L’arcipelago chiude la stagione alta 2025-2026 con rincari costanti negli alberghi. I dati dell’INE confermano la solidità del settore, ma mostrano anche un quadro meno uniforme sul fronte dell’occupazione.
✍️ Italiano alle Canarie
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Il turismo continua a macinare numeri importanti alle Canarie, ma a crescere sono soprattutto i prezzi degli hotel, in aumento costante da mesi.
Gli ultimi dati pubblicati dall’Instituto Nacional de Estadística (INE), relativi alla Coyuntura Turística Hotelera di aprile 2026, fotografano una stagione favorevole per il settore alberghiero canario.
Da ottobre 2025 fino ad aprile 2026, cioè durante l’intera stagione turistica autunno-inverno delle Canarie, l’Indice dei Prezzi Alberghieri (IPH) è sempre cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il dato conferma la capacità del settore di generare ricavi, ma invita anche a una lettura più prudente: l’aumento delle tariffe non coincide necessariamente con una crescita omogenea della domanda.
Prezzi degli hotel in aumento per tutta l’alta stagione
Secondo l’INE, ad aprile 2026 l’Indice dei Prezzi Alberghieri nelle Canarie è aumentato dell’1,3% rispetto allo stesso mese del 2025.
Il dato mensile appare contenuto, ma la tendenza di lungo periodo è più marcata: dal 2008 a oggi, prendendo come base 100 quell’anno, i prezzi alberghieri nell’arcipelago sono cresciuti del 44,8%.
Nel panorama spagnolo, soltanto Madrid e Andalusia mostrano incrementi accumulati più elevati.
La stagione 2025-2026 conferma quindi una tendenza chiara: le Canarie restano una destinazione molto richiesta, ma anche sempre più cara sul fronte alberghiero.
Hotel più cari, rendite più alte
Soggiornare in hotel alle Canarie costa sempre di più.
Questo aumento si traduce in una maggiore redditività per le strutture alberghiere, anche quando l’occupazione non cresce con la stessa intensità.
Una camera venduta a un prezzo più alto può compensare in parte una domanda meno brillante, ma non elimina i segnali di rallentamento visibili in alcune aree.
Occupazione alta, ma non uniforme
Sul fronte dell’occupazione alberghiera, le Canarie restano ai vertici del panorama turistico spagnolo.
Ad aprile 2026 il tasso medio di occupazione nelle strutture dell’arcipelago ha raggiunto il 68,7%, il valore più alto tra le comunità autonome.
Il sud di Gran Canaria ha registrato il 73,9%, confermandosi una delle aree più forti del Paese.
La fotografia, però, non è uguale ovunque: alcune zone tengono meglio, altre mostrano maggiore fragilità. Il turismo canario resta forte, ma non tutto il sistema viaggia alla stessa velocità.
Le Canarie restano forti, ma la concorrenza cresce
I numeri dell’INE confermano la forte dipendenza del turismo canario dai visitatori stranieri.
Ad aprile, l’arcipelago ha concentrato il 25,4% del totale nazionale dei pernottamenti effettuati in Spagna da turisti provenienti dall’estero, davanti a Catalogna e Baleari.
Il peso internazionale delle Canarie resta evidente, ma la concorrenza esterna è sempre più rilevante. Marocco ed Egitto, in particolare, stanno rafforzando la propria offerta con prezzi competitivi, nuove infrastrutture e una capacità ricettiva in crescita.
Il Marocco, nel 2025, ha sfiorato i 20 milioni di turisti internazionali, superando il volume complessivo registrato dalle Canarie nello stesso anno.
Prezzi più alti: boom economico o pressione crescente?
Dietro i dati positivi del settore alberghiero c’è anche un tema sociale sempre più evidente.
Affitti elevati, difficoltà abitative, pressione immobiliare nelle zone più richieste e aumento del costo dei servizi compongono un quadro che non può essere ignorato.
Il rialzo delle tariffe alberghiere diventa così anche un indicatore della pressione economica che il turismo esercita sulle isole.
La questione è capire se un modello così dipendente dal turismo riesca davvero a generare benessere stabile, salari adeguati, accesso alla casa e servizi pubblici all’altezza di una regione che continua a presentarsi come una potenza turistica europea.


