L’emergenza idrica impone nuove priorità, mentre cresce il ruolo dell’acqua rigenerata nell’agricoltura. A Lanzarote copre circa il 60% dell’irrigazione dichiarata.
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LE DIFFICOLTÀ DI INVESTIMENTO RICONOSCIUTE DAL GOVERNO
Il Governo delle Canarie riconosce che l’attuale situazione non consentirà di affrontare grandi investimenti nelle infrastrutture idrauliche dell’arcipelago. A dichiararlo è stato Manuel Miranda, assessore regionale alla Politica Territoriale, Coesione Territoriale e Acque, intervenuto venerdì 9 ottobre durante una commissione parlamentare dedicata alle perdite nelle reti di distribuzione.
Una dichiarazione significativa in un territorio nel quale la disponibilità di acqua rappresenta da tempo una delle principali questioni ambientali, agricole ed economiche.
Miranda ha spiegato che l’Esecutivo ha concentrato le proprie priorità sulla garanzia dell’approvvigionamento per il consumo umano e sulla gestione delle emergenze idriche che interessano alcune isole, in particolare quelle orientali.
La limitata capacità di affrontare investimenti di grande portata non comporta, tuttavia, la sospensione di tutti gli interventi. Restano infatti in programma diversi progetti destinati a migliorare la depurazione delle acque e ad aumentarne il riutilizzo.
Tra questi figura l’ampliamento dell’impianto di depurazione di Puerto del Rosario, a Fuerteventura, insieme ad altre iniziative previste a Tenerife e Lanzarote.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la quantità di acqua depurata che viene scaricata in mare, recuperandola per impieghi compatibili, soprattutto nel settore agricolo.
L’ACQUA RIGENERATA È GIÀ UNA RISORSA PER L’AGRICOLTURA
Un elemento meno conosciuto della gestione idrica delle Canarie riguarda proprio l’utilizzo dell’acqua rigenerata per irrigare i terreni agricoli.
Si tratta di acqua proveniente dal trattamento delle acque reflue, comprese quelle raccolte attraverso le reti fognarie urbane. Dopo la depurazione, viene sottoposta a ulteriori processi destinati a renderla idonea a specifici utilizzi, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa.
In un arcipelago caratterizzato da precipitazioni irregolari, disponibilità limitata di risorse naturali e crescente pressione sui consumi, il recupero dell’acqua rappresenta uno strumento importante per ridurre il ricorso alle fonti tradizionali.
Secondo i dati relativi al 2025 comunicati dal Governo delle Canarie al Parlamento regionale, l’incidenza dell’acqua rigenerata nell’irrigazione agricola dichiarata presenta differenze considerevoli tra le isole.
A Lanzarote raggiunge circa il 60%, a Tenerife supera il 35%, mentre a Gran Canaria si attesta intorno al 12%.
Le percentuali evidenziano il ruolo ormai rilevante assunto dal riutilizzo delle acque reflue, soprattutto a Lanzarote, dove rappresenta una componente maggioritaria dell’approvvigionamento agricolo dichiarato.
PERCHÉ LE PERCENTUALI SONO COSÌ DIVERSE?
Il confronto tra le tre isole solleva una questione interessante sulla disponibilità e sulla gestione delle risorse idriche.
Gran Canaria, pur convivendo con problemi di siccità e con le esigenze del settore agricolo, presenta una quota di utilizzo dell’acqua rigenerata sensibilmente inferiore rispetto a Tenerife e Lanzarote.
Il dato, da solo, non permette di stabilire se vi sia una carenza di investimenti o un utilizzo inefficiente delle risorse. Le differenze possono dipendere dalla disponibilità di acque sotterranee e dissalate, dalla distribuzione territoriale delle coltivazioni, dalle caratteristiche degli impianti e dalla presenza delle reti necessarie a trasportare l’acqua rigenerata fino alle aziende agricole.
Resta comunque importante comprendere quale sia il potenziale di recupero ancora disponibile e quali infrastrutture sarebbero necessarie per incrementarne l’utilizzo.
Una questione che assume particolare rilievo proprio alla luce delle difficoltà finanziarie riconosciute dal Governo regionale.
QUALITÀ DELL’ACQUA E ACCESSIBILITÀ DEI DATI
L’utilizzo agricolo dell’acqua rigenerata è disciplinato da precise disposizioni europee e spagnole. Il Real Decreto 1085/2024 stabilisce requisiti di qualità, procedure di controllo e responsabilità dei soggetti coinvolti nella produzione e nella distribuzione.
Nelle Canarie, la Direzione Generale della Salute Pubblica svolge funzioni di vigilanza sanitaria, comprese le verifiche sui risultati delle analisi e le ispezioni degli impianti.
Un aspetto distinto dall’esistenza dei controlli riguarda però la possibilità, per i cittadini, di consultare facilmente le informazioni sulla qualità delle acque utilizzate per l’irrigazione.
Le informazioni istituzionali disponibili risultano distribuite tra documentazione normativa, pubblicazioni tecniche e comunicazioni delle diverse amministrazioni. Non è stato individuato un registro pubblico unico delle Canarie, facilmente consultabile, che permetta di verificare in modo immediato i risultati aggiornati delle analisi per i diversi impianti destinati al riutilizzo agricolo.
Questo non significa che il registro non esista o che i controlli non vengano effettuati, ma evidenzia una difficoltà concreta nell’individuare un punto di accesso pubblico alle informazioni.
La normativa nazionale, attraverso l’articolo 28 del Real Decreto 1085/2024, prevede inoltre la pubblicazione periodica di informazioni sulla qualità dell’acqua rigenerata e sui risultati delle verifiche di conformità.
UNA RISORSA DA VALORIZZARE CON INVESTIMENTI E TRASPARENZA
Le dichiarazioni dell’assessore Miranda riportano l’attenzione su una delle principali sfide delle Canarie: garantire la disponibilità di acqua per la popolazione e le attività economiche, conciliando le necessità immediate con gli investimenti di lungo periodo.
L’acqua rigenerata costituisce già oggi una componente importante del sistema idrico agricolo di alcune isole e potrebbe contribuire ulteriormente a ridurre la pressione sulle risorse naturali.
Il suo sviluppo richiede però impianti adeguati, reti di distribuzione efficienti, manutenzione costante e un sistema informativo accessibile.
In questa prospettiva, rendere facilmente consultabili i dati sulla qualità dell’acqua non rappresenterebbe soltanto un adempimento normativo, ma anche uno strumento per rafforzare la conoscenza e la fiducia dei cittadini.

