I commercianti denunciano un vantaggio fiscale a favore delle grandi piattaforme: sotto i 150 euro, una parte degli acquisti online entra nelle isole senza pagare IGIC, mentre i negozi locali applicano l’imposta sulle proprie vendite.
✍️ Italiano alle Canarie
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Il commercio canario prova a fare fronte comune contro una regola che considera ormai penalizzante. Piccole, medie e grandi imprese del settore hanno chiesto al Governo delle Canarie di eliminare la franchigia fiscale dell’IGIC per determinate spedizioni di commercio elettronico.
La richiesta è stata formalizzata attraverso un documento congiunto, dopo un incontro con l’Esecutivo regionale al quale hanno partecipato il presidente del Governo delle Canarie, Fernando Clavijo, il vicepresidente e consigliere dell’Economia, Manuel Domínguez, e la consigliera delle Finanze, Matilde Asián. Il settore vuole sfruttare il nuovo scenario europeo per correggere quella che considera una distorsione della concorrenza a favore delle grandi piattaforme digitali.
Un fronte comune del commercio
La questione riguarda il diverso trattamento fiscale tra chi vende nelle isole e chi raggiunge il consumatore canario attraverso il commercio elettronico. I negozi che operano nell’arcipelago applicano l’IGIC, mentre una parte degli acquisti online beneficia ancora dell’esenzione prevista per le spedizioni di basso valore.
Secondo i commercianti, questa differenza altera le regole del gioco. Il problema non riguarda soltanto qualche euro in meno sul prezzo finale, ma l’effetto complessivo su un tessuto commerciale che sostiene affitti, salari, imposte e costi operativi nel territorio.
Il cambiamento europeo come punto di svolta
Il calendario europeo ha riaperto la partita. Dal 1º luglio 2026, il nuovo quadro comunitario eliminerà la franchigia doganale di 150 euro, introdurrà un onere fisso per ogni dichiarazione e renderà obbligatoria la dichiarazione doganale per le spedizioni di basso valore.
Per il commercio canario, quella data segna un passaggio decisivo. La tesi del settore è che, se l’Europa rafforza il controllo fiscale e doganale sui piccoli invii, le Canarie non dovrebbero mantenere un’esenzione IGIC nata in un contesto ormai superato. Il rischio, secondo questa lettura, è che l’arcipelago resti disallineato rispetto alla nuova politica europea sul commercio elettronico.
Una richiesta che arriva da lontano
La protesta non nasce oggi. Da anni il commercio canario sostiene che l’esenzione sugli acquisti online di basso valore favorisca soprattutto le grandi piattaforme e penalizzi le attività presenti fisicamente nelle isole.
Nel 2025, la Camera di Commercio di Santa Cruz de Tenerife aveva già sostenuto che la decisione europea di eliminare la soglia dei 150 euro dovesse accelerare una revisione analoga nelle Canarie.
Il Parlamento delle Canarie, già nel 2022, aveva approvato all’unanimità una proposta non legislativa per proteggere il commercio locale dagli effetti di questa franchigia. Il nuovo calendario europeo rende ora la questione più urgente, perché la pressione delle imprese coincide con un cambio normativo che riguarda l’intero commercio elettronico.
La richiesta al Governo delle Canarie
Il documento presentato all’Esecutivo regionale chiede che le Canarie definiscano una posizione ufficiale prima del 1º luglio 2026 e promuovano la soppressione dell’esenzione IGIC per le spedizioni di basso valore.
Il settore propone anche un sistema di riscossione all’origine, in modo che l’imposta venga applicata al momento dell’acquisto e non si trasformi in un nuovo carico burocratico per il consumatore.
L’obiettivo è evitare che la fine della franchigia produca più pratiche, più ritardi e più confusione per chi compra online. Il modello difeso dai commercianti prevede che siano le piattaforme a riscuotere l’IGIC fin dall’inizio dell’operazione, per poi trasferirlo all’Agenzia delle Entrate canaria. In questo modo, secondo il settore, si potrebbero riequilibrare le condizioni di mercato senza penalizzare l’esperienza di acquisto.
Parità fiscale e commercio locale
I commercianti collegano questa richiesta alla difesa dell’occupazione e dell’attività economica nelle Canarie. Secondo le loro stime, il settore commerciale sostiene circa 160.000 posti di lavoro nell’arcipelago e rappresenta una componente rilevante dell’economia insulare.
La fine della franchigia non viene presentata come una nuova tassa, ma come una correzione di trattamento tra operatori che vendono allo stesso consumatore. Il commercio canario chiede che chi compete nel mercato insulare lo faccia con regole equivalenti, sia che venda da un negozio fisico, da un’attività locale online o da una grande piattaforma esterna.


