Fernando Clavijo chiede allo Stato di difendere a Bruxelles le esenzioni ETS per evitare nuovi costi sui collegamenti aerei e marittimi dell’arcipelago.
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Il rischio rincari sui collegamenti aerei
Il presidente delle Canarie, Fernando Clavijo, ha avvertito il Governo centrale che l’applicazione completa del sistema europeo delle quote sulle emissioni inquinanti (ETS) potrebbe comportare un aumento del costo dei voli nell’arcipelago.
Secondo uno studio commissionato dal Governo delle Canarie, i biglietti aerei tra le isole potrebbero rincarare di circa due o tre euro, mentre i collegamenti con la Penisola potrebbero subire aumenti compresi tra i 15 e i 20 euro.
Secondo quanto affermato dall’Esecutivo regionale nel comunicato del 27 maggio 2026, Clavijo ritiene che queste misure avrebbero un “forte impatto sulla connettività e sull’economia canaria”.
Nello stesso comunicato, il presidente chiede al Governo spagnolo una difesa “ferma e decisa” davanti alle istituzioni europee affinché le esenzioni previste per le regioni ultraperiferiche (RUP) vengano mantenute anche oltre il 2030.
La richiesta è stata formalizzata in una lettera inviata al presidente del Governo, Pedro Sánchez, nella quale Clavijo avverte delle “conseguenze economiche e sociali” che avrebbe per le Canarie l’eliminazione di queste misure.
Il presidente delle Canarie sottolinea inoltre che l’eventuale eliminazione delle esenzioni “non solo aumenterebbe i costi del trasporto aereo e marittimo, ma potrebbe anche provocare una deviazione del traffico marittimo verso rotte alternative”, con ripercussioni dirette su settori strategici dell’arcipelago come il turismo, il commercio e lo sviluppo economico.
Protezione per i porti canari
La lettera inviata a Pedro Sánchez include anche la richiesta di “rivedere la normativa europea sulle emissioni legate al trasporto marittimo” con l’obiettivo di “proteggere la competitività dei porti canari rispetto a quelli dei Paesi terzi”.
Il timore espresso è che questa situazione possa favorire “lo spostamento dei traffici verso infrastrutture portuali situate nel Nord Africa”, con possibili conseguenze economiche per l’arcipelago.
L’Esecutivo regionale evidenzia inoltre che la richiesta arriva in “un momento particolarmente rilevante”, dato che la Commissione europea sta valutando il funzionamento delle direttive del Sistema europeo di scambio delle emissioni applicate al trasporto aereo e marittimo.
Le conclusioni di questa analisi sono attese prima dell’estate e saranno determinanti per capire se le esenzioni previste per le regioni ultraperiferiche continueranno a essere mantenute anche in futuro.
Il peso finale sui consumatori
Dietro il tema delle quote sulle emissioni inquinanti si nasconde un meccanismo che, alla fine, rischia di trasferire ancora una volta il costo direttamente sugli utenti.
Nel concreto, il sistema ETS obbliga compagnie aeree e marittime ad acquistare quote per coprire parte delle emissioni prodotte dai trasporti. Un costo che, nella pratica, tende poi a essere incorporato nei prezzi finali dei biglietti e dei servizi.
La questione solleva quindi anche un tema più ampio: fino a che punto le politiche ambientali europee riescono davvero a coniugare sostenibilità e realtà economica dei territori più fragili e periferici?
Nel caso delle Canarie, arcipelago lontano dal continente e fortemente dipendente dai collegamenti aerei e marittimi, il rischio è che nuove imposizioni burocratiche e ambientali possano tradursi in ulteriori rincari per cittadini, residenti e turisti.
Il punto politico, oltre a quello ambientale, resta quindi molto concreto: quando una normativa europea nasce lontano dai territori ultraperiferici, il rischio è che il conto finale venga presentato a chi non ha alternative reali per muoversi, lavorare, commerciare o semplicemente restare collegato al continente.


