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Gran Canaria, il paradosso della terra abbandonata: oltre il 61% della superficie agraria resta inutilizzato

Mentre si parla di sovranità alimentare, più di sei ettari agrari su dieci restano senza coltivazione: il Banco de Tierras prova a riaprire una partita che riguarda territorio, economia e politica.

✍️ Italiano alle Canarie
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Secondo il Rapporto statistico della Mappa delle Coltivazioni di Gran Canaria del Governo delle Canarie, solo il 38,83% della superficie agraria totale viene oggi utilizzato per attività agricole. Il resto rimane fermo, improduttivo, spesso abbandonato a se stesso.

Un territorio che produce meno di quanto potrebbe

Il problema non è soltanto agricolo. Una terra non coltivata non rappresenta solo un’occasione economica perduta, ma anche un segnale di arretramento del mondo rurale, di perdita di presidio del territorio e di progressivo indebolimento della capacità dell’isola di produrre almeno una parte maggiore del proprio cibo.

Il Cabildo di Gran Canaria punta ora sul Banco de Tierras come strumento per rimettere in circolo i terreni agricoli in disuso, mettendo in contatto i proprietari con chi è disposto a lavorarli. L’obiettivo dichiarato è ridurre la superficie abbandonata, incentivare l’agricoltura e aumentare le quote di sovranità alimentare.

La misura può avere un senso, ma il dato resta pesante: più di sei ettari agrari su dieci non sono coltivati. In un’isola che dipende fortemente dall’esterno per l’approvvigionamento alimentare, questa percentuale non può essere letta come una semplice anomalia tecnica. Rappresenta una criticità strutturale.

Il Banco de Tierras come risposta a un problema già evidente

Il consigliere del Settore Primario, Sovranità Alimentare e Sicurezza Idrica del Governo insulare, Miguel Hidalgo, ha definito i Banchi della Terra uno strumento strategico per creare un collegamento tra chi possiede terreni e chi desidera coltivarli.

Secondo Hidalgo, questa iniziativa può servire a riattivare il territorio, generare occupazione, fissare popolazione nelle zone rurali e avanzare verso un modello insulare più resiliente e sostenibile.

Il punto centrale, però, resta un altro: se una parte così ampia della superficie agraria è inutilizzata, la questione non riguarda solo la disponibilità dei terreni. Riguarda anche la capacità delle istituzioni e della politica di creare condizioni reali perché tornare all’agricoltura sia conveniente, accessibile e sostenibile. Senza acqua a costi ragionevoli, incentivi efficaci, meno burocrazia, ricambio generazionale e prospettive economiche credibili, il rischio è che il Banco de Tierras resti uno strumento utile sulla carta, ma insufficiente nella realtà.

L’abbandono agricolo cambia il paesaggio e aumenta i rischi

Il progressivo allontanamento dal mondo rurale produce effetti che vanno oltre l’economia. L’abbandono dei terreni incide sul paesaggio, sull’ambiente, sulla biodiversità e sulla memoria agricola dell’isola.

Hidalgo ha richiamato anche il legame tra perdita dell’attività agricola e rischio incendi. Quando il territorio non viene lavorato, curato e presidiato, aumenta la vulnerabilità delle aree rurali e forestali.

La perdita di popolazione nelle zone interne, la scarsa partecipazione dei giovani nel settore agricolo e la bassa percentuale delle donne in condizioni di piena parità completano un quadro fragile. Il problema, quindi, non è soltanto quanta terra resta senza coltivazione, ma quale modello di isola si sta costruendo mentre quella terra resta vuota.

Una sfida che va oltre gli annunci

Il Banco de Tierras può rappresentare uno strumento utile, ma da solo non basta a invertire una tendenza così profonda. Recuperare i terreni agricoli in disuso significa affrontare costi, accesso all’acqua, redditività delle coltivazioni, ricambio generazionale, burocrazia e reale attrattività del settore primario.

Il 61,17% di superficie agraria inutilizzata non è solo un numero. È la fotografia di un territorio che ha perso una parte della propria funzione produttiva e che ora prova a recuperarla.

La vera domanda è se Gran Canaria voglia davvero tornare a coltivare una parte significativa della propria terra, oppure se continuerà a parlare di sovranità alimentare mentre la maggioranza della superficie agraria resta ferma.

 

 

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