La gara di appalto per la produzione elettrica si rivela un clamoroso insuccesso e rinvia il problema invece di risolverlo
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✍️ Italiano alle Canarie
Una gara di appalto definita un fallimento
Definita da fonti del settore come un «autentico fallimento», la gara di appalto a concorrenza competitiva convocato dal Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica (Miteco) nell’estate del 2024, dopo quasi tredici anni di ritardi, è divenuto noto in questi giorni con una risoluzione che lascia aperti scenari fortemente critici.
I numeri che non mettono in sicurezza le Canarie
La gara di appalto del Ministero spagnolo per rinnovare il sistema di generazione elettrica delle Canarie, atteso da oltre dieci anni, si chiude infatti con un dato allarmante: solo un terzo della potenza prevista verrà davvero rinnovata.
Su oltre 1.000 MW messi a bando, appena 341 MW saranno prodotti con nuovi impianti. Il restante 67% verrà garantito allungando la vita di centrali vecchie, alcune con più di 50 anni, già oggi soggette a guasti continui.
Il risultato è semplice da spiegare: il rischio di blackout non viene eliminato, perché il sistema continua a poggiare su centrali vecchie e inaffidabili. A essere rinviata, in realtà, è la scelta di investire in nuovi impianti realmente in grado di mettere in sicurezza il sistema elettrico.
Cinque isole esposte al rischio blackout
Cinque isole – Gran Canaria, Lanzarote, La Palma, La Gomera ed El Hierro – restano senza una reale sostituzione degli impianti. In queste realtà si continuerà a “tirare avanti con il vecchio”, aumentando l’esposizione al rischio di blackout e di interruzioni del servizio.
Monopolio invariato
Solo Tenerife e Fuerteventura vedranno nuovi impianti, mentre Endesa continuerà a controllare circa l’87% della produzione elettrica, mantenendo di fatto il monopolio.
Allarme sulla tenuta del sistema
Persino Red Eléctrica, il gestore della rete elettrica nazionale spagnola e responsabile della sicurezza del sistema, avverte che la potenza assegnata non garantisce le riserve necessarie per assicurare il servizio in ogni momento. Tradotto: il sistema resta fragile.
Due domande (e qualche risposta)
Quanto può reggere un territorio isolato, con una domanda energetica in crescita, affidando il suo futuro energetico a impianti vecchi e soluzioni tampone?
Perché si è arrivati a questo punto?
A pesare, più di ogni altra cosa, sembrano essere scelte politiche che mantengono lo status quo. Scelte dietro cui si intrecciano interessi economici consolidati, equilibri di potere difficili da scalfire e l’assenza di una reale volontà di rompere un assetto di mercato che continua a favorire pochi grandi operatori.
In questo contesto, più che una vera liberalizzazione e un piano industriale di lungo periodo, si è preferito prorogare l’esistente, rinviando investimenti strutturali e lasciando irrisolto il nodo centrale: la sicurezza del sistema elettrico delle Canarie.
Alla fine, però, il conto non lo pagano né i politici né i grandi gruppi energetici. A pagarlo sono i cittadini e le imprese, esposti al rischio di interruzioni del servizio in un territorio fragile e isolato.
È su questo punto che la politica dovrebbe rispondere a pieno titolo. Ma appare altrettanto evidente un silenzio pubblico fin troppo assordante, che finisce per diventare complice di una situazione lasciata scivolare avanti senza assunzione di responsabilità.


