Occupazione in aumento trainata dal turismo, ma concentrata su contratti temporanei e profili operativi: quanto di questo lavoro si traduce davvero in stabilità?
✍️ Italiano alle Canarie
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Le stime arrivano da Randstad, multinazionale olandese tra le principali società al mondo nel settore delle risorse umane e del lavoro temporaneo. Le sue analisi si basano sull’andamento della domanda delle imprese e rappresentano un indicatore attendibile delle dinamiche occupazionali, soprattutto nei periodi di picco stagionale.
Crescita occupazionale: il dato positivo
Le Canarie si preparano a una nuova spinta occupazionale in vista della campagna di Pasqua 2026. Secondo Randstad, saranno oltre 11.700 i contratti attivati nell’arcipelago, con una crescita del 12,3% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma il ruolo delle isole come uno dei principali motori del lavoro stagionale in Spagna.
Il numero, di per sé, è significativo. Rappresenta occupazione reale, ingressi nel mercato del lavoro e opportunità immediate per migliaia di persone. Ignorarlo o ridimensionarlo sarebbe un errore.
La questione centrale: che tipo di lavoro si crea
Il punto non è quanto lavoro si crea, ma che tipo di lavoro si crea.
Gran parte di queste assunzioni si concentra, ancora una volta, nel settore dei servizi: ristorazione, accoglienza, logistica e attività legate al turismo. Si tratta, per definizione, di contratti temporanei, legati a picchi di domanda e destinati a esaurirsi con la fine della stagione.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento spesso trascurato: il livello delle retribuzioni, spesso vicino alla soglia minima prevista, soprattutto per i profili operativi. Per molti i salari si collocano poco al di sopra del minimo legale, con margini limitati rispetto al costo della vita. In un contesto come quello delle Canarie, caratterizzato da una forte pressione sugli affitti e sui beni essenziali, questo riduce significativamente la capacità di trasformare l’occupazione in reale stabilità economica.
Stagionalità: fisiologia o dipendenza?
In questo contesto, il lavoro stagionale non rappresenta un problema in sé. Costituisce una componente fisiologica di un’economia turistica. Il problema emerge quando questa componente diventa strutturale e dominante.
Quando una quota rilevante dell’occupazione si basa su contratti a termine, la capacità del sistema di generare stabilità si riduce. La continuità lavorativa si frammenta, i percorsi professionali si interrompono e la pianificazione economica delle famiglie diventa incerta.
Profili richiesti e struttura del mercato
Anche la struttura dei profili richiesti offre indicazioni significative. Camerieri, cuochi, aiuti cucina, addetti ai piani e receptionist rappresentano il cuore della domanda. Si tratta di figure essenziali per il funzionamento del sistema turistico, ma prevalentemente legate a mansioni operative, spesso caratterizzate da basse barriere d’ingresso e da requisiti formativi limitati. Questo si traduce, nella maggior parte dei casi, in percorsi con ridotte possibilità di crescita professionale.
Accanto a queste emergono posizioni più qualificate, come capi sala o manager. Tuttavia, si tratta di una fascia ristretta che richiede competenze linguistiche, esperienza e capacità di gestione in contesti caratterizzati da elevata rotazione.
Il risultato è una polarizzazione evidente: da un lato una massa ampia di occupazione a bassa o media qualificazione, dall’altro una minoranza di ruoli più specializzati.
La domanda vera: stabilità o rotazione?
Questa dinamica solleva una domanda di fondo: quanti di questi contratti si trasformano in occupazione stabile?
La risposta, più che nei numeri della singola campagna, va cercata nel modello economico complessivo.
Le Canarie continuano a crescere in termini di arrivi turistici e volume di attività, ma questa crescita si traduce solo in parte in occupazione duratura e qualificata.
Il limite strutturale del modello
Il rischio non è il lavoro stagionale in sé, ma la dipendenza da esso.
Quando l’economia si fonda prevalentemente su cicli brevi, la creazione di valore tende a concentrarsi nel breve periodo, mentre la stabilità resta limitata.
Il dato dei 11.700 contratti racconta una realtà doppia. Da un lato emerge la vitalità del sistema turistico e la sua capacità di generare occupazione. Dall’altro si evidenziano i limiti strutturali di un modello che fatica a trasformare questa occupazione in prospettive solide.
La vera questione non è se si crea lavoro, ma se questo costruisce un futuro.


