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Alegranza, l’isola disabitata delle Canarie

Rifugio di fauna marina e area di nidificazione per importanti colonie di uccelli.

✍️ Italiano alle Canarie

Alle Canarie esistono ancora luoghi dove l’essere umano ha lasciato appena traccia del suo passaggio. Territori vulcanici, battuti dal vento e circondati da un oceano selvaggio, che conservano intatta l’essenza primitiva dell’Arcipelago. Spazi ai quali non si arriva per caso e la cui bellezza risiede proprio nella loro inaccessibilità.

Tra tutti, vi è un isolotto che spicca per isolamento, valore ecologico e spettacolare paesaggio vulcanico. Un enclave praticamente sconosciuta al grande pubblico, lontana dal turismo di massa e protetta come uno dei tesori naturali più fragili delle Canarie.

Alegranza, l’isola dimenticata delle Canarie

Questo luogo è Alegranza, un’isola disabitata situata nell’Arcipelago Chinijo, a nord di Lanzarote, appartenente al comune di Teguise.

Con una superficie di appena 10,5 chilometri quadrati, Alegranza fa parte del Parco Naturale dell’Arcipelago Chinijo, il più grande spazio naturale protetto marino-terrestre delle Canarie. Il suo status giuridico la mantiene come uno dei territori più vergini dell’Atlantico.

Un accesso regolamentato e limitato

Alegranza è di proprietà privata e l’accesso è altamente restrittivo. Può essere visitata solo con autorizzazione espressa della Consejería de Medio Ambiente del Gobierno de Canarias, e non è consentito il pernottamento in alcun caso.

L’isolotto è protetto come area naturale di riproduzione di uccelli marini, condizione che limita qualsiasi attività umana. Le poche visite consentite avvengono generalmente via mare, organizzate da La Graciosa, senza sbarco libero e sempre nel rispetto di rigide condizioni ambientali.

Un paesaggio vulcanico unico

L’aspetto più impressionante di Alegranza è la sua origine vulcanica. L’isola è dominata dalla Caldera dell’Alegranza, un cratere di origine idrovolcanica con un diametro di 1,1 chilometri, una profondità di circa 50 metri e un’altitudine massima di 289 metri sul livello del mare.

Separati da un altopiano centrale, si dispongono altri tre coni vulcanici modellati dall’azione del mare:

-Montaña de Lobos, con 220 metri di altezza

-Morro de las Atalayas, con 130 metri

-Morro de la Rapadura, anch’esso con 130 metri

Un santuario di biodiversità

Alegranza è uno dei principali rifugi di fauna marina delle Canarie. L’abbondanza di pesca nelle sue acque ha favorito la presenza di grandi colonie di uccelli, rendendo l’isolotto un punto chiave per la biodiversità dell’Arcipelago.

Particolarmente rilevante è la presenza della berta maggiore, che raggiunge qui la più alta densità riproduttiva delle Canarie. Sono presenti anche specie protette come il guincho — di cui ne sopravvivono pochissimi esemplari — e il falco della regina.

Il faro di Punta Delgada

All’estremità occidentale dell’isola si erge il Faro di Punta Delgada, una costruzione isolata che funziona in modo automatico e che è stata dichiarata Bene di Interesse Culturale il 20 dicembre 2002.

Il faro rappresenta l’unica presenza umana permanente ad Alegranza ed è diventato uno dei simboli più riconoscibili dell’isolotto, visibile dal mare aperto e da altri punti dell’Arcipelago Chinijo.

L’origine del nome

Il nome Alegranza ha un’origine curiosa. Sebbene oggi sia poco usato, la Real Academia Española ne registra il significato come allegria, gioia o sentimento gradevole. Secondo il folclore e la tradizione orale, il conquistatore normanno Jean de Béthencourt l’avrebbe battezzata così per la gioia di avvistare terra dopo una lunga traversata atlantica.

Mito o realtà, il nome si adatta perfettamente alla sensazione che si prova osservando questo isolotto incontaminato da lontano.

Un paradiso da preservare

Alegranza non è una destinazione turistica, né intende esserlo. Il suo valore risiede proprio nel restare inabitabile, inaccessibile e protetta, funzionando come un laboratorio naturale dove la vita segue il proprio corso senza interferenze.

In un Arcipelago sempre più sottoposto alla pressione del turismo e dell’urbanizzazione, questa isola disabitata a nord di Lanzarote rappresenta uno degli ultimi grandi paradisi vergini delle Canarie. Un luogo che colpisce non per ciò che offre al visitatore, ma per tutto ciò che è riuscito a conservare intatto.

 

 

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