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Il quotidiano “la Repubblica” compie 50 anni: la Spagna post-Franco nel primo numero del 1976

Nel primo numero del 14 gennaio 1976, tra politica italiana e cronaca internazionale, compariva anche un articolo sulla Spagna che scendeva in piazza all’inizio della Transizione.

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✍️ Italiano alle Canarie

Il 14 gennaio 1976 nasceva il quotidiano la Repubblica, fondato da Eugenio Scalfari. Cinquant’anni dopo, vale la pena tornare a quel primo numero per osservare un dettaglio del suo esordio editoriale.

Al di là della sua connotazione politica e di ciò che la Repubblica sarebbe diventata nel corso dei decenni — aspetto che non è il tema di questo articolo — vale la pena tornare a quella prima pagina storica per osservare un dettaglio altamente significativo: lo spazio dedicato alla Spagna post-franchista.

Nel primo numero del quotidiano, accanto al titolo principale sull’incarico di governo ad Aldo Moro, compariva infatti un articolo centrale firmato da Edgardo Bartoli, inviato dalla Spagna.

Il titolo era eloquente: “La nuova Spagna scende in piazza contro il regime”.

La Spagna, in quel gennaio del 1976, era appena uscita da quasi quarant’anni di dittatura.

Francisco Franco era morto il 20 novembre 1975, meno di due mesi prima. Non si poteva ancora parlare di una vera democrazia: iniziava allora una fase complessa e pericolosa, quella che sarebbe passata alla storia come la Transizione.

Un periodo segnato da forti tensioni sociali, repressione, attentati, scontri di piazza e vittime, con libertà civili ancora fragili e continuamente messe in discussione. La stabilità democratica sarebbe stata messa seriamente alla prova fino al 1981, quando il tentativo di colpo di Stato guidato dal colonnello Tejero dimostrò quanto il passaggio dal franchismo alla democrazia fosse tutt’altro che consolidato.

L’articolo di Bartoli documentava quel momento storico. Nelle prime righe si legge:

“Poche settimane dopo il fallimento dei due scioperi generali indetti dall’opposizione in Spagna, le agitazioni si allargano a macchia d’olio.

Dopo lo sciopero dei dipendenti del metro di Madrid, si sono avuti a Barcellona, Valencia e San Sebastián scioperi dei metalmeccanici, dei bancari, degli edili.

Ci sono stati 25 arresti. Venti imprese, per lo più multinazionali, hanno risposto con la serrata, lasciando senza lavoro circa 70.000 persone.

Oggi non hanno lavorato oltre 200.000 operai. A Madrid sono apparsi cartelli contro Juan Carlos.”

Quelle righe restituiscono l’immagine di un Paese in fermento, attraversato da una mobilitazione sociale diffusa e da un clima politico ancora incerto.

Una Spagna che scendeva in piazza mentre cercava di lasciarsi alle spalle il franchismo, senza avere ancora certezze sul futuro.

Cinquant’anni dopo, rileggere quella prima pagina di la Repubblica non è solo un esercizio di memoria giornalistica, ma è anche un promemoria del fatto che, fin dalla sua nascita, il quotidiano mostrava attenzione ai principali snodi politici europei, dando conto anche del cambiamento in atto nella Spagna post-franchista, uno dei passaggi più delicati del secondo dopoguerra.

Una notizia allora attuale, oggi storica, che racconta non solo la nascita di un giornale, ma anche l’inizio di una nuova fase per la Spagna.

 

 

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