Il rapporto “La Spagna dei 50 milioni di abitanti” evidenzia il legame diretto tra dinamica demografica, competitività e tenuta del mercato del lavoro.
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✍️ Italiano alle Canarie
L’economia canaria affronta una sfida strutturale: mantenere l’occupazione in un contesto di invecchiamento crescente e natalità ai minimi storici. È quanto emerge dal rapporto La Spagna dei 50 milioni di abitanti, elaborato su incarico della SBEES, centro studi della patronale catalana Foment del Treball, che collega evoluzione demografica e sostenibilità economica.
Le Canarie rientrano tra i territori che hanno concentrato la crescita demografica dall’inizio del secolo insieme alla fascia mediterranea e all’area di Madrid. Province costiere, arcipelaghi e Madrid hanno assorbito l’89,1% del totale nazionale dell’aumento di popolazione dal 2000. Le Isole non sono dunque interessate dallo spopolamento interno, ma subiscono comunque l’effetto dell’invecchiamento.
Invecchiamento e natalità
Tra il 2000 e il 2024 l’indice di invecchiamento è aumentato anche nelle Canarie. L’indicatore misura il rapporto tra over 64 e under 16 e fotografa una trasformazione profonda della struttura per età. A livello nazionale il tasso di dipendenza supera il 31%: ogni dieci persone in età lavorativa ce ne sono più di tre in età pensionabile.
La natalità continua a calare. Nel 2024 in Spagna si sono registrate 317.255 nascite, minimo storico, con saldo naturale negativo dal 2015. A Las Palmas le nascite sono diminuite del 40,3% dal 2000, tra i cali più marcati del Paese. Il ricambio generazionale risulta insufficiente a sostenere la base occupazionale.
Il ruolo dell’immigrazione
In questo scenario l’immigrazione assume un peso decisivo. Nel 2025 quasi un residente su cinque in Spagna è nato all’estero: 9,4 milioni di persone. Tre su quattro tra i nuovi arrivati negli ultimi anni hanno meno di 40 anni, contribuendo al ringiovanimento della popolazione attiva.
Lo studio evidenzia inoltre una correlazione tra crescita del PIL e aumento della popolazione nel periodo 2017-2023: le regioni che crescono di più sono anche quelle che attraggono più residenti. Le Canarie si collocano in una posizione intermedia per dinamica economica e demografica.
Tra il 2021 e il 2025 quasi la metà dei nuovi posti di lavoro creati in Spagna è stata occupata da lavoratori stranieri, dato che evidenzia il peso dell’immigrazione nel mercato del lavoro, soprattutto in economie orientate ai servizi come quella canaria.
Il rapporto cita anche l’immigrazione irregolare: tra il 2021 e il 2024 oltre 200.000 persone sono arrivate in Spagna per vie irregolari nell’ambito degli ingressi nell’Unione europea, fenomeno che incide direttamente sulle Isole per la loro posizione geografica.
Sostenibilità dell’occupazione
Il rapporto conclude: l’invecchiamento riduce l’offerta di lavoro e aumenta la pressione sulla spesa pubblica, mentre l’immigrazione amplia la base contributiva e sostiene la popolazione attiva.
Per le Canarie, caratterizzate da invecchiamento crescente e forte dipendenza dal settore dei servizi, la tenuta dell’occupazione dipenderà dalla capacità di integrare efficacemente la popolazione straniera nel tessuto produttivo.
Un equilibrio da ripensare
Resta una questione di fondo. Se oggi l’immigrazione è un pilastro per sostenere crescita e occupazione, ciò evidenzia che le politiche su natalità, lavoro giovanile, casa e sostegno alle famiglie non hanno prodotto un equilibrio demografico sufficiente.
Le misure adottate negli anni appaiono di entità limitata rispetto alla portata del problema. Il tema si intreccia con la distribuzione della ricchezza: il patrimonio stimato di Elon Musk, secondo i principali ranking finanziari, è intorno agli 850 miliardi di dollari. Anche solo il 10% — circa 85 miliardi — supera di molte volte la spesa annua per politiche familiari di Paesi come la Danimarca (circa 11 miliardi) o il Lussemburgo (circa 2,5 miliardi).
Il rapporto non indica una soglia numerica precisa di immigrati necessari. Resta aperta la domanda se la sostenibilità del sistema debba poggiare quasi esclusivamente sui flussi esterni o su un ripensamento più ampio delle priorità economiche e sociali.


