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Alle Canarie non crescono solo alberghi: crescono anche vini da primato mondiale

105 premi al Mondial des Vins Extrêmes 2026. Dietro il successo internazionale c’è agricoltura, territorio, lavoro e produzioni difficilmente replicabili altrove.

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 4 minuti

Nell’immaginario collettivo le Canarie sono soprattutto una destinazione turistica. Spiagge, clima, alberghi, resort e milioni di visitatori ogni anno rappresentano l’immagine più conosciuta dell’arcipelago.

Molto meno conosciuta, soprattutto fuori dalla Spagna, è un’altra realtà: alle Canarie si producono anche ottimi vini. Alcuni, a giudicare dai risultati ottenuti in una delle più importanti competizioni internazionali dedicate alla viticoltura cosiddetta “eroica”, sono capaci di competere ai massimi livelli.

Alla 34ª edizione del Mondial des Vins Extrêmes, organizzato dal CERVIM, le degustazioni finali si sono svolte il 25 e 26 agosto a Châtillon, in Valle d’Aosta. I vini canari hanno ottenuto 105 riconoscimenti: 42 grandi medaglie d’oro, 57 medaglie d’oro e sei premi speciali. In pratica, alle produzioni dell’arcipelago è andato il 26% di tutti i premi assegnati. Più di 200 vini delle isole erano stati iscritti alla competizione, un nuovo record di partecipazione per le Canarie.

Il risultato più prestigioso è arrivato con il Pico Cho Marcial Afrutado 2025, prodotto dalla SAT Viticultores Comarca de Güímar, nella DOP Valle de Güímar, a Tenerife: ha conquistato il Gran Premio CERVIM 2026, assegnato al vino con il punteggio assoluto più alto dell’intero concorso. La stessa azienda ha ricevuto anche il Premio Speciale CERVIM come impresa con la migliore valutazione.

Numeri importanti, certamente. Ma limitarsi al medagliere significherebbe forse perdere la parte più interessante della storia.

UN’ALTRA CANARIA CHE NASCE DALLA TERRA

La viticoltura delle Canarie racconta infatti qualcosa che va oltre una competizione enologica.

Racconta un arcipelago nel quale coltivare spesso non è facile, dove l’orografia, le pendenze, l’altitudine, l’insularità e le caratteristiche del suolo rendono la produzione più complessa e richiedono in molti casi un lavoro difficile da industrializzare.

È proprio questo il principio della cosiddetta viticoltura eroica: produzioni realizzate in condizioni particolarmente impegnative, come aree montane, forti pendenze, piccole isole o zone nelle quali la meccanizzazione è limitata.

Il Mondial des Vins Extrêmes nasce precisamente per valorizzare queste realtà. Quest’anno la manifestazione ha raccolto oltre un migliaio di produzioni internazionali, mettendo a confronto aree molto diverse ma accomunate dalla difficoltà di coltivare la vite in condizioni non ordinarie.

Le Canarie, da questo punto di vista, possiedono qualcosa che non si può importare, delocalizzare o riprodurre facilmente altrove: il territorio stesso.

È per questo che il successo ottenuto dai vini canari offre anche uno spunto di riflessione più ampio.

QUANTO VALE UN PEZZO DI TERRA?

Negli ultimi anni il dibattito sul futuro delle Canarie è stato dominato da turismo, crescita demografica, nuove costruzioni, pressione immobiliare e utilizzo del territorio.

Il suolo diventa inevitabilmente una risorsa economica, ma esistono modi molto diversi di attribuirgli valore.

Alle Canarie un ettaro di terra può valere perché ci si costruisce sopra, ma può valere anche proprio perché non ci si costruisce nulla.

Una vigna, un paesaggio agricolo o una produzione strettamente legata alle caratteristiche del luogo possono generare valore economico senza trasformare quella terra in superficie edificabile.

Il vino non rappresenta soltanto il prodotto finale contenuto in una bottiglia. Dietro quella bottiglia ci sono paesaggio, agricoltura, aziende, occupazione, conoscenza accumulata nel tempo e un’identità locale che può diventare essa stessa valore aggiunto.

Un modello molto diverso da quello fondato prevalentemente sulla quantità.

DIECI DENOMINAZIONI CANARIE PREMIATE

Il risultato del Mondial des Vins Extrêmes non riguarda inoltre una singola cantina fortunata.

Sono state premiate produzioni appartenenti a dieci Denominazioni di Origine Protetta dell’arcipelago.

La DOP Islas Canarias ha raccolto 25 medaglie, Abona 22, Tacoronte-Acentejo 14 e Valle de Güímar otto. Riconoscimenti sono arrivati anche per Lanzarote, Gran Canaria, La Gomera, El Hierro, La Palma e Valle de La Orotava.

Non serve elencare una per una tutte le bottiglie premiate per comprendere la dimensione del risultato: è sufficiente osservare quanto sia geograficamente diffuso.

Da Tenerife a Lanzarote, passando per Gran Canaria, La Palma, La Gomera ed El Hierro, la produzione vitivinicola appare come una realtà che coinvolge buona parte dell’arcipelago e che riesce a presentarsi all’estero con una propria identità.

NON SOSTITUIRÀ IL TURISMO. MA NON È QUESTO IL PUNTO

Naturalmente sarebbe semplicistico trasformare questi risultati nell’ennesimo slogan secondo cui l’agricoltura potrebbe sostituire il turismo nell’economia delle Canarie.

Il turismo continuerà ad avere un peso enormemente superiore nell’economia dell’arcipelago, ma un territorio non deve necessariamente scegliere un’unica maniera di creare valore.

Esistono produzioni nelle quali le Canarie difficilmente potranno competere attraverso i grandi volumi o i prezzi più bassi. Possono però competere attraverso ciò che altri territori non possiedono: peculiarità del suolo, clima, paesaggio, tradizione e caratteristiche delle produzioni locali.

I 105 premi ottenuti nel 2026 raccontano proprio questo.

Nelle isole conosciute in tutto il mondo per spiagge, alberghi e turismo di massa esiste anche una realtà agricola capace di conquistare il massimo riconoscimento internazionale nel mondo dei vini estremi.

Forse non farà arrivare milioni di persone alle Canarie, ma racconta qualcosa che rischiamo qualche volta di dimenticare: il valore di un territorio non si misura soltanto da quanto riusciamo a costruirci sopra, ma anche da ciò che siamo capaci di far crescere su quella terra.

 

 

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