Pressione, tempi forzati e lavoro a rischio all’Aeroporto di Gran Canaria
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La dinamica dell’incidente
Un lavoratore della società di handling Groundforce, di appena 20 anni, è morto poche ore dopo essere rimasto coinvolto in un grave incidente avvenuto il 10 gennaio sulla pista dell’aeroporto di Gran Canaria. Il giovane, assunto lo scorso novembre, stava guidando un veicolo portabagagli quando si è schiantato contro un altro mezzo parcheggiato nell’area operativa.
I primi soccorsi sono stati prestati direttamente in pista. Il lavoratore è stato rianimato e stabilizzato dal personale sanitario prima del trasferimento in ospedale. Le sue condizioni sono però precipitate nel corso di un intervento chirurgico, durante il quale è deceduto.
Un contesto operativo sotto pressione
La dinamica dell’incidente ha scosso profondamente l’ambiente aeroportuale. Tra i lavoratori emerge un quadro segnato da carenze strutturali: misure di sicurezza giudicate insufficienti, organici ridotti e un contesto operativo sottoposto a una pressione costante. La mancanza di personale costringe spesso a lavorare in condizioni di forte stress, al punto da rendere difficile il rispetto delle procedure di sicurezza senza compromettere la puntualità dei voli.
La morte del giovane operatore non può essere archiviata come un fatto isolato. Rappresenta il segnale di una tensione strutturale che attraversa il lavoro aeroportuale e che, secondo il sindacato Confederación Sindical de Comisiones Obreras (CCOO), ha ormai superato la soglia della tollerabilità. Il sistema tende a misurare l’efficienza quasi esclusivamente in termini di puntualità, rotazione dei voli e rispetto degli slot, relegando il fattore umano a una variabile secondaria.
I numeri della sicurezza sul lavoro
I dati complessivi sulla sicurezza sul lavoro aiutano a inquadrare il contesto in cui si inserisce quanto accade sulla pista aeroportuale. Secondo i dati ufficiali dell’Instituto Canario de Estadística (ISTAC), tra gennaio e ottobre 2025 nelle Canarie si sono registrati 27 decessi per incidenti sul lavoro, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Allo stesso tempo, nel primo semestre del 2025 il numero complessivo degli infortuni con assenza dal lavoro ha segnato una lieve riduzione (–3%, pari a 13.380 casi).
Questa apparente contraddizione suggerisce una tendenza di fondo: mentre diminuiscono gli incidenti meno gravi, crescono quelli mortali e di maggiore gravità. Un segnale che rimanda a un’organizzazione del lavoro sempre più orientata al risultato, ai tempi e alle performance, nella quale la sicurezza tende a essere compressa e subordinata quando entra in conflitto con ritmi produttivi stringenti. Il settore dell’handling aeroportuale rappresenta uno degli ambiti in cui questa dinamica generale diventa più visibile e concreta.
Il nodo dell’handling
Il settore dell’handling rappresenta uno degli snodi più delicati dell’operatività aeroportuale. È una macchina essenziale per sostenere i flussi turistici, come dimostrano i 7,8 milioni di passeggeri arrivati alle Canarie nel primo semestre del 2025, ma è anche un ambito in cui le criticità organizzative emergono con maggiore evidenza.
Più imprese operano contemporaneamente sulla pista, spesso con livelli di coordinamento non sempre adeguati alla complessità delle operazioni.
Le penalizzazioni legate ai ritardi incidono sull’organizzazione del lavoro e finiscono per comprimere i margini operativi. In questo contesto, la prevenzione rischia di ridursi a un livello formale, mentre la formazione iniziale e continua risulta talvolta insufficiente rispetto ai rischi reali dell’ambiente di lavoro, soprattutto per i lavoratori più giovani o con contratti temporanei.
Un modello da ripensare
Il successo delle Canarie continua a essere valutato prevalentemente attraverso il numero di arrivi, la puntualità dei voli e l’aumento della spesa media giornaliera, cresciuta dell’8,9% nel 2025. Questo approccio rischia di costruire un modello efficiente solo in apparenza. Un modello che regge finché la pressione resta invisibile, ma che mostra tutte le sue crepe quando la sicurezza viene sacrificata sull’altare dei tempi e delle performance.
La prevenzione non può restare un passaggio burocratico. Deve diventare parte integrante del sistema produttivo e logistico dell’arcipelago, prima che il bilancio umano del 2026 continui ad allungarsi in silenzio.


