La crisi c’è, ma la scelta non arriva
✍️ Italiano alle Canarie
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Nel pieno della crisi energetica legata alla guerra in Iran, le Canarie non hanno ancora adottato misure concrete. Lunedì 23 marzo il Governo regionale ha avviato il confronto nel consiglio consultivo, ma senza approvare interventi immediati.
Nel frattempo, il focus politico si è spostato: l’esecutivo regionale ha iniziato a rivendicare un trattamento specifico da parte di Madrid, sostenendo che il piano nazionale non tiene conto della particolarità fiscale dell’arcipelago.
Si apre così una fase interlocutoria: la crisi è reale, le decisioni restano sospese.
Il nodo del decreto statale: IVA sì, IGIC no
Il decreto nazionale approvato dal Governo spagnolo si basa principalmente sulla riduzione dell’IVA su energia e carburanti.
Una misura che, di fatto, non si applica alle Canarie, dove l’IVA non esiste ed è sostituita dall’IGIC.
Da qui la posizione del Governo regionale: se gli interventi statali non incidono sul territorio, servono strumenti specifici per le isole.
Il messaggio politico è chiaro: senza adattamenti, il piano anticrisi rischia di lasciare fuori l’arcipelago.
La richiesta a Madrid: ridurre l’IGIC (ma senza assumersene la responsabilità)
In questo contesto si inserisce la proposta di Cristina Valido, deputata di Coalición Canaria al Congresso dei Deputati, che ha chiesto al Governo centrale di includere nel decreto una riduzione temporanea dell’IGIC.
L’obiettivo è attenuare l’impatto dei costi energetici e logistici.
Presentata come risposta alla crisi energetica, la misura avrebbe tuttavia un impatto diretto molto limitato proprio su energia e carburanti, che nelle Canarie seguono regimi fiscali diversi e già ridotti rispetto all’IVA peninsulare.
La richiesta, però, apre una contraddizione difficile da ignorare: perché chiedere allo Stato una misura che può essere adottata direttamente dal Governo canario?
Una competenza che esiste: il punto che cambia la lettura
L’IGIC è un’imposta autonoma. Il Parlamento delle Canarie ha la capacità di modificarne l’aliquota.
Non serve autorizzazione di Madrid. Serve una decisione politica.
Questo non significa che l’operazione sia neutra: una riduzione comporta un impatto diretto sui conti pubblici. Proprio per questo il nodo si sposta dal piano tecnico a quello politico.
A questo punto, la questione non è più solo se intervenire, ma chi debba assumersi il costo politico di quella decisione. Di fatto, si tenta di spostare quel costo su un altro livello istituzionale.
Promesse elettorali e realtà di governo
La riduzione dell’IGIC dal 7% al 5% non nasce oggi. Era una promessa elettorale condivisa da Coalición Canaria e Partido Popular ma, dopo le elezioni, quella promessa è stata progressivamente accantonata.
Negli anni sono state richiamate motivazioni diverse — dall’incertezza economica al contesto internazionale — ma il risultato non è cambiato: nessuna riduzione.
Nel frattempo, alcune aliquote sono state riviste al rialzo e l’unico intervento fiscale significativo ha riguardato successioni e donazioni, con benefici concentrati sulle fasce patrimoniali più alte.
La contraddizione che riemerge oggi
Con la nuova crisi, la riduzione dell’IGIC torna al centro del dibattito.
Non però come iniziativa autonoma del Governo regionale, bensì come richiesta rivolta allo Stato.
Il paradosso è evidente: si chiede a Madrid di fare ciò che nelle Canarie si è scelto di non fare negli ultimi anni.
Se oggi la misura è considerata necessaria, resta aperta una domanda: perché non è stata attuata prima?
Dal taglio fiscale alla richiesta di flessibilità
Gli sviluppi più recenti introducono un elemento ulteriore.
Il Governo delle Canarie non si limita a chiedere misure specifiche, ma rivendica maggiore flessibilità: più margine di spesa e possibilità di indebitamento per finanziare un proprio piano anticrisi.
La linea diventa più ampia: non solo interventi diretti, ma condizioni per poterli sostenere senza incidere su altre voci di bilancio.
Il confronto si sposta così dal “cosa fare” al “chi paga”.
In questo quadro, ogni intervento viene di fatto subordinato ai margini concessi dallo Stato.
Un doppio livello politico che non coincide
La dinamica si complica osservando il comportamento dei partiti.
Il Partido Popular, alleato di governo nelle Canarie, ha votato contro misure simili al Congresso dei Deputati.
Si crea così una distanza tra il livello regionale e quello nazionale: una linea nelle isole, un’altra a Madrid.
La questione centrale: responsabilità o trasferimento del costo?
La crisi energetica è un fattore esterno e richiede risposte rapide.
Quando però un’amministrazione dispone già degli strumenti per intervenire e sceglie di non utilizzarli, chiedendo invece che sia un altro livello istituzionale a farlo, la questione non è più solo economica, ma diventa politica.
Un confronto avviato, ma senza soluzioni definitive
Il 23 marzo ha segnato l’avvio del confronto, non la sua conclusione.
Allo stato attuale non risultano misure definitive approvate: resta una fase di analisi e negoziazione.
La domanda delle domande resta una sola: se l’IGIC rientra nelle competenze del Governo regionale, perché oggi si chiede a Madrid di intervenire al suo posto?
Non è solo una questione di misure o di strumenti, ma una questione di responsabilità politica.
Se una decisione può essere presa qui ma si preferisce che venga presa altrove, allora il punto non è cosa fare, ma chi deve rispondere delle conseguenze e a quel punto, più che una richiesta, sembra una scelta.


