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San Bartolomé de Tirajana prova a mettere un tetto alle case vacanza

Con quasi 5.000 case vacanza registrate, il principale comune turistico di Gran Canaria prova a limitare un fenomeno che negli anni ha trasformato interi quartieri residenziali.

✍️ Italiano alle Canarie

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Il cuore turistico del sud di Gran Canaria

San Bartolomé de Tirajana non è un municipio qualunque. Rappresenta il grande motore turistico del sud di Gran Canaria, con località come Maspalomas, Playa del Inglés e San Agustín, da decenni al centro dell’economia turistica dell’isola.

Proprio per questo, la decisione del Comune di avviare l’iter per una nuova ordinanza municipale sulla vivienda vacacional non può essere letta come un semplice intervento tecnico. Arriva in uno dei territori dove il turismo ha generato ricchezza, occupazione e sviluppo, ma anche una pressione crescente sull’abitare quotidiano.

Un fenomeno lasciato crescere troppo a lungo

Secondo i dati del Registro Generale Turistico delle Canarie, a San Bartolomé de Tirajana risultano iscritte ben 4.867 viviendas vacacionales. Oltre il 90% si trova in suolo urbano consolidato.

Il dato è significativo: il fenomeno non riguarda solo zone esclusivamente turistiche, ma entra direttamente nel tessuto urbano, nei condomìni, negli edifici residenziali e negli spazi dove vivono residenti stabili.

La sensazione è che, dopo anni in cui la vivienda vacacional è cresciuta con grande rapidità, ora l’amministrazione provi finalmente a mettere mano a una realtà che ha superato ogni previsione iniziale.

Un tetto massimo per edificio o per zona

Tra le ipotesi allo studio figura la possibilità di fissare una percentuale massima di abitazioni destinate all’uso turistico per edificio o per sezione elettorale.

Il Comune valuta anche condizioni di accesso differenziato, limiti di occupazione simultanea e quote massime nelle zone considerate ad ammissione ristretta, sulla base di indicatori di pressione residenziale o turistica.

In pratica, l’obiettivo è evitare che interi edifici o intere aree urbane finiscano progressivamente trasformati in spazi quasi esclusivamente turistici.

La convivenza come problema centrale

L’amministrazione sostiene di voler proteggere l’accesso alla casa, favorire la convivenza tra vicini e offrire maggiore sicurezza giuridica sia ai residenti sia a chi svolge questa attività economica.

Il punto critico, però, resta evidente: quando la regolamentazione arriva dopo una forte espansione del fenomeno, il rischio è che il Comune non stia governando una trasformazione in fase iniziale, ma cercando di correggere una situazione già molto avanzata.

Tre tipi di zone

La futura ordinanza prevede una zonificazione del municipio, distinguendo tra aree di ammissione libera condizionata, dove la vivienda vacacional sarà consentita nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge e dall’ordinanza; aree di ammissione ristretta, nelle quali la pressione residenziale o turistica potrà giustificare l’introduzione di quote massime; e aree di non ammissione, motivate dalla necessità di proteggere la funzione residenziale, dalla carenza di vivienda habitual o dall’incompatibilità con alcune tipologie edilizie.

Una regolazione necessaria, ma tardiva

San Bartolomé de Tirajana prova così a dotarsi di uno strumento per ordinare un settore diventato centrale nel dibattito sul diritto alla casa, sulla convivenza condominiale e sul modello turistico del sud di Gran Canaria.

La direzione appare necessaria. La domanda, però, resta aperta: questa regolamentazione arriverà in tempo per riequilibrare il rapporto tra turismo e residenza, oppure servirà solo a contenere un fenomeno già profondamente radicato?

 

 

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