✍️ Italiano alle Canarie
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Ogni anno arrivano nuovi rapporti, nuove statistiche e nuove analisi sul mercato immobiliare delle Canarie. Cambiano le percentuali, aumentano i prezzi, si aggiornano le classifiche dei comuni più cari e si affinano le rilevazioni. La domanda, però, resta sempre la stessa: cosa è realmente cambiato?
L’ultimo rapporto dell’Osservatorio dei Diritti Sociali delle Canarie (ODESOCAN) non racconta una crisi improvvisa né porta alla luce un fenomeno sconosciuto. Piuttosto, conferma con dati aggiornati al 2026 ciò che residenti, giovani, famiglie e lavoratori sperimentano ormai da anni: la difficoltà di trovare una casa a un prezzo sostenibile è diventata una componente strutturale della vita nell’Arcipelago.
Una crisi strutturale
Forse è proprio questa la vera notizia. La crisi abitativa non sembra più un’emergenza destinata a essere superata, ma una condizione permanente e consolidata. Le emergenze, per definizione, sono temporanee, invece quando invece un problema si ripresenta anno dopo anno con caratteristiche sempre più marcate, forse è arrivato il momento di riconoscere che si è trasformato in un nuovo equilibrio, profondamente squilibrato.
I numeri del rapporto parlano con chiarezza e sono impetosi. Dal 2013 al 2026 il prezzo degli affitti nelle Canarie è aumentato del 143%, passando da 6,40 a 15,56 euro al metro quadrato. Una crescita ben superiore alla media nazionale, che nello stesso periodo si è fermata all’83,5%. Oggi un appartamento di 70 metri quadrati raggiunge un canone medio di circa 1.089 euro mensili, una cifra che per molti giovani rappresenta quasi l’intero stipendio.
Affitti fuori scala rispetto ai salari
Il dato, tuttavia, non sorprende più. Anche questo squilibrio si è ormai consolidato: gli affitti corrono da anni a una velocità molto superiore rispetto ai salari, mentre la capacità di acquisto di residenti, giovani e famiglie resta ferma o cresce troppo lentamente.
Il problema non è soltanto che gli affitti siano alti. Il problema è che sono diventati strutturalmente sproporzionati rispetto ai redditi medi dell’Arcipelago. Il risultato è una distanza sempre maggiore tra il costo della casa e le possibilità economiche reali di una parte significativa della popolazione.
Il peso del turismo sul mercato residenziale
La pressione immobiliare, inoltre, non è distribuita in modo uniforme. Le aree a maggiore vocazione turistica continuano a registrare i valori più elevati. Comuni come Tías, Mogán, Yaiza, Adeje, Arona o San Bartolomé de Tirajana presentano prezzi nettamente superiori rispetto alle zone interne, confermando una dinamica osservata ormai da tempo: dove il turismo genera maggiore redditività, trovare una casa per viverci stabilmente diventa sempre più difficile.
A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce la crescita degli affitti temporanei. Secondo ODESOCAN, quasi il 45% degli annunci di affitto pubblicati nelle Canarie riguarda ormai locazioni stagionali. In isole come Lanzarote questa quota raggiunge addirittura il 60%, mentre Gran Canaria si avvicina al 50%.
Anche il peso delle abitazioni turistiche continua a rappresentare uno degli elementi più discussi. Le case vacanza registrate sono oltre 73.000, pari a circa il 7% dell’intero patrimonio residenziale delle Canarie. Numeri che alimentano da anni un intenso dibattito pubblico sul rapporto tra sviluppo turistico e diritto alla casa, senza che finora sia stata individuata una soluzione capace di conciliare entrambe le esigenze.
Comprare casa è sempre più difficile
Nemmeno acquistare un’abitazione appare oggi un’alternativa facilmente accessibile. Il prezzo medio di vendita è aumentato del 139% dal 2013, raggiungendo i 3.253 euro al metro quadrato. Per acquistare un appartamento tipo di 90 metri quadrati servono ormai quasi 293.000 euro. Secondo le stime riportate nel rapporto, un lavoratore con uno stipendio mediano dovrebbe destinare quasi quindici anni di reddito lordo all’acquisto dell’immobile, senza considerare interessi, imposte o altre spese.
Grandi proprietari, acquisti stranieri e sfratti
Il rapporto richiama inoltre l’attenzione su altri fattori che contribuiscono alla rigidità del mercato. I grandi proprietari detengono oltre l’8% del patrimonio residenziale dell’Arcipelago, quasi il doppio della media nazionale, mentre gli acquirenti stranieri continuano a rappresentare circa un quarto delle compravendite. Si tratta di fenomeni già noti, ma che nel tempo hanno consolidato il loro peso all’interno del mercato immobiliare canario.
Anche i dati sugli sfratti raccontano una realtà che si è evoluta senza però risolvere il problema. Se il numero complessivo dei lanci è diminuito rispetto a dodici anni fa, oggi quasi otto sfratti su dieci sono legati al mancato pagamento dell’affitto e non più ai mutui. È un cambiamento che riflette la trasformazione del mercato immobiliare e la crescente difficoltà di sostenere i costi della locazione.
Edilizia pubblica: l’anello mancante
Di fronte a questo scenario, l’edilizia pubblica continua a rappresentare uno dei principali punti critici. Tra il 2015 e il 2024 nelle Canarie sono state completate appena 476 abitazioni protette, con una media di circa 53 all’anno e addirittura cinque anni senza la consegna di una sola nuova abitazione di protezione ufficiale. Nell’attuale legislatura il Governo delle Canarie ha accelerato alcuni interventi e il numero di abitazioni in costruzione o pianificate è aumentato. È un segnale che va nella direzione giusta, ma i tempi dell’edilizia pubblica e il volume degli interventi appaiono ancora insufficienti rispetto alla dimensione del problema accumulato in oltre un decennio.
La normalità di una crisi e il poco peso delle risposte
Preso singolarmente, quasi nessuno dei dati del rapporto ODESOCAN sorprende davvero. La loro forza emerge quando vengono letti insieme: affitti fuori scala, prezzi di vendita sempre più alti, forte presenza di alloggi turistici, locazioni temporanee, edilizia pubblica insufficiente e crescente difficoltà di accesso alla casa.
Il problema è che, di fronte a una diagnosi ormai chiarissima, la risposta istituzionale continua ad apparire lenta, frammentata e insufficiente rispetto alla dimensione della crisi. Si annunciano piani, si aprono tavoli, si discutono riforme, ma il mercato continua a muoversi più rapidamente delle soluzioni.
La notizia non è che gli affitti salgano ancora o che comprare casa sia sempre più difficile. Il punto è che tutto questo rischia di essere percepito come normale.
Quando una crisi smette di essere trattata come emergenza e diventa parte della quotidianità, il rischio è che si sia già arrivati a un punto di non ritorno.


