Doppia insularità, costi logistici e concorrenza globale
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✍️ Italiano alle Canarie
È una delle domande più ricorrenti nei mercati e nei supermercati dell’arcipelago: se il platano viene coltivato localmente, perché acquistarlo alle Canarie risulta molto spesso più caro che nella Penisola?
L’apparente contraddizione di un prodotto del territorio venduto a un prezzo elevato nel suo stesso luogo di origine non è una semplice percezione, ma il risultato di un complesso intreccio logistico, economico e commerciale che esperti e operatori del settore agricolo analizzano da anni.
Il consumatore canario si trova così di fronte al paradosso di vedere come il Platano delle Canarie, forte del suo marchio di qualità e della Denominazione di Origine Protetta, possa raggiungere sugli scaffali delle isole prezzi che, in alcuni casi, raddoppiano rispetto a quelli praticati nei punti vendita della Penisola. La spiegazione, tutt’altro che univoca, è di natura multicausale.
La doppia insularità e la logistica “inversa”
Il primo fattore, e il più determinante, è di tipo geografico e logistico. La produzione è locale, ma il circuito commerciale non è diretto. Gran parte del raccolto viene centralizzato e selezionato nei grandi centri di confezionamento e, da lì, ridistribuito ai punti vendita delle diverse isole.
Questo processo comporta un costo aggiuntivo di trasporto marittimo interinsulare che nessun altro territorio spagnolo deve sostenere.
Questo fenomeno, noto come “doppia insularità”, merita una breve spiegazione.
Le Canarie sono isole rispetto alla Penisola, ma ogni isola è a sua volta separata dalle altre: una condizione che comporta una doppia barriera geografica.
Qualsiasi prodotto, anche se locale, deve quindi affrontare non solo il trasporto marittimo verso l’arcipelago, ma spesso anche uno o più trasferimenti interni tra isole.
Questa struttura logistica frammentata incide in modo significativo sul prezzo finale di qualsiasi bene destinato al consumo interno. Il platano venduto a La Palma o a Lanzarote ha molto probabilmente transitato da una piattaforma logistica situata a Tenerife o a Gran Canaria, accumulando costi di trasporto e di movimentazione.
La concorrenza della banana d’importazione
Sugli scaffali dei supermercati, il platano delle Canarie non è l’unica opzione disponibile, ma compete direttamente con la banana d’importazione, proveniente soprattutto da Paesi latinoamericani come Ecuador, Colombia o Costa Rica.
Questo prodotto arriva in grandi volumi, trasportato in container refrigerati, con costi di produzione — manodopera, terreni e acqua — sensibilmente inferiori.
Per contrastare questa concorrenza, il platano locale punta su una strategia di differenziazione basata sulla qualità, che però comporta costi aggiuntivi. Il prodotto matura sulla pianta, presenta maggior sapore e una consistenza diversa, ma queste caratteristiche ne riducono la durata commerciale e richiedono una catena logistica più rapida e più attenta. La banana d’importazione, invece, viene raccolta verde e fatta maturare artificialmente in celle, ottenendo così settimane di vantaggio nella distribuzione.
Perché in Penisola costa meno
Uno degli aspetti che sorprende maggiormente i consumatori canari è scoprire che, in città come Madrid o Barcellona, il prezzo del Platano delle Canarie può essere inferiore a quello praticato nelle isole. Gli economisti spiegano questo fenomeno, in parte, con le strategie di “prodotto civetta” adottate dalle grandi catene di distribuzione nei mercati altamente competitivi, dove alcuni articoli vengono venduti a margini ridotti per attrarre clienti.
A questo si aggiunge però un altro elemento strutturale: una volta raggiunta la Penisola, la distribuzione avviene all’interno di un mercato continentale continuo, privo dei costi di frammentazione e dei passaggi interinsulari che caratterizzano invece la circolazione interna alle Canarie. In questo contesto, la logistica risulta più efficiente e meno onerosa, contribuendo a mantenere i prezzi più bassi rispetto all’arcipelago.
Costi strutturali e scelte del consumatore
I produttori canari devono inoltre far fronte a costi di produzione strutturalmente elevati: terreni in pendenza che impediscono una meccanizzazione completa, un’acqua d’irrigazione costosa e una normativa ambientale e del lavoro europea molto più rigorosa rispetto a quella applicata ai concorrenti extra-UE.
Nel frattempo, il consumatore canario si trova ogni settimana a scegliere tra la fedeltà a un prodotto locale, di qualità superiore e fondamentale per l’economia dell’arcipelago, e le esigenze del bilancio familiare.
Il paradosso del platano caro nella sua terra è, in definitiva, il riflesso delle specificità e delle sfide strutturali dell’economia canaria all’interno di un mercato sempre più globalizzato.


