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Canarie, Niño Becerra: il turismo di massa ha una data di scadenza

Il problema non è quanti turisti arrivano, ma quanto valore riesce a produrre il modello.

Secondo l’economista spagnolo, il futuro delle Canarie passa da produttività, formazione, investimenti e politiche capaci di guardare oltre una legislatura.

✍️ Italiano alle Canarie

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Il turismo di massa alle Canarie ha una data di scadenza. L’affermazione è pesante, soprattutto in un arcipelago che ha costruito la parte determinante della propria economia sull’arrivo continuo di milioni di visitatori.

A pronunciarla è Santiago Niño Becerra, uno degli economisti e divulgatori economici più conosciuti in Spagna. Cattedratico emerito di Struttura Economica, docente universitario e autore di numerosi libri dedicati all’economia e ai cambiamenti del sistema produttivo, da anni interviene nel dibattito pubblico spagnolo sui grandi temi economici e sociali. Insomma, una voce autorevole nel panorama economico spagnolo.

Nelle ultime settimane Niño Becerra ha dedicato diversi interventi proprio al modello economico delle Canarie. Il 20 luglio è stato anche ospite di Más de Uno Canarias di Onda Cero per parlare dell’economia e del futuro dell’arcipelago.

La sua diagnosi parte da un punto che cambia completamente la prospettiva: il problema non è soltanto quanti turisti arrivano, ma quanto valore produce ciascun turista e, soprattutto, quanto valore riesce a generare l’intero sistema economico costruito intorno al turismo.

TANTI TURISTI NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE PIÙ RICCHEZZA

Per Niño Becerra continuare a ragionare quasi esclusivamente in termini di arrivi, pernottamenti e occupazione alberghiera significa guardare soltanto una parte del problema. Il problema vero è il valore aggiunto.

La sua provocazione è molto chiara: se le Canarie disponessero di poli turistici ad altissimo valore, come quello da lui indicato a Monaco o, per fare altri esempi, destinazioni come Saint-Tropez e Dubai, molti degli attuali problemi assumerebbero una dimensione differente

Il salto necessario sarebbe passare da un modello che vive soprattutto di quantità a uno capace di puntare maggiormente su qualità, competenze, servizi e capacità di spesa del visitatore.

Niño Becerra porta avanti da tempo questa tesi: milioni di visitatori non significano automaticamente maggiore ricchezza per chi vive nel territorio che li ospita.

IL PROBLEMA DEL LAVORO A BASSO VALORE

Il concetto di Niño Becerra è semplice: se un’economia produce poco valore, difficilmente può pagare salari alti. Il problema non è il valore del lavoratore, ma quello prodotto dal modello economico nel quale lavora.

L’economista sottolinea che salari molto bassi possono finire per essere indirettamente “sovvenzionati” dalla collettività: se lo stipendio non basta, una parte dei bisogni viene coperta attraverso servizi pubblici, aiuti e agevolazioni.

In sostanza, un modello a basso valore aggiunto produce salari bassi e scarica una parte dei suoi costi sul sistema pubblico.

LA POLITICA DEL BREVE PERIODO E DEL “TUTTO E SUBITO”

Cambiare un modello economico non si fa in quattro anni.

Niño Becerra individua proprio qui uno degli ostacoli principali: governi e partiti ragionano inevitabilmente dentro un ciclo elettorale, mentre una trasformazione strutturale richiede formazione, infrastrutture, investimenti e strategie che producono risultati dopo molti anni.

La sua frase è probabilmente una delle più importanti dell’intera analisi: «Bisogna avere politiche che vadano oltre i partiti politici».

Significa che alcune decisioni strategiche sul futuro economico delle Canarie dovrebbero sopravvivere ai cambi di governo. Maggioranza e opposizione possono continuare a dividersi su molte cose, ma un progetto di trasformazione del modello produttivo difficilmente può essere smontato e ricostruito ogni quattro anni.

La stessa riflessione dovrebbe riguardare anche una parte del mondo imprenditoriale. Il profitto è naturalmente la ragione stessa dell’attività d’impresa. Il problema nasce quando il profitto immediato diventa l’unico orizzonte e rende conveniente continuare a sfruttare un modello che oggi funziona, rinviando gli investimenti necessari per quello che servirà domani.

Alle Canarie continuano ad arrivare milioni di turisti. La domanda decisiva, però, resta sempre la stessa: quanta ricchezza reale, quanto valore, quanta produttività e quali salari lascia questo modello a chi nelle Canarie vive e lavora?

Finché nessuno risponderà a questa domanda, le Canarie saranno condannate a vivere in questo modello sociale fallimentare e a scadenza programmata.

Fonti: intervista e approfondimento su Santiago Niño Becerra, luglio 2026; Onda Cero Canarias, Más de Uno Canarias, 20 luglio 2026.

 

 

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