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Canarie crescono più di tutti, ma il benessere resta indietro

Nel 2024 l’Arcipelago registra una crescita del PIL del 4,4%, ai vertici nazionali e ben sopra la media europea. Un risultato che alimenta la narrativa del successo economico, ma che continua a non tradursi in salari adeguati, investimenti solidi e miglioramento concreto delle condizioni di vita.

✍️ Italiano alle Canarie

Nel 2024 le Isole Canarie si sono confermate tra le regioni più dinamiche della Spagna, secondo la Contabilità Regionale dell’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE). Il PIL è cresciuto del 4,4% in termini reali, superando la media nazionale (3,5%) e quella dell’Unione Europea (1,1%). È il terzo anno consecutivo di forte espansione dopo il rimbalzo post‑pandemia. Si tratta dell’ultimo dato ufficiale attualmente disponibile; sarà quindi necessario attendere i risultati del 2025 per capire se questa dinamica di crescita del PIL si consoliderà nel tempo o resterà un dato isolato, senza effetti strutturali sull’economia reale.

Questi dati collocano l’Arcipelago stabilmente sopra la media nazionale nel triennio 2022‑2024. Tuttavia, il divario tra indicatori macroeconomici e realtà sociale resta evidente: la crescita continua a non riflettersi in modo proporzionale su redditi, stabilità occupazionale e investimenti produttivi.

Crescita e dimensione dell’economia

Dopo il +12,7% del 2022 e il +4,1% del 2023, nel 2024 l’economia canaria ha mantenuto un ritmo sostenuto. In termini nominali, il PIL ha raggiunto i 58,1 miliardi di euro, con un aumento di oltre 9 miliardi in due anni. La crescita nominale del 7,7% riflette sia l’aumento dell’attività sia l’effetto dei prezzi, soprattutto nei servizi.

Produttività senza redistribuzione

Nel 2024 la produttività per ora lavorata è cresciuta del 2,29%, ben oltre la media nazionale. Un dato positivo, che però resta confinato al piano macroeconomico: in assenza di un rafforzamento strutturale del tessuto produttivo, il maggiore valore generato continua a redistribuirsi in modo debole e diseguale.

Salari sempre bassi

La remunerazione media annua lorda dei lavoratori dipendenti ha raggiunto i 35.818 euro. Si tratta però di una media aritmetica elevata da una minoranza di posizioni medio‑alte, che non rappresenta la base salariale reale della maggioranza dei lavoratori. Il dato include contributi sociali e risente di una forte polarizzazione del mercato del lavoro, caratterizzato da bassi salari, diffusione del part‑time e forte stagionalità. La gran parte dei lavoratori canari si colloca su livelli retributivi sensibilmente inferiori a questa media. Anche così, il valore resta nettamente sotto la media nazionale (40.514 euro) e lontano dalle regioni più ricche.

In termini reali, il potere d’acquisto delle famiglie canarie resta sotto pressione, anche a causa dell’aumento del costo della vita, degli affitti e dei servizi essenziali.

Investimenti insufficienti

La principale criticità riguarda gli investimenti. Tra il 2019 e il 2023, la crescita media annua della formazione lorda di capitale fisso si è fermata allo 0,6%, contro una media nazionale del 5,1%. Un ritardo che limita la modernizzazione dell’economia, la diversificazione produttiva e la creazione di occupazione stabile e qualificata.

Una crescita che non basta

Nel complesso, i dati delineano una Canarie che cresce più della media, ma continua a mostrare fragilità strutturali profonde. Il PIL aumenta, la produttività migliora, ma salari e investimenti restano insufficienti a trasformare la crescita in benessere diffuso.

Per i cittadini, la contraddizione è sempre la stessa: un’economia che nei numeri corre, ma che nella vita quotidiana fatica ancora a offrire sicurezza, prospettive e reale capacità di spesa.

 

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