Nel 2025 la rete ha escluso 215 GWh di eolico e fotovoltaico mentre le centrali termiche continuavano a bruciare combustibili fossili.
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Gran Canaria continua a parlare di transizione energetica, sostenibilità ed eco-isola. I numeri del sistema elettrico, però, raccontano anche un’altra realtà: nel 2025 quasi un quinto dell’energia rinnovabile che avrebbe potuto essere prodotta non è entrato nella rete.
Secondo uno studio commissionato dal Consejo Insular de la Energía del Cabildo alla Universidad Politécnica de Valencia, durante lo scorso anno sono stati scartati 215 gigawattora di produzione eolica e fotovoltaica.
Significa il 19,2% di tutta l’energia rinnovabile potenzialmente producibile. A giugno dello stesso anno la percentuale è arrivata addirittura al 25%.
Il paradosso è evidente: mentre una parte dell’energia pulita e relativamente economica viene lasciata fuori dal sistema, Gran Canaria continua a produrre gran parte della propria elettricità attraverso centrali termiche alimentate da combustibili fossili.
IL PROBLEMA NON È PRODURRE ENERGIA VERDE, MA RIUSCIRE A USARLA
Nel 2025 Gran Canaria ha generato complessivamente circa 3.296 GWh di elettricità. Il 72,6% è arrivato dalla generazione termica, mentre le rinnovabili si sono fermate al 27,4%: eolico 21,1% e fotovoltaico 6,3%.
Il punto è che quella quota avrebbe potuto essere più alta. Una parte dell’elettricità prodotta dal vento e dal sole viene infatti esclusa quando il sistema non riesce a utilizzarla senza mettere a rischio la stabilità della rete.
NON SI TRATTA SEMPLICEMENTE DI UNA RETE CONGESTIONATA
Spiegato in modo semplice, Gran Canaria ha ancora un sistema elettrico molto legato alle centrali tradizionali.
Per mantenere stabile la rete e garantire continuità anche in caso di guasti o improvvisi cali di produzione, alcuni impianti termici devono restare accesi. Di conseguenza, anche quando c’è abbastanza energia prodotta dal sole e dal vento, non sempre è possibile sfruttarla tutta.
Il risultato è paradossale: energia pulita e più economica resta fuori mentre si continua a bruciare combustibile fossile.
ENERGIA PIÙ ECONOMICA FUORI, ENERGIA PIÙ CARA DENTRO
La conseguenza non è soltanto ambientale, ma anche economica.
Nel 2025 l’energia rinnovabile è costata mediamente circa 62 euro per MWh. La generazione termica di Gran Canaria, invece, è costata mediamente 212 euro per MWh, con alcuni picchi oltre i 250 euro.
Lo studio calcola che produrre con centrali termiche una quantità di elettricità equivalente ai 215 GWh rinnovabili non utilizzati abbia avuto un costo compreso tra 46 e 54 milioni di euro.
A rendere il sistema più rigido contribuiscono anche le turbine a vapore, che per migliaia di ore all’anno devono continuare a funzionare a livelli minimi, e le turbine a gas, più costose ma capaci di entrare rapidamente in azione quando serve.
In pratica, una parte della sicurezza della rete elettrica continua a dipendere dalle centrali fossili. Proprio questa dipendenza a rendere più difficile sfruttare fino in fondo l’energia rinnovabile già disponibile.
LA TRANSIZIONE ENERGETICA SI SCONTRA CON LA RETE REALE
Gran Canaria continua a investire nell’obiettivo dell’“eco-isola”, aumentando fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo. Lo studio, però, mette in evidenza il vero nodo: installare più rinnovabili non basta se il sistema elettrico non riesce poi a utilizzarle.
Il rischio è continuare ad aggiungere energia verde mentre una parte di quella già disponibile resta fuori dalla rete. La transizione, quindi, non si misura soltanto da quanta energia rinnovabile si riesce a produrre, ma soprattutto da quanta se ne riesce davvero a usare.
Fonte: studio commissionato dal Consejo Insular de la Energía de Gran Canaria alla Universidad Politécnica de Valencia; dati Red Eléctrica de España e Consejo Insular de la Energía.

