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SAN BARTOLOMÉ DE TIRAJANA: MILIONI DAL TURISMO, TRENT’ANNI DI ABUSIVISMO E UN TERRITORIO FUORI CONTROLLO

✍️ Italiano alle Canarie

Tempo di lettura: 4 minuti

Maspalomas, Playa del Inglés, Meloneras. Alberghi a cinque stelle, resort internazionali, campi da golf, investimenti milionari e un’industria turistica che da decenni alimenta l’economia di Gran Canaria.

Questa è la vetrina di San Bartolomé de Tirajana, uno dei principali motori economici delle Canarie.

Dietro quella vetrina, però, esiste una realtà assai meno scintillante: insediamenti cresciuti al di fuori della pianificazione urbanistica, costruzioni irregolari e situazioni che le amministrazioni stanno tentando di risolvere dopo decenni.

Un fenomeno che richiama il termine spagnolo chabolismo, generalmente associato alle baraccopoli, ma che qui presenta caratteristiche particolari. Non soltanto abitazioni precarie, bensì insediamenti irregolari consolidati nel tempo, alcuni dei quali comprendono persino ville con piscina. Il problema non è necessariamente il degrado abitativo, ma un abusivismo residenziale che racconta decenni di pianificazione insufficiente e controlli inefficaci.

IL PARADOSSO DI UN COMUNE RICCO

La vicenda è tornata d’attualità con le recenti modifiche urbanistiche riguardanti El Salobre, Isla Jamaica, Lomo Los Azules e Lomo de las Cuatro Matas.

Non parliamo di un piccolo Comune dell’entroterra, dimenticato dalle istituzioni e privo di risorse economiche. Parliamo di un territorio che ospita una parte fondamentale dell’industria turistica delle Canarie.

Un Comune dove si concentrano alberghi di lusso e importanti investimenti, mentre in altre zone si cerca ancora di dare una sistemazione giuridica a insediamenti sviluppatisi nel corso di decenni.

Come si può diventare una potenza turistica senza riuscire, nello stesso tempo, a governare ordinatamente il proprio territorio?

TRENT’ANNI TRA ABUSIVISMO E REGOLARIZZAZIONI

Il Piano generale di riferimento risale al 1996. Nel frattempo, il territorio si è trasformato e in diverse zone rurali sono sorte abitazioni prive della necessaria regolarità urbanistica.

Terreni agricoli hanno progressivamente lasciato spazio a insediamenti residenziali, alimentando conflitti con la tutela del suolo rurale e con gli strumenti di pianificazione territoriale.

A Lomo de las Cuatro Matas, secondo i dati riportati dalla stampa locale, sono state censite 68 abitazioni irregolari. Una proposta urbanistica ha previsto anche cinque ulteriori particelle residenziali, portando il totale potenziale a 73.

Il 1° ottobre 2026 il Consiglio comunale ha approvato definitivamente le modifiche urbanistiche di Lomo Los Azules e Lomo de las Cuatro Matas. Per Isla Jamaica, invece, è stata avviata la fase di informazione pubblica.

Un passaggio importante, ma con una precisazione fondamentale: modificare il piano urbanistico non significa legalizzare automaticamente ogni abitazione, soprattutto in presenza di provvedimenti sanzionatori o sentenze giudiziarie.

QUANDO LA POLITICA DEVE RISPONDERE

Il problema non riguarda soltanto chi ha costruito senza le necessarie autorizzazioni. Riguarda anche chi avrebbe dovuto pianificare, controllare e impedire che situazioni irregolari diventassero realtà consolidate.

La vicenda presenta inoltre un risvolto politicamente delicato.

Secondo un’inchiesta pubblicata da Atlántico Hoy il 29 settembre 2026, il padre e alcuni fratelli dell’assessore all’Urbanistica Alejandro Marichal possiedono immobili nell’area di Lomo de las Cuatro Matas, interessata dalla modifica del piano. Una delle abitazioni, secondo la testata, è oggetto di due sentenze contenenti ordini di demolizione.

La circostanza non dimostra automaticamente illeciti o favoritismi, ma solleva interrogativi sull’opportunità politica, sulla trasparenza e sulla gestione dei possibili conflitti di interesse.

Dove sono state le amministrazioni mentre queste situazioni si consolidavano?

Le responsabilità non possono essere attribuite automaticamente all’attuale governo municipale per vicende maturate nell’arco di decenni. Resta però il dovere di affrontarle senza trasformare la regolarizzazione in un premio per chi ha aggirato le regole, anche per rispetto di chi quelle regole le ha osservate.

IL SUCCESSO TURISTICO NON BASTA

Il caso di San Bartolomé de Tirajana racconta una contraddizione che va ben oltre il singolo procedimento urbanistico.

Il turismo produce ricchezza, attira capitali e sostiene migliaia di posti di lavoro. Nulla di tutto questo garantisce automaticamente buona amministrazione, pianificazione efficiente o rispetto del territorio.

Il successo di una destinazione non dovrebbe essere misurato soltanto contando turisti, pernottamenti, fatturati e nuove strutture alberghiere.

Dovrebbe essere misurato anche attraverso la qualità del territorio, il rispetto delle regole e la capacità delle istituzioni di governare lo sviluppo.

Il vero paradosso di San Bartolomé de Tirajana è rappresentare uno dei simboli della prosperità turistica delle Canarie e ritrovarsi, dopo trent’anni, ancora alle prese con un territorio che la politica non è riuscita a governare adeguatamente.

 

 

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