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SUD DI GRAN CANARIA, GLI IMPRENDITORI LANCIANO L’ALLARME: CRESCE L’INSICUREZZA NELLE ZONE TURISTICHE

San Bartolomé de Tirajana, reati +46% cresce la preoccupazione nelle aree turistiche

✍️ Italiano alle Canarie

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Playa del Inglés e alcune aree di Mogán finiscono tra i punti turistici delle Canarie dove gli imprenditori denunciano un aumento della conflittualità e chiedono una maggiore presenza delle forze dell’ordine. La preoccupazione riguarda anche le possibili conseguenze sull’immagine delle destinazioni più frequentate dell’arcipelago.

La denuncia arriva direttamente dagli imprenditori delle principali zone turistiche delle Canarie. Da Tenerife a Gran Canaria fino a Fuerteventura, commercianti e operatori del settore denunciano un peggioramento della sicurezza in alcune delle aree maggiormente frequentate dai visitatori.

Nel sud di Gran Canaria l’attenzione si concentra soprattutto su Playa del Inglés, nel comune di San Bartolomé de Tirajana, e su alcune zone turistiche di Mogán. Sono località nelle quali ogni anno transitano centinaia di migliaia di turisti e dove sicurezza, ordine pubblico e percezione di tranquillità rappresentano inevitabilmente anche un elemento dell’offerta turistica.

I NUMERI DI SAN BARTOLOMÉ DE TIRAJANA

A dare maggiore peso alle preoccupazioni degli operatori ci sono i dati del Ministero dell’Interno spagnolo relativi al primo trimestre del 2026.

Nel comune di San Bartolomé de Tirajana, che comprende Playa del Inglés e gran parte del principale polo turistico del sud di Gran Canaria, tra gennaio e marzo sono stati registrati 1.819 reati, contro i 1.247 dello stesso periodo del 2025.

La differenza è di 572 episodi, pari a un incremento di circa il 46% in un anno. Si tratta di reati registrati dalle forze di sicurezza e il dato non può essere automaticamente trasformato in un indice generale di “pericolosità”, ma evidenzia comunque un aumento significativo nel territorio.

PREOCCUPAZIONE ANCHE A MOGÁN

Il problema non riguarda soltanto Playa del Inglés.

Nel comune di Mogán, nelle settimane scorse alcuni imprenditori del Centro Comercial Europa di Puerto Rico avevano già denunciato la presenza di spaccio al dettaglio di droga e casi di molestie ai turisti, sostenendo che la situazione fosse peggiorata negli ultimi anni e chiedendo un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine.

Un quadro che si inserisce nelle segnalazioni provenienti anche da altre importanti località turistiche dell’arcipelago. Tra le zone indicate dagli operatori figurano Playa de las Américas e Las Verónicas a Tenerife, Playa del Inglés e Mogán a Gran Canaria, Morro Jable e Caleta de Fuste a Fuerteventura.

Le denunce riguardano soprattutto furti, rapine, risse, spaccio e consumo di droga, ai quali alcuni imprenditori aggiungono il crescente problema della marginalità sociale e delle persone senza dimora presenti nelle vicinanze delle attività commerciali.

LA RICHIESTA: PIÙ PRESENZA SUL TERRITORIO

La richiesta che arriva dal mondo imprenditoriale è soprattutto una: rafforzare la presenza delle forze dell’ordine nelle aree considerate più problematiche, intervenendo prima che situazioni localizzate possano compromettere la percezione di sicurezza di residenti, lavoratori e visitatori.

Il tema, tuttavia, va letto senza confondere situazioni locali e quadro generale. Gli ultimi dati disponibili del Ministero dell’Interno indicano infatti che nell’insieme delle Canarie la criminalità è aumentata dello 0,3% nei primi sei mesi del 2026, quindi sostanzialmente stabile a livello regionale. Sono alcuni territori turistici specifici a mostrare dinamiche più preoccupanti.

Per il sud di Gran Canaria la questione assume però un peso particolare. Playa del Inglés, Maspalomas, Puerto Rico e le altre grandi località della zona vivono in larga parte di turismo. La sicurezza reale e quella percepita non riguardano quindi soltanto l’ordine pubblico: diventano anche parte dell’immagine e della competitività della destinazione.

Quando a lanciare l’allarme sono gli stessi operatori che ogni giorno lavorano a contatto con residenti e turisti, liquidare il problema come semplice percezione rischia di essere altrettanto sbagliato quanto trasformarlo in un’emergenza generalizzata.

 

 

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