età.

Nelle Canarie, l’incidenza della povertà è elevata tra i minori di 18 anni. Nel 2023, il rischio di povertà in questa fascia ha raggiunto il 37,1%, una percentuale molto superiore alla media generale dell’arcipelago.

La situazione dell’infanzia e dei giovani emerge come uno dei principali segnali d’allarme. Lo studio sottolinea che il rischio di povertà infantile in Spagna è particolarmente preoccupante e che la precarietà giovanile si aggrava quando vengono analizzati indicatori multidimensionali, come la deprivazione materiale o la bassa intensità lavorativa nelle famiglie.

Una sfida strutturale

La conclusione indicata dal rapporto è chiara: le Canarie sono migliorate in alcuni indicatori, ma non sono riuscite a uscire dal gruppo delle comunità con i maggiori problemi di povertà ed esclusione.

Il costo stimato di 1 miliardo e 446 milioni di euro all’anno permette di misurare la dimensione della sfida.

Il rapporto sostiene che il consolidamento dei progressi richiede un rafforzamento del sistema di protezione sociale, un miglioramento dell’accesso agli aiuti e una particolare attenzione ai collettivi più vulnerabili, tra cui giovani, donne, lavoratori con bassi salari e popolazione infantile.

Nelle Canarie, la cifra riassume la portata del problema: eliminare il rischio di povertà richiederebbe uno sforzo equivalente al 3% di tutta l’economia regionale. Una percentuale certamente importante, ma non impossibile da raggiungere se esistesse davvero la volontà politica di trasformare una parte della ricchezza prodotta nell’arcipelago in una risposta netta e strutturale alla povertà.

 

 

Articoli popolari