Le entrate fiscali aumentano, ma il beneficio per le famiglie resta minimo
✍️ Italiano alle Canarie
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Il carrello della spesa torna al centro del dibattito nelle Canarie. Dietro la richiesta di nuovi interventi fiscali non c’è soltanto la pressione delle imprese della distribuzione, ma il costo quotidiano della spesa per migliaia di famiglie dell’arcipelago.
Una pressione che arriva dagli scaffali
Supermercati, ipermercati e grandi superfici chiedono al Governo regionale di andare oltre le misure già approvate sull’IGIC e di intervenire su altre leve fiscali per contenere il prezzo del carrello della spesa.
Il contesto è segnato da una pressione crescente sui costi: trasporto marittimo delle merci sempre più caro, trasporto terrestre in aumento, materie prime più costose e margini sempre più stretti per le imprese del settore. La richiesta non nasce quindi soltanto da una rivendicazione imprenditoriale, ma da una dinamica che rischia di scaricarsi direttamente sui consumatori.
Le principali associazioni della distribuzione alimentare coincidono su un punto: in una fase di riscossione record dell’IGIC e dell’AIEM, il Governo canario avrebbe margine per fare di più. Proprio queste due figure fiscali finiscono così al centro della discussione, perché incidono direttamente o indirettamente sulla struttura dei costi e, in ultima istanza, sul prezzo finale pagato dai consumatori.
Entrate record, scontrini sempre pesanti
Secondo i dati riportati da Canarias7, da gennaio a novembre 2025 la riscossione dell’IGIC ha superato i 2,2 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al 2019. Anche l’AIEM ha registrato un forte aumento, superando i 257 milioni di euro.
Il dato va letto con attenzione. Le entrate crescono perché aumentano i consumi, ma anche perché l’inflazione fa salire i prezzi e quindi allarga la base su cui si incassano le imposte. In altre parole, quando tutto costa di più, anche il fisco può incassare di più.
Il contrasto è evidente: le casse pubbliche registrano numeri più alti, mentre le famiglie continuano a fare i conti con una spesa quotidiana pesante. Il beneficio delle misure fiscali annunciate, almeno per ora, resta poco visibile.
Igic a zero, ma effetto limitato
Il Governo canario ha approvato un pacchetto di misure per attenuare gli effetti della crisi internazionale derivata dalla guerra in Medio Oriente e dalle tensioni sui flussi energetici e commerciali. Tra queste misure rientrano la riduzione dell’IGIC sui carburanti dall’1% allo 0% e l’applicazione dell’aliquota zero ad alcuni prodotti essenziali del carrello della spesa, come sale, burro e caffè.
Il problema è che l’effetto concreto per le famiglie è irrisorio. Secondo i calcoli riportati, il risparmio medio per una famiglia sarebbe di circa 20 centesimi su una spesa tipo, non su ogni singolo prodotto. Una cifra impercettibile sul portafoglio, soprattutto se confrontata con il rincaro generale degli alimenti, dei trasporti e dell’energia.
La questione diventa ancora più evidente se si considera che molti prodotti alimentari essenziali nelle Canarie erano già soggetti a IGIC zero. In questi casi, l’annuncio di una riduzione fiscale non produce alcun vantaggio reale per il consumatore, perché il tributo era già azzerato. Il rischio, quindi, è che la misura abbia un impatto comunicativo superiore al suo effetto pratico sullo scontrino.
Un esempio aiuta a capire la proporzione. Su un pacco di sale da 70 centesimi, il passaggio dell’IGIC dal 3% allo 0% genera un risparmio di poco più di due centesimi. Tecnicamente è una riduzione fiscale. Nella vita quotidiana, però, non sposta di una virgola il problema.
Il problema dell’Aiem
Il punto più delicato riguarda l’AIEM, l’Arbitrio sulle Importazioni e le Consegne di Merci nelle Isole Canarie. È una figura fiscale specifica dell’arcipelago, nata per proteggere la produzione locale rispetto ai prodotti importati.
