Il PIL cresce, ma la quota destinata all’istruzione continua ad arretrare. La Plataforma por el 5% en educación lancia l’allarme sul possibile calo degli investimenti educativi nelle Canarie, parlando di un sistema sempre più fragile e distante dagli obiettivi fissati dalla legge regionale.
✍️ Italiano alle Canarie
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Il PIL sale, la scuola arretra
Le Canarie continuano a mostrare segnali di crescita economica, con un PIL regionale che negli ultimi anni viene spesso utilizzato come simbolo della buona salute dell’arcipelago. Turismo, consumi e servizi mantengono l’economia in movimento, mentre le istituzioni parlano di consolidamento e stabilità.
Dietro questi numeri, però, emerge una questione destinata a pesare sempre di più nel dibattito pubblico: il progressivo arretramento dell’istruzione pubblica all’interno della spesa regionale.
La Plataforma por el 5% en educación, movimento civico che da anni chiede il rispetto della quota minima del 5% del PIL destinata all’istruzione pubblica nelle Canarie, ha lanciato un nuovo allarme sui possibili scenari per il 2027.
Secondo l’organizzazione, l’investimento educativo potrebbe scendere al 3,82% del PIL regionale. Un dato che, se confermato, segnerebbe un ulteriore allontanamento dall’obiettivo fissato dalla legge canaria.
La quota attuale si colloca intorno al 4,07%, mentre nella precedente legislatura era arrivata al 4,63%.
La questione politica e sociale ruota proprio attorno a questo contrasto: mentre l’economia cresce, la percentuale destinata alla scuola continua a ridursi.
I dati del piano di bilancio
La piattaforma basa le proprie valutazioni sui dati contenuti nel Piano di Bilancio a Medio Termine e negli scenari pluriennali 2027-2029 del Governo delle Canarie, approvati il 24 aprile e pubblicati il 13 maggio nel Bollettino Ufficiale delle Canarie (BOC).
Secondo la lettura dell’organizzazione, il documento mostrerebbe una crescita del PIL regionale accompagnata però da una riduzione della spesa pubblica consolidata.
Nel caso in cui questa dinamica venisse applicata anche al comparto educativo, la Plataforma sostiene che l’investimento nell’istruzione potrebbe diminuire del 2,23%.
L’associazione parla apertamente di “un arretramento senza precedenti nell’investimento pubblico educativo”, sottolineando come il problema non riguardi soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma anche il segnale politico che ne deriverebbe.
In termini più semplici, l’economia continua a produrre ricchezza, ma la scuola rischia di pesare sempre meno all’interno delle priorità pubbliche.
Secondo la piattaforma, inoltre, il deficit accumulato di finanziamento rispetto all’obiettivo del 5% arriverebbe ormai a circa 790 milioni di euro.
Una scuola già in difficoltà
Il dibattito diventa ancora più delicato osservando la situazione attuale del sistema educativo canario.
La Plataforma por el 5% en educación evidenzia una serie di problemi che, secondo il movimento, mostrerebbero già oggi le difficoltà della scuola pubblica nell’arcipelago.
Tra i dati citati compare l’abbandono scolastico precoce, fermo al 15,9%, valore che continua a collocare le Canarie sopra la media desiderata.
L’organizzazione parla inoltre del ritardo nella scolarizzazione della fascia da 0 a 3 anni, della carenza di circa 4.000 docenti, delle difficoltà nell’attenzione alla diversità e della riduzione dell’offerta pubblica di formazione professionale.
Il rischio, secondo la piattaforma, sarebbe quello di costruire progressivamente un sistema educativo più fragile, meno inclusivo e con minori capacità di garantire mobilità sociale.
Il ridimensionamento del peso della scuola pubblica, sostengono i promotori della protesta, non significherebbe soltanto tagliare bilanci. Significherebbe anche limitare opportunità future, aumentare le differenze sociali e indebolire gli strumenti culturali necessari per comprendere la realtà.
Il linguaggio utilizzato dalla piattaforma resta volutamente duro e provocatorio. L’obiettivo è attirare attenzione su un tema che, secondo il movimento, rischia spesso di essere oscurato dai grandi numeri dell’economia e del turismo.
Il confronto sulle regole europee
Nel comunicato diffuso dalla Plataforma por el 5% en educación compare anche una critica alla gestione politica della spesa pubblica.
Secondo l’organizzazione, stabilità di bilancio, regole europee e disciplina fiscale rischierebbero di diventare strumenti utilizzati per giustificare nuovi limiti agli investimenti nell’istruzione.
La piattaforma sostiene che il nuovo quadro economico europeo richieda equilibrio nei conti pubblici, ma non imponga automaticamente tagli alla scuola.
La vera questione, secondo il movimento, riguarderebbe piuttosto le priorità politiche e fiscali adottate dalle istituzioni.
Nel comunicato si fa riferimento anche alle riduzioni fiscali presenti nelle Canarie, considerate dalla piattaforma un elemento che limiterebbe la capacità di aumentare gli investimenti nei servizi essenziali.
Questa lettura resta una posizione politica e interpretativa, destinata ad alimentare il confronto pubblico nei prossimi mesi.
La richiesta: più risorse per la scuola
La richiesta avanzata dalla Plataforma por el 5% en educación è chiara: incrementare di almeno 250 milioni di euro i prossimi bilanci regionali per riportare gradualmente la spesa educativa verso il 5% del PIL.
L’organizzazione chiede inoltre alla comunità educativa, ai partiti politici e alla società civile di evitare che l’istruzione venga trattata come una semplice variabile di aggiustamento economico.
Oltre i numeri: il modello di Canarie
Dietro il dibattito sui bilanci resta una domanda più ampia e profondamente politica: quale modello di Canarie si sta costruendo?
Negli ultimi anni l’arcipelago ha consolidato la propria centralità turistica internazionale, attirando milioni di visitatori e registrando una crescita economica significativa.
Parallelamente, continuano a emergere questioni legate al costo della vita, alla precarietà, agli affitti, alla pressione abitativa e ai limiti dei servizi pubblici.
L’istruzione entra inevitabilmente dentro questo quadro.
Una scuola forte rappresenta non soltanto un diritto sociale, ma anche uno degli strumenti principali per ridurre le disuguaglianze, creare competenze e costruire autonomia economica e culturale.
Il progressivo indebolimento dell’investimento educativo rischia invece di accentuare dipendenze sociali e squilibri già esistenti e riguarda il tipo di società che si vuole costruire nel medio e lungo periodo.


