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Fuga di cervelli nelle Canarie: due giovani talenti su tre lasciano le isole

Un mercato del lavoro fortemente concentrato sul turismo e caratterizzato da un’offerta professionale in larga parte di medio-basso profilo spinge molti giovani altamente qualificati a cercare altrove percorsi di crescita, specializzazione e migliori prospettive retributive.

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✍️ Italiano alle Canarie

Le condizioni salariali e lavorative offerte fuori dall’arcipelago risultano sempre più attrattive per i laureati alla ricerca della prima esperienza professionale, mentre le Canarie faticano a trattenere e ad attrarre personale qualificato.

La capacità limitata delle imprese locali di intercettare profili ad alta specializzazione evidenzia una situazione strutturale: la competizione per il talento, secondo gli osservatori del settore, «si sta perdendo».

Formazione fuori dalle isole e rientri limitati

Con crescente frequenza, i giovani in età preuniversitaria scelgono di frequentare l’università al di fuori dell’arcipelago, aumentando le probabilità di avviare altrove il proprio percorso professionale, soprattutto in assenza di incentivi concreti al rientro.

Secondo l’associazione Canary Talent, che analizza il fenomeno da dieci anni attraverso il progetto Canarias Master Class, due giovani preuniversitari su tre con alto potenziale non sviluppano la propria carriera nelle isole. Il risultato è un indebolimento della capacità innovativa e del tessuto produttivo locale. Il 50% di questi giovani si dichiara comunque disposto a rientrare, a condizione di trovare opportunità adeguate.

Le cause della partenza

Le ragioni principali della fuga, spiega Enrique Areilza, cofondatore e presidente di Canary Talent, risiedono nella scarsità di posizioni ad alto contenuto professionale nell’arcipelago. Nella penisola e all’estero i giovani trovano salari più elevati, condizioni contrattuali più solide e percorsi di sviluppo professionale più strutturati.

Le nuove generazioni attribuiscono inoltre grande valore alla flessibilità oraria, elemento che non tutte le imprese delle isole sono in grado di garantire.

Accanto agli aspetti economici pesa la dimensione ridotta del mercato del lavoro locale. L’ecosistema occupazionale canario è più ristretto e, in caso di insuccesso professionale, risulta più difficile ricollocarsi rapidamente. Questa condizione alimenta una percezione di rischio e di limitata mobilità interna.

Qualità della vita e limiti strutturali

La permanenza nelle isole è sostenuta da fattori legati alla qualità della vita e alla dimensione personale. Il rientro, tuttavia, richiede una proposta professionale solida, con prospettive concrete di crescita.

Si intrecciano oggi due dinamiche: la necessità di recuperare capitale umano qualificato e la tendenza dei giovani a guardare sempre più verso l’esterno. Lo squilibrio che ne deriva contribuisce a lasciare scoperti segmenti ad alta qualificazione, mentre la domanda di lavoro continua a concentrarsi prevalentemente nei servizi e nel comparto turistico.

Un modello economico poco diversificato

Il quadro complessivo conferma una criticità del sistema produttivo canario. Le opportunità ad alta qualificazione sono limitate, mentre il turismo resta il principale motore occupazionale dell’arcipelago.

Chi possiede competenze specialistiche, titoli accademici avanzati o profili non direttamente collegati all’industria turistica incontra maggiori difficoltà a trovare sbocchi coerenti con la propria formazione.

I tentativi di diversificazione economica non hanno ancora modificato in modo significativo la struttura del mercato del lavoro. L’offerta occupazionale resta in larga parte a bassa specializzazione, con una presenza ridotta di settori innovativi e ad alta intensità di conoscenza.

Immagine esterna e livelli retributivi

Questa configurazione incide anche sull’assetto della destinazione dal punto di vista lavorativo. Chi si trasferisce alle Canarie con aspettative professionali elevate si trova di fronte a un mercato prevalentemente orientato al turismo e ai servizi collegati, con livelli retributivi mediamente inferiori rispetto ad altri contesti nazionali o internazionali.

Il risultato è un sistema economico che, salvo eccezioni, si colloca su fasce salariali medio-basse e riflette un modello produttivo poco diversificato. L’arcipelago rimane fortemente attrattivo per clima e qualità della vita, ma dal punto di vista occupazionale si configura come una realtà a basso profilo economico, dove le opportunità di eccellenza professionale e di alta remunerazione restano limitate.

La fuga di talenti rappresenta l’esito coerente di questa dinamica, come conseguenza diretta di un mercato del lavoro che offre impieghi di scarso valore economico, con poche reali prospettive di alta specializzazione.

 

 

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