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Canarie, scatta l’allarme dall’estero: le canarie entrano nella “no list” delle guide internazionali

Record di turisti, proteste e pressioni ambientali: cresce l’idea di una destinazione da “lasciare respirare” e il modello finisce sotto osservazione globale

✍️ Italiano alle Canarie

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L’incantesimo si è rotto

Le Canarie sono state per decenni una delle mete più consolidate del turismo europeo. Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrato un cambio di percezione che sposta l’immagine dell’arcipelago da paradiso turistico a destinazione sotto esame.

Il segnale arriva in particolare dal mercato britannico, uno dei principali bacini di provenienza dei visitatori. Il quotidiano Daily Express riporta che Fodor’s, tra i principali operatori internazionali nel settore delle guide di viaggio, ha incluso località come Lanzarote e Tenerife in elenchi di destinazioni la cui visita viene temporaneamente sconsigliata a causa della pressione turistica e delle sue conseguenze sul territorio.

Da paradiso a destinazione sotto osservazione

Le guide e i portali di viaggio precisano che non si tratta di un invito a evitare definitivamente le Canarie. Non si parla di boicottaggio, ma di un richiamo all’attenzione sull’impatto che il turismo sta generando in specifici contesti e sulla necessità di ridurre la pressione su ambiente e popolazione residente.

L’arcipelago si inserisce così in un quadro più ampio che coinvolge altre destinazioni europee, come Barcellona e Venezia, dove la saturazione turistica ha imposto una revisione del modello e ha inciso sulla reputazione internazionale. Il fenomeno è ormai sintetizzato in un termine entrato nel lessico globale: overtourism.

Proteste e impatto ambientale

Tra gli elementi che contribuiscono a questo cambio di percezione vi sono le proteste registrate nelle isole, sia a livello locale sia regionale, con slogan come “Canarias tiene un límite”.

Le mobilitazioni hanno posto al centro del dibattito il costo della vita, la trasformazione del territorio e le criticità ambientali, con particolare riferimento all’inquinamento delle coste.

Questo aspetto assume un peso crescente anche nella narrazione internazionale. Le segnalazioni sugli scarichi di acque reflue in mare, citate da diverse fonti, evidenziano volumi rilevanti che incidono sulla qualità delle acque e sull’immagine delle spiagge.

La diffusione di questi contenuti nei media stranieri contribuisce a consolidare l’idea che il modello turistico attuale stia generando tensioni che vanno oltre la dimensione economica.

Numeri record e pressione crescente

Il cambiamento di percezione si inserisce in un contesto di crescita senza precedenti. Nel 2025 le Canarie hanno superato i 18,3 milioni di turisti complessivi, raggiungendo il massimo storico, con oltre 40.000 visitatori al giorno in media.

Il mercato britannico ha avuto un ruolo determinante in questa dinamica, confermandosi tra i principali bacini di provenienza. La centralità di questo flusso aiuta a spiegare perché proprio da questo Paese emergano ora alcune delle principali segnalazioni critiche.

L’aumento costante dei visitatori rafforza uno dei punti evidenziati dalle guide: la pressione crescente su risorse naturali, infrastrutture e qualità della vita dei residenti.

Rischio per la destinazione

Le analisi che includono le Canarie in questi elenchi segnalano un rischio progressivo per elementi chiave della vita locale, dalla cultura alla coesione sociale.

La questione non riguarda soltanto la capacità ricettiva, ma il modello di sviluppo. Le osservazioni provenienti dall’esterno non mettono in discussione il ruolo del turismo, ma evidenziano le criticità di una crescita non accompagnata da adeguate misure di gestione e sostenibilità.

Un punto di svolta

L’inserimento delle Canarie in queste raccomandazioni rappresenta un passaggio significativo nel loro posizionamento internazionale. L’arcipelago non è più soltanto una destinazione attrattiva, ma un territorio osservato nel contesto del dibattito globale sul turismo di massa.

La sfida non è più attrarre visitatori, ma governare la crescita senza compromettere l’equilibrio sociale e ambientale.

L’esperienza di altre realtà europee dimostra che un successo turistico non regolato può trasformarsi nel principale fattore di criticità del territorio.

 

 

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