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Trump minaccia di chiudere il commercio con la Spagna: per le Canarie esportazioni a rischio per oltre 33 milioni di euro

L’impatto tuttavia rimane limitato.

✍️ Italiano alle Canarie

⌚Tempo di lettura: 4 minuti

Le vendite delle Canarie verso gli Stati Uniti hanno superato i 33 milioni di euro nel 2024 e riguardano macchinari, estratti vegetali utilizzati nell’industria cosmetica, farmaceutica e alimentare, pesca, zucchero, profumeria, latticini e vino.

La decisione annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump di «chiudere il commercio» con la Spagna apre uno scenario di tensione economica e diplomatica. L’impatto diretto sulle Canarie, tuttavia, appare al momento relativamente limitato.

La misura è stata presentata come risposta al veto del governo spagnolo all’uso della Base Navale di Rota e della Base Aerea di Morón nell’operazione militare statunitense contro l’Iran. Al momento non esiste ancora uno strumento giuridico che renda operativa tale decisione.

Esposizione commerciale

Nel 2024 le Canarie hanno esportato negli Stati Uniti beni per 33,6 milioni di euro, secondo gli ultimi dati consolidati sul commercio estero. Questa cifra rappresenta il riferimento oggettivo per misurare l’esposizione dell’arcipelago al mercato nordamericano.

Si tratta di una quota ridotta rispetto al totale delle esportazioni canarie, elemento che indica come il mercato statunitense non sia centrale per l’economia dell’arcipelago.

Settori coinvolti

Gli Stati Uniti non rappresentano un partner prioritario per l’economia canaria, storicamente orientata verso i mercati europei e dell’Africa occidentale. Rimangono comunque un mercato rilevante per alcune imprese.

Nel 2024 il valore esportato si è concentrato soprattutto in alcuni comparti:
– Macchinari e apparecchi meccanici: oltre 8 milioni di euro.
– Estratti vegetali, gomme e resine (materie prime botaniche impiegate in cosmetica, aromi e prodotti farmaceutici): circa 6 milioni.
– Zuccheri e prodotti derivati: oltre 5 milioni.
– Pesci e crostacei: quasi 5 milioni.
– Oli essenziali e preparazioni di profumeria: circa 4 milioni.

Sono presenti anche altre esportazioni di minore entità, come componenti aeronautici, latticini e bevande alcoliche, incluso il vino canario destinato a nicchie di mercato specializzate.

Un eventuale blocco commerciale o l’introduzione di dazi colpirebbero quindi un numero limitato di imprese, spesso particolarmente esposte a questo mercato specifico.

Rischio reale

In termini macroeconomici, 33,6 milioni di euro rappresentano una quota modesta del totale delle esportazioni delle Canarie. L’effetto principale riguarderebbe quindi singole imprese o filiere piuttosto che l’equilibrio complessivo dell’economia regionale.

Il primo impatto potrebbe essere di natura contrattuale e psicologica. La sola minaccia di restrizioni commerciali può infatti provocare sospensioni di ordini, revisione dei contratti o lo spostamento delle operazioni verso altri mercati.

Le Canarie mantengono inoltre un ruolo logistico strategico nell’Atlantico. Un deterioramento prolungato delle relazioni tra Washington e Madrid potrebbe generare effetti indiretti sul traffico portuale, sui rifornimenti marittimi e sulle attività legate alle rotte transatlantiche.

Nessun decreto per ora

Non esiste al momento alcun decreto che renda effettivo il «blocco totale» evocato dal presidente statunitense. I precedenti conflitti commerciali dimostrano tuttavia che le tensioni politiche possono trasformarsi rapidamente in misure tariffarie o restrizioni settoriali.

L’economia delle Canarie, fortemente basata su servizi e turismo, non dipende dal mercato statunitense per il proprio equilibrio esterno. Un eventuale irrigidimento della disputa potrebbe comunque produrre un doppio effetto: danni diretti ad alcune esportazioni e possibili ricadute logistiche se dovessero aumentare controlli o restrizioni lungo le rotte atlantiche.

Escalation politica

L’origine politica della tensione, legata all’uso delle basi militari spagnole in un contesto bellico, aumenta l’incertezza sulle possibili evoluzioni della disputa.

Per ora l’unico elemento concreto è l’esistenza di un avvertimento pubblico accompagnato da un deterioramento diplomatico tra Washington e Madrid. Si registrano anche movimenti militari, come il decollo di aerei cisterna dalle basi di Rota e Morón, senza però un testo giuridico che trasformi l’annuncio in un blocco commerciale effettivo.

Per le imprese canarie presenti sul mercato statunitense la fase attuale resta improntata alla cautela: revisione dei contratti, monitoraggio della situazione e valutazione di eventuali mercati alternativi.

Il dato strutturale resta comunque chiaro: l’esposizione diretta delle Canarie al mercato statunitense ammonta a 33,6 milioni di euro di esportazioni nel 2024, una cifra che indica un rischio economico reale ma complessivamente circoscritto per l’arcipelago.

 

 

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