Il problema nasce quando questo strumento grava anche su prodotti che nelle Canarie non vengono fabbricati, oppure vengono prodotti in quantità troppo ridotte per coprire la domanda reale. In questi casi, l’AIEM rischia di trasformarsi da misura di tutela a costo aggiuntivo lungo la catena dei prezzi.
La critica della distribuzione si concentra proprio su questo punto: uno strumento pensato per difendere l’economia locale può finire, in alcune situazioni, per rendere più caro il carrello della spesa. Per questo il settore chiede di rivedere le voci soggette ad AIEM e, nei casi più controversi, valuta anche una sospensione temporanea durante la crisi.
Quando la fiscalità pesa sullo scontrino
Il caso più contraddittorio si verifica quando un prodotto beneficia dell’IGIC zero, ma continua a essere gravato da un AIEM elevato. In questo modo, il vantaggio fiscale annunciato può essere assorbito da un’altra imposta che resta incorporata nel costo finale.
Il risultato è un paradosso difficile da spiegare al consumatore: il prodotto appare fiscalmente agevolato, ma può arrivare sullo scaffale con un prezzo ancora appesantito. Per questo la distribuzione sostiene che non basti intervenire sull’IGIC. Serve guardare all’intera catena dei costi: AIEM, trasporto merci, aiuti al prodotto finale e compensazioni legate all’insularità.
Il peso dei trasporti marittimi
La variabile del trasporto è centrale. Dall’inizio del conflitto, indicato nel testo come il 28 febbraio, il costo del trasporto marittimo delle merci sarebbe aumentato del 30% e la tendenza resterebbe ascendente. Il trasporto via mare con la penisola supera ormai i 1.500 euro.
Per un territorio insulare come le Canarie, questa non è una voce secondaria. Quasi tutto ciò che arriva sugli scaffali deve passare per una catena logistica più lunga e più costosa rispetto ad altri territori. Quando il trasporto marittimo aumenta, il rincaro non resta confinato alle imprese: prima o poi entra nel prezzo finale.
Trenta milioni fino all’estate: risposta o palliativo?
Il Governo delle Canarie sostiene di aver messo in campo misure per attenuare l’impatto della crisi. Il pacchetto approvato prevede un costo complessivo di circa 30 milioni di euro fino all’estate e include interventi su carburanti, alcuni prodotti essenziali e trasportatori.
La cifra può sembrare rilevante in termini assoluti, ma va letta dentro una crisi che coinvolge trasporti, alimenti, energia e costo della vita. In questo quadro, 30 milioni rischiano di apparire come una misura troppo corta rispetto alla dimensione del problema: abbastanza per dire che qualcosa è stato fatto, troppo poco per incidere davvero sul peso della spesa quotidiana.
Il rimpallo istituzionale e il costo dell’insularità
L’Esecutivo regionale si difende sostenendo di avere margini limitati. Senza una maggiore flessibilità dello Stato sulla regola di spesa, afferma il Governo canario, sarebbe difficile indebitarsi o ampliare in modo significativo il pacchetto di interventi.
Dal Governo centrale, però, arriva un messaggio diverso: le Canarie potrebbero fare uno sforzo maggiore, seguendo l’esempio di altre comunità autonome che avrebbero messo in campo piani anticrisi più ambiziosi.
Quando però il fisco incassa di più, il trasporto costa di più e il consumatore paga di più, il meccanismo sembra incepparsi. L’insularità viene riconosciuta nei discorsi istituzionali, ma continua a ricadere nella pratica sulle tasche delle famiglie.
Un palliativo non basta
La riduzione dell’IGIC su alcuni prodotti può essere presentata come un gesto politico, ma difficilmente può essere considerata una risposta sufficiente. Se molti beni erano già a imposta zero, se l’AIEM continua a incidere su determinate importazioni e se i costi del trasporto aumentano, il risultato finale per il consumatore resta penalizzante.
La grande distribuzione difende anche i propri margini, e questo va detto. Tuttavia, la sua denuncia intercetta un problema reale: nelle Canarie il costo della spesa continua a essere alto, mentre le misure approvate finora sembrano troppo piccole per cambiare davvero la vita quotidiana delle famiglie.


