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450mila canari con meno di 500 euro in banca

Il dato che fotografa la povertà reale nell’arcipelago.

✍️ Italiano alle Canarie

Prima di parlare di educazione finanziaria, vale la pena fermarsi su un punto essenziale, ma quando manca la materia prima, cioè il denaro, il rischio è quello di trasformare una buona idea in un esercizio puramente teorico.

Prima di insegnare a gestire il denaro, bisognerebbe permettere alle persone di averlo.

Ci sono numeri che non hanno bisogno di grandi interpretazioni, perché parlano da soli.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale e da comunicazioni istituzionali legate alla chiusura delle Giornate di Educazione Finanziaria nelle Canarie 2025, 447.751 canari hanno una disponibilità finanziaria pari o inferiore a 500 euro, una quota che rappresenta circa il 20% della popolazione dell’arcipelago, stimata in poco più di 2,2 milioni di residenti.

Non si tratta di reddito mensile, né di una fotografia temporanea. In questo contesto, come chiarito nelle comunicazioni istituzionali e nella prassi statistica utilizzata, il riferimento è alla liquidità immediatamente disponibile, ossia il saldo sui conti correnti e su strumenti finanziari equivalenti, al netto di eventuali scoperti. In altre parole: meno di 500 euro in banca.

Una cifra che, da sola, racconta meglio di mille slogan la povertà strutturale che attraversa una parte rilevante della società canaria.

Senza margini, senza rete

Parliamo di due residenti su dieci che non dispongono di alcun cuscinetto economico reale. Meno di 500 euro disponibili significano incapacità di far fronte a una spesa imprevista, a un problema di salute, a una perdita di lavoro. Altro che isole “resilienti” o narrazioni sull’economia dinamica: questo dato descrive una popolazione che vive sul filo del rasio permanente.

Educazione finanziaria e realtà materiale

Il dato è emerso nel corso di un intervento pubblico del vicepresidente del Governo regionale e assessore all’Economia, Manuel Domínguez, durante la chiusura delle Giornate di Educazione Finanziaria.

L’intento in sé condivisibile,  appare paradossale se confrontato con la realtà materiale di centinaia di migliaia di famiglie che non hanno risorse da gestire, pianificare o investire.

Il nodo strutturale

Il problema non è soltanto la scarsa educazione finanziaria. È la mancanza di risorse.

Un mercato del lavoro segnato da salari bassi, precarietà cronica e una capacità di risparmio quasi nulla, è un modello economico che produce ricchezza aggregata, ma la concentra, lasciando una quota ampia della popolazione con patrimoni puramente simbolici, o del tutto inesistenti.

Non a caso, secondo dati della Banca di Spagna richiamati durante le stesse giornate, il 20% dei canari vive abitualmente con lo  scoperto di conto, con spese che superano in modo sistematico le entrate. Un circolo vizioso fatto di indebitamento, rinuncia al risparmio e vulnerabilità permanente. Altro che cattiva gestione del denaro: qui i soldi non ci sono!

Oltre la retorica

Il dibattito sull’educazione finanziaria è legittimo, così come l’allarme lanciato dalla Commissione Nazionale del Mercato dei Valori (CNMV) sull’aumento dei chiringuitos finanziari, ovvero piattaforme e operatori non autorizzati che propongono investimenti ad alto rischio fuori da ogni controllo regolatorio, e sul ruolo ambiguo dei finfluencer, creatori di contenuti che, soprattutto sui social network, mescolano divulgazione, marketing e promesse di guadagni facili, spesso senza adeguate competenze o responsabilità verso il pubblico.

Tuttavia, ridurre tutto al livello di competenza individuale rischia di spostare l’attenzione dal punto centrale: con meno di 500 euro di liquidità non si pianifica, non si investe, non si cresce. Si sopravvive!

Questo dato fotografa qualcosa di strutturale e consolidato che si chiama povertà diffusa. Una condizione che non si risolve con corsi, workshop o buone intenzioni, se prima non si interviene sulle cause materiali.

L’educazione finanziaria resta un obiettivo legittimo. Ma, nelle Canarie di oggi, rischia di somigliare a una risposta elegante a una domanda sbagliata.

Il vero nodo non è insegnare come gestire 500 euro, bensì creare le condizioni perché quei conti correnti possano finalmente riempirsi. Finché questo passaggio resterà irrisolto, ogni discorso sulla finanza personale continuerà a muoversi sui binari del ridicolo.

 

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