Uno studio europeo colloca il porto grancanario tra i casi più critici del continente per le emissioni dei traghetti. Intanto traffico marittimo, ampliamenti infrastrutturali e turismo crocieristico continuano a crescere.
✍️ Italiano alle Canarie
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La cartolina racconta il sole, il mare, il porto internazionale, le crociere e il dinamismo economico dell’arcipelago. Un’altra realtà, però, continua a crescere quasi in silenzio: quella della contaminazione atmosferica legata al traffico marittimo.
Secondo un recente studio del gruppo Transport & Environment (T&E), i traghetti che operano in alcune città portuali europee producono livelli di inquinamento atmosferico superiori a quelli generati dall’intero parco auto urbano.
Tra queste città compare anche Las Palmas de Gran Canaria, indicata come uno dei casi più critici d’Europa.
Lo studio colloca Dublino al primo posto tra i porti europei con maggiore contaminazione atmosferica provocata dai traghetti, seguita da Las Palmas de Gran Canaria e da Holyhead, in Galles. La formulazione corretta, però, va mantenuta con precisione: non si tratta della “seconda città più inquinata d’Europa” in senso generale, ma del secondo caso più critico per inquinamento atmosferico legato ai traghetti tra i porti analizzati.
Il dato è stato ripreso anche da diverse testate internazionali e locali, che hanno confermato la stessa sequenza del rapporto: Dublino, Las Palmas de Gran Canaria e Holyhead. Alcune ricostruzioni indicano inoltre che, dal 2027, Las Palmas potrebbe salire al primo posto del ranking europeo, mentre Santa Cruz de Tenerife potrebbe collocarsi tra i principali punti critici del continente per le emissioni dei traghetti.
Questo dato assume ancora più peso se inserito nel contesto del ruolo sempre più strategico assunto dal porto grancanario negli ultimi anni.
Un porto sempre più grande
Negli ultimi anni il porto ha visto ampliamenti infrastrutturali, interventi di modernizzazione e una crescita costante del traffico marittimo.
Un passaggio simbolico di questa espansione è arrivato con l’apertura del nuovo terminal crocieristico del Molo Santa Catalina, entrato operativamente in funzione nell’ottobre 2025 con l’arrivo della nave Celebrity Apex. La struttura, presentata come il più grande terminal crociere d’Europa nel suo segmento, dispone di circa 14.000 metri quadrati distribuiti su due livelli, tre passerelle d’imbarco e la capacità di ospitare contemporaneamente fino a quattro navi da crociera.
L’infrastruttura rientra in un investimento multimilionario destinato a rafforzare il ruolo di Las Palmas come polo crocieristico internazionale e snodo strategico del traffico marittimo nell’Atlantico.
Questa crescita viene spesso presentata come simbolo di sviluppo economico, competitività internazionale e apertura verso il mondo. Una lettura meno celebrativa, però, obbliga a guardare anche il costo ambientale e urbano di questa espansione.
Mentre si parla di transizione ecologica, sostenibilità e decarbonizzazione, le città portuali continuano a convivere con emissioni di ossidi di zolfo, ossidi di azoto, particolato e CO₂ prodotte dal traffico marittimo pesante.
La sostenibilità raccontata e quella respirata
La proiezione contenuta nel rapporto non va letta come un semplice dettaglio tecnico, ma come un segnale politico e ambientale molto chiaro.
L’entrata in vigore delle nuove zone di controllo delle emissioni nel nord-est Atlantico limiterà la contaminazione prodotta dai combustibili marittimi in diverse aree europee. Il rischio, però, è che le Canarie restino esposte a una pressione più alta proprio mentre altre regioni iniziano a ridurre l’impatto dei traffici marittimi.
La questione centrale non riguarda soltanto il turismo, i traghetti o il porto in sé. Il vero problema riguarda il modello di sviluppo.
Da una parte si promuove un’immagine di Canarie sostenibili, verdi e attente all’ambiente. Dall’altra si continua ad alimentare un sistema economico basato su una crescita costante dei flussi turistici, logistici e marittimi.
Lo sviluppo non è gratis
Il porto genera lavoro, ricchezza, collegamenti strategici e movimento economico. Nessuno può negarlo.
Una domanda, però, resta inevitabile: quale prezzo urbano e sanitario stanno pagando le città che convivono ogni giorno con questo traffico?
Rumore, congestione, emissioni e pressione ambientale finiscono infatti per concentrarsi soprattutto nelle aree urbane che circondano le infrastrutture portuali.
La questione assume particolare rilevanza in una città come Las Palmas de Gran Canaria, già caratterizzata da alta densità abitativa, traffico intenso e forte pressione urbanistica.
Il rischio è che la narrativa del progresso finisca ancora una volta per oscurare gli effetti collaterali di un modello che continua ad aumentare dimensioni, traffico e consumo territoriale.
La cartolina mostra il porto moderno, le crociere e il dinamismo economico. Una parte della città, invece, continua a respirare le conseguenze meno visibili di questo sviluppo.
Lo sviluppo portuale può essere una risorsa. Senza una vera strategia ambientale, però, rischia di trasformarsi nell’ennesima promessa di crescita pagata dai residenti con aria peggiore, più pressione urbana e meno qualità della vita.


